I CATANESI RACCONTANO CATANIA

itCatania

EDIFICI STORICI

L’antico acquedotto benedettino che attraversa Catania

78160246 2815499285138881 2678134184635006976 N

L’acquedotto realizzato dai monaci Benedettini, sui resti di quello romano, è uno degli elementi più preziosi del patrimonio artistico e storico della città di Catania. Rovine di questa meravigliosa costruzione, dalle notevoli dimensioni e dal grandissimo valore, sono ancora visibili nelle zone centrali della città etnea.

L’antico acquedotto

L’acquedotto greco-romano fu la maggiore opera di rete idrica nella Sicilia di età romana. Si estendeva per circa 23 km, lungo il territorio compreso nell’area urbana dell’antica Katane, percorrendo i territori di Santa Maria di Licodia, Paternò (dove si ipotizza la presenza di un Qanat), Belpasso, Scalilli, Valcorrente e Misterbianco. Risale al I secolo d. C., in piena età augusta, quando le risorse idriche a Catania iniziarono a scarseggiare a causa delle eruzioni dell’Etna, della riduzione della portata dei fiumi Amenano,  Longane e lo Judicello e del prosciugamento del Lago di Nicito.

L’acquedotto romano

Dell’edificio originario, sappiamo che esso si diramava in tre direzioni, corrispondenti ad altrettanti quartieri. Durante il periodo greco-romano, Catania era una città ancora in pieno sviluppo edilizio e aveva bisogno di incrementare l’approvvigionamento idrico per alimentare terme pubbliche e private, il teatro, la naumachia, il circo, il ginnasio, siti nei pressi di Castello Ursino. Tale necessità fu sopperita dallo sfruttamento di alcune sorgenti presenti nei territori pedemontani, soprattutto in quello di Santa Maria di Licodia. Per portare l’acqua in città, i Romani costruirono un lungo acquedotto ad una sola arcata monumentale con un solo ordine (65 archi), sfruttando il principio dei vasi comunicanti, iniziando da una sorgente posta ad un livello superiore, attraversando avvallamenti molto ampi. La costruzione, dai paesi pedemontani raggiunse la città, fino ad arrivare alla Civita.

L' “acquedotto greco-romano” fu la maggiore opera di convogliamento idrico nella Sicilia romana. Fu sfruttato con nuove potenzialità dall'acquedotto benedettino.

L’acquedotto realizzato dai monaci Benedettini, sui resti di quello romano, è uno degli elementi più preziosi del patrimonio artistico e storico della città di Catania. Rovine di questa meravigliosa costruzione, dalle notevoli dimensioni e dal grandissimo valore, sono ancora visibili nelle zone centrali della città etnea. Qui dettaglio dell’acquedotto in piazza Montessori. Foto Sabrina Portale

Testimonianze

A testimoniare la magnificenza di questa struttura sono numerosi studiosi: Falzello (seconda metà del XVI secolo in poi), Bolano, Pietro Carrera, Vito Maria Amico, Ignazio Paternò Castello, Francesco Ferrara, Vincenzo Cordaro Clarenza, Luciano Nicolosi, Sebastiana Lagona, Gioconda Lamagna. Jean Houel, nel suo Voyage pittoresque des isles de Sicile, de Malta et de Lipari del 1782, ne illustra alcuni tratti. Abbiamo testimonianza che la portata dell’acquedotto fosse di 30.000 cubi di acqua al giorno. Il materiale impiegato per l’acquedotto era la pietra lavica. Si usava anche un composto di malta e altri elementi oltre che mattoni in terracotta. Si sfruttavano pienamente le sorgenti di acqua vicine alle colline che circondavano Monte Po, Poggio Cibali, Monte San Paolillo e il Colle di Montevergine. In epoca islamica la struttura venne abbandonata.

Jean Houel, nella sua opera Voyage pittoresque des isles de Sicile, de Malta et de Lipari illustra alcuni tratti dell'acquedotto benedettino a Catania.
L’incisore francese Jean Houel, nella sua opera Voyage pittoresque des isles de Sicile, de Malta et de Lipari  del1782, illustra alcuni tratti dell’acquedotto benedettino a Catania.

La storia dell’acquedotto benedettino

Nel 1649 i monaci benedettini iniziarono la costruzione del più importante acquedotto della città etnea partendo dalla zona della Leucatia, punto di convoglio di molte acque. Intorno al 1644, sotto la direzione dell’abate Mauro Caprara, iniziarono i lavori. L’acquedotto venne per contratto concesso al senato civico catanese in cambio della sua manutenzione. L’intento era utilizzare l’acqua per soddisfare il fabbisogno dei cittadini. Inoltre l’acqua sarebbe servita anche per l’irrigazione dei diversi orti a nord della città. L’acquedotto benedettino, alimentava il lavatoio di Cibali, proseguiva verso il parco dei principi di Biscari, attraversava vari quartieri del centro storico per confluire poi nella “Botte dell’acqua” nel vano a cupola che serviva a dividere le acque necessarie al cenobio benedettino ubicato a piazza Dante da quello destinato alla città. Testo G. Sperlinga (Associazione Stelle& Ambiente). Approfondisci qui.

Un bene da preservare

L’acquedotto, utilizzato dalla città fino a tempi recenti, dopo l’urbanizzazione di Catania, cadde in disuso. Notevole e originale è l’integrazione ancora visibile tra elementi architettonici di epoche diverse. I ruderi dell’ acquedotto benedettino oggi si possono vedere a Canalicchio, in Piazza Vicerè, nel Parco Gioeni e nella parte alta di via Caronda, piazza Cavour, via Tomaselli ( in passato chiamata “via degli archi”), via Tito Manlio Manzella, Monte Po, villa Curia e in un cortile privato di via Grassi, Piazza Montessori, parte alta di via San Giuliano, a confine con piazza Dante, via Plebiscito, nei pressi degli ex ospedali Vittorio Emanuele e Santo Bambino oltre che a Monte San Paolillo.

Nel 1649 i monaci benedettini iniziarono la costruzione del più importante acquedotto della Leucatia, punto di convoglio di molte acque. Intorno al 1644, sotto la direzione dell’abate Mauro Caprara, iniziarono i lavori. L'acquedotto benedettino venne per contratto concesso al senato civico catanese in cambio della sua manutenzione.
Nel 1649 i monaci benedettini iniziarono la costruzione del più importante acquedotto della Leucatia, punto di convoglio di molte acque. Intorno al 1644, sotto la direzione dell’abate Mauro Caprara, iniziarono i lavori. L’acquedotto venne per contratto concesso al senato civico catanese in cambio della sua manutenzione. In dettaglio resti visibili dell’acquedotto in piazza Montessori. Foto Sabrina Portale

Struttura

Il sito originario, abitato in epoca preistorica e ricco di sorgenti d’acqua, per i monaci benedettini del Cinquecento fu perfetto per realizzare le vasche di raccolta per il sistema idrico che forniva d’acqua il monastero e la città. La struttura, oggi in stato di abbandono sia in provincia che in città, cela bellezze naturali e storiche. Quasi nessuno dà la giusta importanza a questi ruderi, demoliti negli anni Sessanta dello scorso secolo per la realizzazione di nuove abitazioni. Sarebbe opportuno dare valore a questa antichissima costruzione, magari creando un percorso turistico, volto a valorizzare questa struttura che potrebbe un altro valore aggiunto per la nostra città. L’Università di Catania aveva avviato, in passato, un progetto di riqualificazione che tuttavia non ha portato a nulla. Questi resti hanno fatto da sfondo a numerosi documentari e film.

Tradizioni

Molte parti dell’acquedotto, soprattutto quelle a quota terra, si sono ben conservate. L’uso di un canale di antica fattura ha fatto nascere diverse tradizioni popolari tramandate oralmente. Una di queste riguarda la figura di Sant’Agata. Si racconta come un nobile romano si fosse invaghito della Santa e per dimostrarle l’ amore fece realizzare in una sola notte un acquedotto che dal paesino di Santa Maria di Licodia sarebbe giunto ai piedi della ragazza. Altri racconti locali riportano storie fantastiche e leggende.

Letture consigliate e fonti:

si ringraziano Iorga Prato e Giuseppe Costanzo

foto copertina Sabrina Portale

L’antico acquedotto benedettino che attraversa Catania ultima modifica: 2020-02-17T10:29:00+01:00 da Sabrina Portale

Commenti

To Top