NOI CATANESI

Il catanese doc e la sua estate tra granite, seltz e Sant’Agata d’agosto

Estate per il catanese doc

Diciamola tutta, il caldo a Catania è una cosa seria e il catanese doc lo sa bene!

L’estate per i catanesi inizia fin da Maggio (quest’anno tardiva, è arrivata a giugno). E lo si capisce dal fatto che le temperature si alzano, raggiungendo gradi che solo nel forno pensavate fossero possibili, il vento inizia a soffiare in modalità phon per capelli e l’aria condizionata in macchina diventa un bene tanto prezioso da essere barattato persino con i propri figli.

Eppure, nonostante chi non è di qua pensi ai catanesi (e siciliani in genere) come ad animali mitologici che con il caldo asfissiante entrano in letargo – la famosa siesta- per risvegliarsi verso la metà di settembre, noi catanesi ne facciamo davvero tante di cose durante l’estate! Ecco un piccolo elenco di quello che se sei un catanese doc non puoi non fare nel periodo della calura intensa. Certo, può essere preso come vademecum per chi catanese non è, ma è qui in vacanza. Oppure come lettura divertente, a cui aggiungere la propria, raccontandoci voi come la passate l’estate qui in città.

I masculini, un piatto fresco fresco sulla tavola di ogni buon catanese 

Iniziamo dalla visita alla pescheria di Catania. Ebbene sì, il catanese doc sa che quando il caldo bussa alla sua porta è l’ora dei masculini. E dove vuoi comprare masculini freschi, se non al mercato catanese del pesce? A Piscaria vende i masculini freschi freschi, oppure sotto sale. La tecnica di salagione è la stessa di tutto il Mediterraneo, ma qui a Catania c’è un tocco unico. Infatti, la conserva è fatta sia con pezzetti di alici che con le teste, che rimangono impigliate nelle maglie della menaide, vale a dire le reti dei pescatori…

Masculini per il catanese doc

Il catanese doc quando l’estate bussa alla sua porta capisce che è ora di masculini freschi ( foto da magazine.leviedetesori.com)

Dunque, il catanese armato della pazienza che solo un concittadino può avere, affronterà il caldo delle prime ore del giorno, comprerà un quantitativo di masculini che lo soddisfi e si recherà a casa per papparselo con del buon vino. Tutto ciò piazzato davanti al condizionatore o al ventilatore, modalità “6 sprint”. Noi aggiungiamo un tocco alla tradizione. Dato che questi mondiali femminili sono strepitosi, perché non degustare i nostri masculini, così ardentemente conquistati, davanti alla partita delle nostre femminazze azzurre?

Granita e Brioscia col tuppo, e se non c’è il tuppo che brioscia è?

Altra cosa che un catanese doc non può non fare durante l’estate, ogni volta che se ne presenta l’occasione, è mangiare la granita e la brioscia col tuppo. E quando scriviamo “col tuppo” è perché noi catanesi ci teniamo particolarmente a questa cosa. La brioche  -meglio biroscia- deve avere il tuppo, così com’è importante il fatto che sia bella calda. Insomma, deve assomigliare ad una “minna” ed essere calda più o meno come la temperatura media di una giornata di metà luglio. Il catanese spazia da granite classiche, come mandorla e pistacchio, alla paradisiaca granita ai gelsi. La granita ai gelsi si palesa solo quando l’estate si fa ancora più calda; in pratica, quando la stessa granita si scioglie mentre è ancora sul vassoio del cameriere.

Granita e brioche: un must per chi viene a Catania

Granita e brioche: un must per chi viene a Catania, una regola per il catanese doc!

Non occorre prenderla sempre al bar. Certo, abbiamo i nostri bar di riferimento, per carità, ma in realtà noi catanesi la prendiamo ovunque. In fondo, “qua a Catania la fanno bene un po’ dappertutto”. E giù di granite appena alzati, comprate dall’ape che arriva sotto casa fischiando. Giù di granite a metà mattinata, perché c’è troppo caldo, e di pomeriggio come aperitivo e di sera per dopo cena. Insomma, ogni occasione è buona per mangiare una granita. Che poi si sa: se non c’è granita e brioscia col tuppo, che razza di estate è? In ogni caso, è bene sapere che il vero catanese cede sempre il tuppo alla persona amata, che di solito lo pretende, come se si stesse parlando di un trilogy 24 carati.

Il catanese doc riesce a sdraiarsi ovunque pur di godersi il sole ed il mare, ovunque..

Il caldo si combatte in tanti modi, qui a Catania. Lo si fa spiaggiandosi un po’ ovunque, e, in realtà, la categoria di catenesi-zazzamita è la più frequente in città. Quindi, vi capiterà che mentre siete affacciati alla Scogliera di Catania, nella disperata ricerca di brezza marina, possiate scorgere persone distese sulle rocce. Così come viene, anche in posti davvero impervi, incuranti del fatto che lì è impossibile compiere movimenti in sicurezza, ma soprattutto quello che ti chiederai è “ma come cavolo sono riusciti ad arrivare fino a lì?”

Capirai presto che il catenese doc non ha paura dei scogghi, lui riesce a camminare ovunque, con le sue infradito potrebbe scalare anche l’Everest. Non importa quanto sia impossibile quella zona: se c’è uno scogghiu piatto, il vero catanese andrà lì e lo colonizzerà. Pianterà lì il suo telo e i suoi occhiali da sole e da quel momento quello sarà “il suo scogghiu!”

D’altronde, il catanese-zazzamita lo si ritrova ovunque, basta che ci sia del mare vicino. Lui, o lei, si distende sui ciottoli, sul bagna-culo (tipica zona di AciCastello) o sulla sabbia della Playa. Qui alla Playa, nonostante i 50 gradi, si troveranno coloro che non hanno paura delle ustioni. Distesi con gli auricolari e ricoperti di olio, pronti a friggere. Perché una cosa che la maggior parte dei catanesi non può sopportare è restare bianchi durante l’estate, è un affronto paragonabile solo all’eterna lotta tra arancino e arancina. Il colore bruno è un marchio inequivocabile!

Seltz limone e sale, pesce a Copomulini e la siciliana di Donna Peppina

E l’estate di Catania avanza tra seltz limone e sale, presi praticamente in tutti i chioschi che incontri durante le passeggiate che fai in via Etnea, solo ed esclusivamente dopo le sei del pomeriggio, e le mangiate di pesce epocali tra CapoMulini e Acitrezza. Finché non decidi che è nei paesini alle pendici dell’Etna che potresti trovare ristoro, ed è così che andrai a Zafferana Etnea, da Donna Peppina. Andrai lì e aspetterai tutto il tempo che sarà necessario– e data la fila costante, aspetterai tanto-  per mangiare una siciliana con tutti i sacramenti.

La siciliana, tipica del catanese, è quella che il forestiero potrebbe confondere con una banale pizza fritta, ma in realtà essa è la regina della nostra rosticceria. Siciliana con alici e tuma, birra ghiacciata e il fresco che cala alla sera dalla muntagna. Se ti senti catanese doc, sai di cosa stiamo parlando, ma se non lo sai e sei curioso, Donna Peppina ti aspetta!

Sant’Agata d’estate, ecco quello che aspetta il catanese doc!

Certo il caldo che ci devasta non lo aspetta con ansia nessuno, ma noi catanesi per amore riusciamo anche ad attendere con ansia l’estate più calda. E questo amore è una cosa grande, che ha un nome ed un viso, e per noi sono il nome ed il viso più belli. Stiamo parlando di Sant’Agata d’estate. Il 17 agosto, non importa quanti milioni di gradi ci siano, qui a Catania si fa festa! Infatti, era proprio la notte del 17 agosto quando i catanesi vennero svegliati dalle campane che annunciavano il rientro in città delle spoglie della “Santuzza”. Da Costantinopoli Agata tornava in città, grazie ai due soldati, a cui Agata era apparsa in sogno, esprimendo la voglia di tornare a casa, di tornare a Catania.

Meteoweb

La Festa di Sant’Agata d’estate- Qui il Busto Reliquario di Sant’Agata a Catania. Foto: MeteoWeb

Messa, processione e fuochi per onorare la Santa Patrona di Catania. Un giorno interno per festeggiare Aituzza. Se non siete di Catania, ma sarete qui in quel periodo non perdetevi questa festa dal sapore tutto catanese.

Le nostre abitudini specchio della tradizione: bedda Catania!

Di cose che facciamo noi catanesi doc durante l’estate ce ne sono ancora tantissime. Le mille e più sagre nei borghi e nei paesini, le anguriate notturne, le giocate a carte nelle piazze della città o alla Villa Bellini. Appena il sole cala, puoi ammirare i venerandi della zona riunirsi attorno ai tavoli o alle panchine con carte di ogni tipo al seguito o dadi a sei facce. Qui, tra puntate folli e mandate a quel paese celebri, si potrà davvero ritrovare parte della tradizione.

Alcuni partiranno la notte tarda verso l’Etna, quando la città si spegne. Si fermeranno alla Pineta di Nicolosi per guardare le stelle e bere una birra. Altri, invece, andranno in spiaggia di notte, magari dopo qualche serata in disco, per prendere fresco aspettando che albeggi e che si possa andare a mangiare un’altra granita.

E come dimenticare i nostalgici degli anni settanta, quelli che la sdraio in terrazza e la radio accesa. Quelli che in una posizione pressoché immobile, aspettano che il caldo intenso passi, il sonno arrivi e le zanzare non si accorgano della loro presenza. Perché in verità il catanese doc è anche quello che sa prendersi in giro, che ride sugli stereotipi che lo rappresentano per poterli poi stravolgere. Il catanese doc sa che ogni istante è prezioso e che deve essere vissuto così come gli pare, che sia inverno o estate.

E questa, in verità, è la cosa più importante!

“Prendete la vita con leggerezza, che leggerezza non è superficialità, ma planare sulle cose dall’alto, non avere macigni sul cuore.”
Italo Calvino

Manuela de Quarto

Autore: Manuela de Quarto

Sono nata a Catania, in Sicilia. Ho scoperto che amavo leggere quasi subito. Leggevo di tutto, rubavo i libri alle mie sorelle più grandi o li prendevo in prestito da parenti e amici. Leggevo libri e mangiavo limoni, entrambe le cose mi stavano portando dritto alla morte, sarà il destino delle grandi passioni!
E poi un giorno, avrò avuto circa dieci anni, ho scritto la mia prima storia: da lì non ho più smesso, né di scrivere né, ovviamente, di leggere e mangiare limoni.

Il catanese doc e la sua estate tra granite, seltz e Sant’Agata d’agosto ultima modifica: 2019-06-28T13:09:50+02:00 da Manuela de Quarto

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