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Giuseppe Fava. La pittura come documento, racconto e denuncia

Giuseppe Fava - primo piano

Sul giornalista siciliano s’è detto tutto o quasi. Le sfumature di un personaggio fortemente simbolico creano continue riflessioni sulla deontologia giornalistica ma soprattutto sulla lotta alla mafia. Il fondatore de I Siciliani continua a rivivere in mille sfaccettature. Tra queste la mostra nella Galleria d’arte moderna dal titolo “Giuseppe Fava. La pittura come documento, racconto e denuncia”.

Giuseppe Fava in breve: il giornalista e l’uomo

A che serve vivere, se non c’è il coraggio di lottare? diceva Giuseppe Fava. Nella sintetica frase è racchiuso il grande esempio che il siciliano fu come giornalista e uomo. Nato a Palazzolo Acreide nel 1925, Giuseppe “Pippo” Fava ha lasciato una notevole eredità. In particolare fu direttore responsabile del Giornale del Sud, fondò I Siciliani, secondo giornale antimafia in Sicilia e creò un film dal titolo Palermo or Wolfsburg. Il giornalista siciliano perse la vita nel 1984 davanti al teatro Stabile di Catania per mano del clan mafioso dei Santapaola.

Tra le sue collaborazioni giornalistiche si annoverano Sport Sud, La Domenica del Corriere, Tuttosport e Tempo illustrato di Milano. Nel 1956 fu assunto dall’Espresso sera, di cui fu caporedattore sino al 1980. In questo periodo Giuseppe Fava cominciò a scrivere per il teatro e successivamente per il cinema. Il giornalista siciliano condusse Voi e io (Radiorai) mentre continuò le collaborazioni con Il Tempo e il Corriere della Sera. Dagli anni ’80 divenne direttore responsabile del Giornale del Sud rivoluzionandone lo staff. In questo periodo denunciò le attività della criminalità organizzata a Catania, soprattutto riguardanti il traffico di droga.

Il pensiero del giornalista siciliano e la lotta alla mafia

Giuseppe Fava fu allontanato in seguito a tre avvenimenti. Il più clamoroso fu l’arrivo della nuova direzione imprenditoriale del giornale. Nel 1982 il giornalista siciliano creò la rivista I Siciliani con un carattere prettamente orientato a denuncia e lotta contro la mafia. L’articolo più celebre in chiave antimafia fu “I quattro cavalieri dell’apocalisse mafiosa”.

Il 5 gennaio 1984 il giornalista fu colpito da 5 proiettili mentre era dentro la sua Renault 5 davanti al teatro Stabile Giovanni Verga di Catania. Dopo un’iniziale opposizione governativa, fu riconosciuto il delitto come mafioso anziché passionale. In sua memoria è stata fondata la Fondazione Fava, che senza finanziamenti statali crea attività contro la delinquenza e in chiave antimafia.

Giuseppe Fava - Targa in memoria del giornalista
La targa in memoria del giornalista siciliano – Credit: Wikipedia

Giuseppe Fava pensava del giornalismo: «Io ho un concetto etico del giornalismo. Ritengo infatti che in una società democratica e libera quale dovrebbe essere quella italiana, il giornalismo rappresenti la forza essenziale della società. Un giornalismo fatto di verità impedisce molte corruzioni, frena la violenza della criminalità, accelera le opere pubbliche indispensabili, pretende il funzionamento dei servizi sociali, tiene continuamente allerta le forze dell’ordine, sollecita la costante attenzione della giustizia, impone ai politici il buon governo».

Mostra “Giuseppe Fava. La pittura come documento, racconto e denuncia”

Una mostra può divenire racconto e denuncia? Sì se il fulcro è la figura di Giuseppe Fava. Domani alle 17.30 sarà inaugurata la mostra “Giuseppe Fava. La pittura come documento, racconto e denuncia” alla Galleria d’arte moderna di Via Castello Ursino 26. A presenziare vi saranno il Sindaco di Catania Salvo Pogliese, l’assessore alla Cultura Barbara Mirabella, la presidente della Fondazione Fava Francesca Andreozzi, la curatrice della mostra Giovanna Mori, il responsabile dell’Archivio Giuseppe Fava prof. Giuseppe Maria Andreozzi e il presidente di Libera don Luigi Ciotti.

La mostra è nata soprattutto dalla collaborazione tra l’assessorato alle Attività e ai Beni Culturali del Comune di Catania e la Fondazione Fava. La mission dell’esposizione è evidenziare ancor di più, magari a chi ad esempio non conosce la figura, vita e operato di Giuseppe Fava. La mostra raccoglie circa 70 opere tra dipinti ad olio, incisioni e disegni realizzati tra gli anni ’50 e gli anni ’80. Inoltre l’esposizione mostra Giuseppe Fava oltre il ruolo del giornalista facendo emergere i diversi ambiti espressivi, tra cui teatro e radio.

In conclusione, la mostra “Giuseppe Fava. La pittura come documento, racconto e denuncia” sarà visitabile alla Galleria d’arte moderna di Catania sino al 14 marzo, ad ingresso libero con orario continuato dalle 9 alle 19. Purtroppo rimarrà chiusa domenica e festivi. Raccomandiamo di visitare la mostra poiché offre nuovi spunti e conoscenze sulla grande figura di Giuseppe Fava.

Giuseppe Fava. La pittura come documento, racconto e denuncia ultima modifica: 2020-02-18T09:51:25+01:00 da Marco D'Urso

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