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LO SAPEVI CHE STORIA

Archi della Marina: storia e curiosità di un simbolo di Catania

Gli archi della Marina sono tra i simboli architettonici più conosciuti di Catania. La storia della loro costruzione è controversa e curiosa. Si tratta di un viadotto ferroviario che collega Catania a Siracusa, formato da 56 archi realizzati con la tipica pietra lavica e pietra bianca calcarea

Gli archi della Marina sono tra i simboli architettonici più conosciuti di Catania. La storia della loro costruzione è controversa e curiosa. Si tratta di un viadotto ferroviario che collega Catania a Siracusa, formato da 56 archi realizzati con la tipica pietra lavica, come la maggior parte degli edifici di Catania e provincia, accostata alla pietra bianca calcarea. I colori e altre caratteristiche li rendono unici nel mondo. Sotto di essi passava anche il mare, prosciugato dai lavori che hanno trasformato anche il porto e il borgo della Civita. Essi costituiscono l’accesso sud alla città dando il loro benvenuto ai turisti e cittadini provenienti da quella direzione.

Gli archi della Marina: opera del francese Petit

Catania, prima della meta dell’Ottocento, aveva un altro lungomare, localizzato nella cosiddetta “marina“, in quella zona che oggi corrisponde alla via Dusmet. Gli Archi della Marina costituiscono dunque una vera e propria testimonianza della città nell’Ottocento. A progettarli e realizzarli fu l’ingegnere francese Enrico Petit, coadiuvato da Lorenzo Maddem per conto della Società di costruzione ed esercizio di linee ferroviarie Vittorio Emanuele. Per fare questo viadotto ferroviario fu rasa al suolo la chiesa del Cristo Ritrovato che si ergeva bellissima su uno sperone lavico più o meno dove ora sorge Piazza dei Martiri.

Un progetto osteggiato

Il progetto dell’ingegnere francese subì un rallentamento per l’intenzione di Petit di realizzare l’attraversamento ferroviario in città, sconvolgendone l’assetto urbano. Nel marzo 1864, Petit presentò un nuovo progetto meno invasivo che prevedeva la creazione di una stazione costruita sulla scogliera dell’Armisi, con il passaggio della linea ferrata dal piano della statua alle terme dell’Indirizzo. Il progetto venne nuovamente contestato e il sindaco dell’epoca incaricò una commissione di ingegneri catanesi di scegliere un sito più adatto per la costruzione della stazione che doveva essere più vicina possibile al porto. La commissione individuò il sito più adeguato alle esigenze della città nei pressi del Borgo e lo snodo per Siracusa e Palermo a Cibali.

La Società costruttrice il 12 giugno 1864 presentò al Ministero il progetto di Petit che venne definitivamente approvato. Nascono così gli archi e la stazione Acquicella. Il 3 gennaio del 1867 apre la Stazione Centrale. Il viadotto è aperto al traffico il 1º luglio del 1869. Buona parte dei soldi non furono spesi dal comune di Catania ma dalle nazioni di Francia, Germania, Inghilterra ovviamente per motivi di natura economica. (Fonte: breve storia di Catania).

La costruzione degli archi della Marina

Il viadotto segue un percorso che ha inizio dal porto per poi concludersi a Porta Uzeda, nei pressi della Pescheria. In passato, questa zona era lambita dal mare. Qui c’era un marciapiede delimitato da un robusto muraglione, dove alcuni tratti erano caratterizzati da gradini in pietra lavica a diretto contatto con l’acqua. Questo tratto di mare era conosciuto come il Porticello Saraceno e rivestiva un ruolo cruciale nello scambio commerciale cittadino. Il mare sbatteva sul muro del palazzo Biscari e arrivava dove c’è l‘altarino in via Porticello. Le acque del mare arrivavano dove oggi sarebbe impossibile immaginarlo…In parte gli archi erano immersi nelle acque; esse furono poi interrate durante i lavori di ampliamento dello stesso, tanto che oggi gli Archi della Marina poggiano tutti sul suolo.

Archi della Marina: struttura unica nel suo genere
Gli archi della Marina sono tra i simboli architettonici più conosciuti di Catania. La storia della loro costruzione è controversa e curiosa. Si tratta di un viadotto ferroviario che collega Catania a Siracusa, formato da 56 archi realizzati con la tipica pietra lavica e pietra bianca calcarea. foto di S. Portale

Nel 1930 nasce il piazzale Crispi e il mare comincia via via ad essere prosciugato; inoltre, con l’arrivo di mezzi moderni, comincia a modificarsi l’aspetto del Porticello che diventa sempre più piccolo e raggiunge l’aspetto odierno.  A quei tempi, inoltre, gli archi servivano come riparo per le barche dei pescatori dopo le notti passate a pescare. Nel 1960, in occasione del raddoppio del binario ferroviario, si realizzò un secondo viadotto lato mare simile a quello precedentemente realizzato e gli archi divennero via via un rifugio per i senzatetto della città. Guarda il Video.

Struttura

Gli archi si trovano posizionati oltre le Mura di Carlo V, in prossimità del Porto e per una porzione all’interno della Villa Pacini. Il viadotto si snoda lungo il perimetro della zona portuale per poi concludersi nei pressi del mercato del pesce di Catania. Essi proseguono con la galleria Acquicella, lunga circa 1 km, scavata nella colata lavica del 1669, il cui tratto vicino a Castello Ursino è stato realizzato a cielo aperto e poi ricoperto. In origine era uno snodo a semplice binario, con 56 archi poggianti su pile in muratura; il percorso che prendono è simile ad una S a rovescio.

Il viadotto che dà vita agli archi della Marina, visto da piazza Paolo Borsellino.
Il viadotto che dà vita agli archi della Marina, visto da piazza Paolo Borsellino. Foto di S. Portale

Curiosità sugli archi della Marina

L’espressione tipica catanese “stari sutta l’acchi ra Marina” indica una situazione di disagio economico e sociale, legata al fatto che la struttura ospitò spesso dei barboni negli anni di grave crisi economica. Sotto molti archi ci sono oggi stand della pescheria. Tra i 56 archi vi sono anche differenti misure (qualcuno è più largo). Uno di essi è particolare perché interamente chiuso da vetrate. Sotto quest’arco passa infatti un tratto del fiume Amenano, che prosegue dentro la villa Pacini, partendo da via Etnea e attraversando Porta Uzeda. Il fiume si incanala nell’arco chiuso, prosegue dunque verso la villa e va a finire a mare. Il tratto del fiume era visibile sotto l’arco per via delle vetrate. Oggi esso è completamente chiuso e in stato di abbandono.

Il mercatino delle pulci

Inoltre, gli archi e i velieri che lì stazionavano, rendevano questo un luogo pittoresco e uno tra i più suggestivi della città etnea nei primi decenni del secolo scorso. Nel 1930, un vaporetto che partiva da qui portava i catanesi alla plaia.
La domenica gli archi accolgono il caratteristico mercatino delle pulci. Sotto di loro si riuniscono i catanesi all’interno della Villa Pacini solitamente per giocare a carte. Qui, proprio nelle scorse settimane, si è allestito un mercatino artigianale che ha fatto rivivere questo importante spazio cittadino.

Archi Della Marina nel 1937.Nel 1930 nasce il piazzale Crispi e il mare comincia via via ad essere prosciugato.
Archi Della Marina nel 1937.Nel 1930 nasce il piazzale Crispi e il mare comincia via via ad essere prosciugato. Foto di Rossana Szamkò dalla pagina facebook Catania

Sotto uno di questi archi passa Sant’Agata in  uno dei momenti più suggestivi della festa. Il fercolo attraversa un arco nella cosiddetta “calata da marina“, durante il “giro esterno” della processione della Patrona di Catania , effettuato la notte fra il 4 e 5 febbraio. Sappiamo quanto siano interconnessi sano e profano nella nostra città. Nello stesso luogo queste due facce della stessa medaglia convivono. Un’altra curiosità legata agli archi riguarda anche una famosissima canzone popolare che recita così:
A’ calata ra marina sciddricau nna’ bedra signurina, scidricau cu l’anchi aperti , e si ci vitti u trentasetti ;avanti ,avanti , avanti ,chi su’ bedri ,chi su’ bedri ; arredi , arreri ,arreri , ci sunnu i carrabbineri.

“Archi da marina”: chi li ama e chi li odia

I Catanesi sono dotati di grandi sentimenti: amano e odiano fortemente. Molti disprezzano gli archi perché hanno deturpato il volto originario di Catania e distrutto la passeggiata a mare dei catanesi. Essi ritengono che Catania doveva essere una bellissima cittá di mare. L’azione si annovera fra uno dei più gravi danni allo spazio urbano catanese, secondo solo allo sventramento del San Berillo e della Civita. La ferrovia c’è ancora. È il mare che non c’è più. Questa è esattamente la Catania di cui ci parlavano sempre i nonni!

C’è chi propone di abbattere gli archi per recuperare il rapporto con il mare; infine c’è chi, invece, vorrebbe mantenerli così come sono perché espressione del passato della città e parte integrante della sua storia, magari realizzandovi all’interno spazi culturali.  Ad oggi nonostante il loro ruolo storico e soprattutto antropologico, essi non sono annoverati tra i monumenti dalla Sovrintendenza ai Beni Culturali.

I famosi archi della Marina, uno dei simboli architettonici di Catania , visti dall'interno del Giardino Pacini.
I famosi archi della Marina, uno dei simboli architettonici di Catania , visti dall’interno del Giardino Pacini; foto di. S. Portale

Nuove soluzioni

Anche se si tratta di una sorta di “monumento” tra i più noti di Catania, tra gli archi oggi regnano sporcizia, degrado e abbandono. Le proposte per sfruttare al meglio questo spazio urbano si legano al turismo creando ad hoc strutture accoglienti e funzionali. C’è chi ha pensato di creare sotto gli archi delle botteghe, negozi, bar e ristoranti al servizio dei visitatori e soprattutto dei crocieristi. Si dovrebbe riqualificare tutta l’area con adeguato arredo urbano, più verde soprattutto curato, illuminazione e un adeguato parcheggio.
C’è chi vorrebbe la trasformazione del viadotto in un percorso pedonale e chi propone di far iniziare da qui la pista ciclabile che conduce dal centro storico al lungomare di Ognina o chi vorrebbe porvi degli info point visto che ci troviamo vicino all’affollata piazza Borsellino, ex Alcalà, tappa per coloro che usano i servizi autobus. Auspichiamo che davvero questo importante luogo possa rivivere nuovamente!

Si ringraziano Pippo Costanzo e Angelo Conte.

Fonti: Breve Storia di Catania, appunti sui luoghi e persone dall’VII secolo alla seconda guerra mondiale di A. Conte; http://www.turismoct.myhostingweb.com/; https://www.citymapsicilia.it/;Biblioteca Regionale Universitaria di Catania.

Archi della Marina: storia e curiosità di un simbolo di Catania ultima modifica: 2021-07-08T09:01:59+02:00 da SABRINA PORTALE

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