Storia e tradizione della Villa Pacini e del fiume Amenano

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Storia e tradizione della Villa Pacini e del fiume Amenano

Villa Pacini. Foto di Valentina Fiscia

Considerata uno degli storici polmoni verdi della città di Catania, oggi vi parleremo della storia e della tradizione della Villa Pacini, conosciuta da tutti i catanesi come “Villa Varagghi”. Perché il nome della famosa villa è stato storpiato così? Il nomignolo è dovuto alla consueta presenza di molte persone anziane sfaccendate all’interno della villa che, tra una partita a carte e l’altra, “varagghiunu”. Il termine tipico catanese indica, appunto, lo “sbadiglio”. Sorta alle spalle dell’antica Porta Uzeda, la Villa “Varagghi” si estende triangolarmente tra la via Cardinale Dusmet e Piazza Borsellino.

Villa Pacini oggi

Villa Pacini oggi

Storia e tradizione della Villa Pacini

Nata in età risorgimentale, l’antica Villa battezzata inizialmente come “della Marina”, si affacciava ai piedi del mare. Quando nel 1866 vennero avviati i lavori di costruzione della linea ferroviaria Messina-Siracusa, facendo nascere quello che noi oggi conosciamo con il nome “Archi della Marina” appena sopra la villa, ci furono diverse polemiche. Solo nel 1978 l’originaria villa è stata ribattezzata con il nome “Villa Pacini”, in omaggio al musicista e compositore catanese Giovanni Pacini. La villa è sempre stata luogo di tantissimi concerti di bande musicali catanesi. Negli anni sono stati eseguiti molti lavori di ristrutturazione e, a causa della retrocessione di diverse decine di metri del mare, è emersa accanto alla villa la Piazza Alcalà, conosciuta anche con il nome di Piazza Borsellino.

Oggi la Villa Pacini continua a conservare un certo fascino, grazie alla presenza di un tratto del famoso fiume Amenano. Qui si trova uno dei pochissimi punti in cui è possibile ammirare il corso del fiume catanese prima di sfociare in mare aperto.

Tratto del fiume Amenano che passa dalla Villa Pacini

Tratto del fiume Amenano che passa dalla Villa Pacini

La leggenda del fiume Amenano

Il nome Amenano si rifà all’omonima divinità greca con il corpo di toro e la faccia umana. Nel Medioevo e fino all’800, il fiume è stato chiamato Judicello perché attraversava l’antico quartiere ebraico della Giudecca. Prima che nel 1669 il fiume fosse seppellito dall’eruzione dell’Etna, riforniva d’acqua l’intera città. Si diramava in tre parti: una si dirigeva verso la pescheria e Villa Pacini, la seconda verso il Teatro Romano e piazza Duomo e la terza verso le Terme Achilliane.

Il vulcanologo Carlo Gemellaro ha studiato quella che potesse essere anticamente la sorgente del fiume, senza però riuscirci. Ciò che oggi si sa è che il fiume Amenano alimentava il lago di Nicito, anch’esso sepolto dall’eruzione. Da allora l’Amenano divenne un vero e proprio fantasma che vive al di sotto della città di Catania e che è possibile intravedere in alcune parti. L’acqua che scorre in piazza Duomo nella famosa fontana detta “Acqua o Linzolu” è appunto un tratto del fiume catanese. Oppure nella fontana centrale di Largo Paisiello, in una parte di Villa Pacini e nella fontana dei sette canali alla pescheria. Anche nei sotterranei delle Terme Achilliane e nel pozzo di Gammazita è possibile vedere l’Amenano.

Oggi il fiume Amenano può essere considerato il simbolo della tenacia e della forza della città, il quale è riuscito a risorgere dalle ceneri della lava e della distruzione, vivendo al di sotto di noi.

Storia e tradizione della Villa Pacini e del fiume Amenano ultima modifica: 2017-08-21T11:55:20+02:00 da Valentina Friscia

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