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Alla scoperta delle chiese scomparse di Catania

La Cappella con i resti della Chiesa del Santissimo Salvatore alla Marina di Catania. Foto: Google Maps

Le chiese che conosciamo oggi e che è possibile ammirare in tutta la loro immensa bellezza, hanno alle spalle una lunga storia. Molte sono state distrutte, abbandonate o demolite e non rimane di esse alcun ricordo, se non piccole tracce della loro esistenza.Dopo la storia delle chiese distrutte alla Marina, vogliamo raccontarvi di sei diverse strutture religiose che, a causa di bombardamenti o demolizioni forzate, sono finite nel dimenticatoio per far posto ad una più moderna Catania. Le chiese scomparse a Catania assolutamente da conoscere.

Chiese scomparse a Catania: Santa Marina nella Giudecca

Una fra le chiese scomparse a Catania di cui si sa molto poco è quella di Santa Marina. Sorgeva nella Giudecca e, prima di diventare una chiesa cristiana, fu una sinagoga. Sarà distrutta nel 1693, anno in cui Catania subirà le pesanti conseguenze del terremoto. Le uniche tracce e ricordi di questa antichissima chiesetta li possiamo ritrovare in via Pozzo Mulino, in una finestra a semi-arco e in delle mura oggi ristrutturate.

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Nei pressi del Porto Ulisse sorgeva la chiesa dedicata a Sant’Euplio. Fonte foto: Creative Commons by gnuckx is licensed under CC0 1.0

La chiesa di Santa Maddalena

Anticamente la Chiesa di Santa Maddalena si trovava in via Santa Maddalena, antistante alla collina di Montevergine. Essa era adiacente all’omonimo Monastero femminile fondato nel 1571. Sarà demolita nel dopoguerra, perché pesantemente danneggiata dai bombardamenti. Oggi al posto della chiesa-monastero vi è un semplice edificio e le strade antistanti alla struttura sono state rese più larghe per la circolazione delle automobili.

La chiesa di Sant’Euplio, compatrono di Catania

La Chiesa di Sant’Euplio sorgeva nei pressi del Porto Ulisse di Ognina tra le case dei pescatori. Commissionata nel ‘700 dal re Ferdinando I di Borbone, fu il vescovo Corrado Moncada Deodati ad occuparsi della sua realizzazione. Nei pressi della chiesa era posto un altarino con la Madonna di Valverde dipinta su legno.

L’interno della chiesa era descritto come avente un’unica navata centrale e tre altari, un battistero e un organo. Il campanile era composto da due campane e vi era un grande orologio. Nel 1961 la chiesa fu demolita. L’altarino che si trovava fuori la chiesa è possibile ammirarlo in un’edicola posta in suo ricordo sul litorale di Ognina.

Chiese scomparse a Catania: Santa Maria della Cava

Edificata nel 1483 da una confraternita, la chiesa di Santa Maria della Cava si trovava in via della Mecca. Saranno i bombardamenti del 17 aprile 1943 a distruggere la struttura, descritta come una delle chiese scomparse a Catania maggiormente sconosciute. Solo il campanile sarà salvato e continua ad esistere.

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La chiesa di San Giovanni Battista si trovava nella cittadina di Randazzo, in provincia di Catania. Fonte foto: by Mauro FC is licensed under CC BY 2.0

La chiesa di San Giovanni Battista

La chiesa di San Giovanni Battista si trovava in via Garibaldi, al civico 133. Essa era di proprietà dell’ArcoConfraternita omonima. Al suo interno erano custoditi i corpi del grande poeta catanese Domenico Tempio, soprannominato “il Dante della poesia siciliana”, e del fondatore dell’Accademia Gioena Antonio di Giacomo. Il 18 maggio 1943, durante un’incursione aerea, una bomba distruggerà interamente la strutture che in seguito sarà demolita. Inutili furono le proteste della Società Storica Catanese che chiedeva che i resti mortali dei due catanesi non venissero portati nell’ossario comune del Cimitero.

A Catania si festeggia ugualmente San Giovanni Battista nella piccola chiesetta a lui intitolata. Essa si trova in via Francesco Rancore, una piccola vanedda a pochi metri dalla chiesa dei Cappuccini Nuovi.

La chiesa di Santo Stefano a Randazzo

La chiesa di Santo Stefano si trovava a Randazzo, lungo via Umberto I, nelle vicinanze del Palazzo Reale. L’edificio preso in esame, somigliante alle chiese di San Vito e quella di Sant’Agata, si crede che fu edificato tra la fine del XII e gli inizi del XIII secolo.

La tradizione vuole che re Pietro III di Aragona amasse particolarmente questa chiesetta, tanto da ascoltarci ogni sera la Santa Messa. Secondo il reverendo Plumari, sarà in seguito acquistata nel 1840 dal barone Diego Vagliasindi, il quale la adottò a cantina. A quei tempi, infatti, il Real Decreto del 26 gennaio 1825 ordinava che tutti gli edifici religiosi venissero distrutti o destinati ad uso comune.

Rimarrà cantina fino al 1943 quando i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale colpirà in pieno quella che un tempo fu una chiesa, danneggiandola gravemente. Si salverà solo l’abside, che successivamente sarà demolito nella ricostruzione della provincia catanese nel dopo-guerra.

Le principali fonti di questo articolo: la pagina ObiettivoCatania, gestita da Milena Palermo, e RandazzoSegreta in un articolo di Angela Militi.

Alla scoperta delle chiese scomparse di Catania ultima modifica: 2020-05-25T11:29:16+02:00 da Valentina Friscia
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