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Scoperto un Qanat arabo tra Paternò e Adrano

Paternò storica

I Qanāt, (in arabo: قنات‎ o persiano: كاريز‎, kārīz), col significato di canale, sono un sistema di trasporto idrico usato per fornire acqua agli insediamenti umani e per l’irrigazione. Esso fu inventato circa tremila anni fa in Persia e poi si diffuse presso altre culture, in particolare lungo la via della seta: verso est, fino alla Cina; verso ovest, fino ad altri territori islamici come il Marocco e la Penisola Iberica. I Qanat si trovano in Libia, Algeria, Iran, Afghanistan, Pakistan, Asia centrale. La cultura araba e persiana infatti, sono famose anche per aver saputo sfruttare l’acqua nelle zone aride.

Essi consistono in un sistema di gallerie scavate generalmente a mano, in profondità nel sottosuolo, estese anche molti chilometri. Lungo i Qanat si aprivano dei pozzi verticali, comunicanti con la superficie esterna e in grado di portare l’acqua in case, giardini e campi.

Qanat Turismo

I Qanāt, (in arabo: قنات‎ o persiano: كاريز‎, kārīz), col significato di canale, sono un sistema di trasporto idrico usato per fornire acqua agli insediamenti umani e per l’irrigazione. Fonte foto: https://www.turismo.it/

I Qanat in Sicilia

Queste strutture si trovano dislocate in tante zone della nostra Isola. Vennero realizzate, a varie riprese, nel periodo della dominazione araba e successivamente normanna.

A Palermo, la città più araba d’Europa, ve ne sono almeno quindici, i più celebri dei quali ancora oggi si conservano sotto l’antica città. A scoprirli fu il geologo palermitano Pietro Todaro, negli anni Settanta. Questi disegnò una mappa che attesta la grande maestria degli ingegneri idraulici islamici. Grazie a queste gallerie, la Palermo arabo-normanna si arricchì di fontane, giardini, bagni pubblici e palazzi che attingevano acqua da queste opere straordinarie. I Qanat oggi visitabili a Palermo sono tre: il Gesuitico basso, il Gesuitico alto e quello dell’Uscibene, in cui si trova la Camera dello Scirocco.
Anche Messina ha di recente scoperto da qualche anno un suo qanat. Se ne trovano probabilmente anche a Siracusa e Licata.

A Catania e in alcuni paesi della sua provincia, sono stati rilevati dei Qanat, dislocati a Francofonte e a Scordia nelle prossimità del torrente Loddiero. Ma mancano ancora studi approfonditi che ne attestino l’originalità. Di tempi recenti è anche l’ipotesi di un Qanat localizzato a Paternò, nascosto sotto la Collina Storica.

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Il Prof. Francesco Giordano ha scoperto l’esistenza di un qanat arabo fra Paternò e Adrano. Fonte foto: https://ia.m.wikipedia.org. Autore Rama

La scoperta a Paternò

Il Prof. Francesco Giordano, giornalista e responsabile della ricerca storica della sezione Iblamajor dell’Archeoclub di Paternò, da alcuni anni, sta conducendo degli studi miranti a riportare alla luce un tunnel al di sotto della Collina storica della cittadina in provincia di Catania, che potrebbe essere un Qanat di origine araba, risalente all’IX- XI secolo.

Giordano, coadiuvato da un team di specialisti, ha scoperto che il Qanat di Paternò serviva per  per portare l’ acqua agli abitanti dell’acropoli dell’antica Baternù, abitata dall’eta del neolitico fino al XVII secolo. Ha così dato un  fondo di verità a quelle voci popolari che hanno ipotizzato un collegamento, attraverso passaggi sotterranei, tra i castelli di origine normanna di Adrano, Paternò e Motta Sant’Anastasia.

Lo scorso marzo, proprio a Paternò si è svolto il convegno “Le vie dell’acqua i Qanāt”, nei locali della biblioteca comunale cittadina, organizzato dall’Archeoclub d’Italia, a cui hanno preso parte diversi esponenti della Soprintendenza di Catania. Durante questo evento, il prof. Francesco Giordano ha presentato uno studio comparato tra le strutture palermitane e quelle locali.

Gli studi

Abbiamo raggiunto i prof. Francesco Giordano e Francesco Finocchiaro, presidente dell’Archeoclub d’Italia Iblamajor Paternò, che ci hanno dato ulteriori chiarimenti sulla natura della sorprendente scoperta. Ecco cosa ci hanno detto.

Prof. Giordano, quali sono le caratteristiche specifiche che fanno associare il tunnel scoperto sotto la Collina storica di Paternò alla struttura araba dei Qanat?

I Qanat siciliani presentano in linea di massima le peculiarità di quelli dell’area del Mediterraneo. Nello specifico quello di Paternò – che sembra risalire all’epoca della dominazione araba (IX-XI sec.) ma che potrebbe essere anche retrodatato – ripete i caratteri dei Qanat presenti a Palermo e in altri luoghi dell’Isola. Le affinità stilistiche, ingegneristiche e funzionali del tunnel della Collina di Paternò mostrano infatti forti affinità con quelli di Palermo. E’ l’analisi comparativa di esse il fondamentale criterio di studio, poiché sui Qanat non abbiamo sufficienti fonti scritte.

Il Qanat di Paternò è scavato nel tufo e nella roccia basaltica nel ventre della Collina monumentale, un’altura antropizzata dal Neolitico fino al XVII secolo, un dato storico che, lo include nella complessa stratigrafia storico-archeologica del nucleo originario dell’abitato di Paternò.

Risale a qualche settimana fa il rinvenimento di un luogo, ad Adrano, che sarebbe collegato al tunnel sotterraneo di Paternò e che supporterebbe la teoria per la quale esistono passaggi sotterranei che collegano i vari castelli della zona.

Qual è la natura di questo luogo? Che legame ha con la struttura di Paternò?

Il collegamento tra i castelli è – nell’immaginario collettivo – una fantasia che suscita l’interesse per i misteri e l’archeologia di molti studiosi e appassionati di storia antica. Forse le aspettative che genera questa intuizione è la ragione che spinge molti a ricercare in tal senso. L’unico elemento di cui siamo certi è che sin dalla fase greco-romana e sicuramente fino agli arabi, il nostro territorio è stato segnato da innumerevoli canali e condotto idrici che costituiscono un’armatura di connessione tra i luoghi. Questi condotti, in seguito abbandonati, possono essere stati utilizzati per molte funzioni tra queste anche quelle militari. Il ritrovamento di Adrano e quello di Paternò devono essere ancora studiati per attestare le datazioni e comprendere le funzioni originarie. Certamente la morfologia e la tipologia dei siti – compresa la loro collocazione – induce a credere che una “natura addomesticata” sia stata funzionale anche ad antiche liturgie oltre che per canalizzare le acque. Credo che la linea dell’acqua è il tema che unifica queste infrastrutture e su questo tema c’è molto da indagare, documentare e catalogare.

A che punto sono le ricerche? Si prospetta un intervento del MiBAC?

L’Archeoclub d’Italia ha già segnalato alle autorità competenti l’esistenza dei siti di Adrano e Paternò e si sono avviate le procedure previste da parte della Soprintendenza di Catania. Siamo in attesa e nel frattempo, stiamo collaborando con la sede di Adrano di SiciliaAntica, per approfondire altre segnalazioni che provengono dal territorio. Il tema dell’acqua è un campo di ricerca che merita molta attenzione; stiamo formalizzando insieme ad alcune partecipate comunali e all’università un protocollo per avviare ricerche relative alle infrastrutture idriche storiche. Crediamo che sia questa la strada da intraprendere.

Quali conseguenze culturali, economiche e di altra natura potrebbe avere la scoperta di queste strutture nel nostro territorio?

La consapevolezza  da parte della collettività dell’esistenza di un ricco giacimento culturale è un primo passo verso il riconoscimento della bellezza in una terra spesso straziata dal degrado e dalla rassegnazione. Gli elementi che stanno emergendo, non solo aprono nuovi scenari nella ricerca, ma costituiscono le basi per definire nuovi paesaggi e nuove opportunità per costruire una rete di siti da inserire in un circuito turistico storico-naturalistico.
Le reti dell’acqua possono essere un’opportunità per meglio indagare sull’origine dei popoli che hanno abitato il nostro territorio. Possono essere lo strumento per creare occupazione, possono essere la modalità per rendere più viva la nostra storia. Certamente, sono l’occasione per condividere ricerche, per riaccendere le attenzioni degli studiosi al fine di proporre un nuovo modello di sviluppo che punti sulle risorse culturali, artistiche, monumentali e archeologiche di cui il nostro distretto della valle del Simeto è ricco.

Fonti:https://www.yvii24.it/paterno-il-mistero-del-tunnel-della-collina-storica-potrebbe-essere-unopera-araba/

Si ringrazia per la foto copertina Domenico Di Guardo e il gruppo Sicilia in fuori strada.

Sabrina Port

Autore: Sabrina Port

Laureata in Lettere Moderne e specializzata in Filologia Moderna, con il sogno del giornalismo, scrive da alcuni anni su testate locali, cercando di valorizzare quanto di più bello c’è nella nostra Sicilia e a Catania.

Scoperto un Qanat arabo tra Paternò e Adrano ultima modifica: 2019-06-04T09:23:14+02:00 da Sabrina Port

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