EDIFICI STORICI

Il Giardino di via Biblioteca: polmone verde del centro storico

Il Giardino di via Biblioteca, facente parte del complesso monastico dei Benedettini, è il terzo polmone verde della città di Catania.

La nostra città ha delle aree verdi che purtroppo non vengono sfruttate e valorizzate adeguatamente. Una di questa è il giardino di via Biblioteca, appartenente al quartiere dell’Antico Corso e facente parte del complesso monastico benedettino di San Nicolò l’Arena. Quest’area rappresenta il terzo polmone verde di Catania, assieme al Giardino Bellini, al Parco Gioeni, al giardino Pacini. E’ un luogo caro a molti di noi studenti: sotto le fronde degli alberi abbiamo trovato riparo dal sole o quiete e silenzio per ripetere, studiare e metterci in contatto con la natura.

Il giardino dei monaci Benedettini

L’area verde si trova accanto alla storica chiesa di San Nicolò l’Arena, nella parte nord. Qui i monaci avevano piantato alberi da frutta, agrumi come mandarini, limoni, arance e olivi. Ci sono anche rampicanti e alberi spontanei. Era l’area a cui i ricchi monaci attingevano i frutti della natura assieme al giardino dei Novizi che si trova all’interno del monastero. Il giardino si estende per 5000 metri quadri. All’interno vi sono anche ampie testimonianze della storica colata lavica del 1669 che danneggiò notevolmente tutto il monastero. Particolare anche la struttura ad arcate, cuore del giardino, resto della vecchia costruzione. Negli anni si sono verificati numerosi atti vandalici.

Il monastero dei Benedettini è attorniato dal verde. Il giardino di via Biblioteca ospita ancora oggi, come un tempo, piante di agrumi, ulivi, e rampicanti. E' stato rigenerato dopo l'intervento dell'architetto Giancarlo De Caro con strutture moderne che ne permettono la piena fruizione.
Il monastero dei Benedettini è attorniato dal verde ed è stato rigenerato dopo l’intervento dell’architetto Giancarlo De Carlo con strutture moderne che ne permettono la piena fruizione. Foto: Sabrina Portale

Giardino di via Biblioteca: la storia e le trasformazioni

Fino al 1866, l’intero complesso monastico apparteneva ai monaci. All’ indomani delle leggi eversive emanate dal governo italiano e che prevedevano l’esproprio dei beni della Chiesa, l’intera struttura divenne proprietà del Demanio Regio. La città acquisì gran parte di monasteri e conventi per adibirli a caserme, uffici pubblici e scuole. Successivamente, l’intera struttura passò nelle mani dell’Università di Catania, avviandosi a vivere nuovamente un’altra grande stagione. All’interno del giardino, modificandone l’assetto originario, venne costruito Palazzo Ingrassia, oggi sede del Dipartimento di Scienze della Formazione e del museo archeologico universitario.

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L’architetto Giancarlo De Carlo realizzò una scalinata di ferro bianca che si conclude con pali alti 7 metri. Foto: Sabrina Portale

Il progetto di restauro del giardino di via Biblioteca ad opera di Giancarlo de Carlo

La struttura divenne proprietà dell’Università di Catania che la rese sede della facoltà di Lettere e Filosofia, oggi Dipartimento di Scienze Umanistiche, attorno agli anni Settanta. Si incaricò l’architetto Giancarlo De Carlo dell’intero rifacimento del complesso. Prima dell’intervento, il giardino era stato adibito a area di parcheggio abusivo e addirittura usato come officina meccanica. L’architetto diede vita a un progetto che mirava a rendere fruibile tutta l’area, pedonalizzandola e collegandola coi punti nevralgici dell’intero edificio. La strada che collega i due ingressi da Piazza Dante, col magnifico portale decorato e via Osservatorio/Mascali (dove prima c’era l’osservatorio di astrofisica), venne realizzata con pavimentazione basaltico-lavica.

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L’architetto Giancarlo De Carlo volle collegare armoniosamente tutte le strutture. Realizzò una scalinata di ferro bianca che si conclude con pali alti 7 metri, sormontati da lampioni e piante rampicanti, sedile in ferro con un piccolo specchio d’acqua. Foto: Sabrina Portale

De Carlo realizzò una struttura con una lunga scalinata in ferro, dei pali alti sette metri sormontati da lampioni, uno specchio d’acqua con un carrubo, dedicato alla memoria di Falcone e Borsellino, purtroppo estirpato da vandali. Resistono gli alberi di agrumi, gli ulivi e le piante rampicanti che riempiono l’aria dei profumi mediterranei. Giancarlo De Carlo fece in modo che si entrasse a contatto con la Biblioteca Ursino Recupero e le cucine. L’architetto progettò anche la “stanza delle delizie”: un vano della stessa forma e dimensione del refettorio grande del Monastero, senza pareti ma con rampicanti che oggi, nel 2014, raggiungono la sommità. I lavori furono completati nel 2006. Oggi l’area non è ancora usata in modo adeguato e completo e le sue potenzialità rimangono inespresse.

Un bene da valorizzare e rendere sempre più fruibile

Grazie all’azione dell’associazione Officine Culturali, il giardino e la struttura vivono una nuova vita nei nostri giorni grazie all’attivazione di tanti progetti volti a valorizzare questo importante spazio dell’Ateneo e della città, rendendolo il più partecipato possibile. Molti sono i progetti che coinvolgono i bambini e le famiglie, per dare a tutti una nuova possibilità di vivere questo spazio così poco conosciuto e usato dai catanesi. Il giardino col progetto PARI, realizzato da “Officine Culturali” e promosso dalla Direzione Cultura e Turismo in collaborazione con le Politiche Giovanili del Comune, ha voluto far conoscere meglio questo bene pubblico. Occorrono però altri progetti per renderlo vivo e fruibile.

Per maggiori informazioni è possibile contattare l’Info-point di Officine Culturali ai seguenti numeri 0957102767 | 3349242464 dal lunedì al venerdì dalle 9:00 alle 17:00.

Foto: Sabrina Portale

Sabrina Port

Autore: Sabrina Port

Laureata in Lettere Moderne e specializzata in Filologia Moderna, con il sogno del giornalismo, scrive da alcuni anni su testate locali, cercando di valorizzare quanto di più bello c’è nella nostra Sicilia e a Catania.
Il Giardino di via Biblioteca: polmone verde del centro storico ultima modifica: 2019-11-19T10:22:24+01:00 da Sabrina Port

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