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350° dall’eruzione dell’Etna che devastò i centri abitati e giunse in mare

Etna Moderna

Tra la primavere e l’estate del 1669 il vulcano più alto d’Europa spaventò gli abitanti etnei con una devastante eruzione. Violenti terremoti, attività piroclastiche e colate di lava coinvolsero numerosi centri abitati. Considerata la più distruttiva d’epoca moderna, l’eruzione dell’Etna giunse sino al mare attraversando Catania.

In occasione del 350° dall’eruzione dell’Etna è stata organizzata la rassegna d’eventi “Etna 1669, storie di lava a 350 anni dalla grande eruzione”: un susseguirsi d’attività e iniziative da marzo a luglio, ricoprendo l’arco temporale dell’evento.

Monti Rossi

I coni risultato della grande eruzione del 1669

Eruzione dell’Etna del 1669: storia di un disastroso evento

Dall’8 marzo all’11 luglio del 1669 la zona Etnea fu colpita da terremoti e colate laviche dovute all’eruzione dell’Etna. Furono 122 giorni in cui mutò l’aspetto di molte città. I Comuni (moderni) interessati furono Nicolosi, Belpasso, San Pietro Clarenza, Camporotondo, Misterbianco, Mascalucia, Gravina, Catania.

Emersero sette nuove bocche eruttive e furono distrutti numerosi centri abitati. La lava circondò la Città di Catania da ovest a sud e creò 2 Km di litorale. L’ultima eruzione era stata nel 1651, quando colpì Bronte. Tra fine febbraio e inizio marzo del 1669 violenti terremoti colpirono il fianco sudorientale dell’Etna che provocarono crolli a Nicolosi. La lava emerse dalle fenditure create dai sismi tra piano di Monte San Leo e Monte Frumento.

L’11 marzo dalla nuova fenditura tra Monte Nocilla e Monte Fusara emersero diverse colate. La più occidentale seppellì Malpasso (attuale Belpasso). Identico destino toccò al casale Mompileri (odierna ma a quota più bassa Massannunziata). Il braccio lavico della larghezza di 2 miglia proseguì verso Mascalucia mentre i grossi piroclasti costituirono i coni gemelli, tradizionalmente riconosciuti come Monti della ruina (Monti Rossi). La grande quantità di cenere coprì Pedara, Trecastagni e località adiacenti mentre l’incessante terremoto fu avvertito sino a Catania.

Il 25 marzo il cratere centrale collassando scagliò violentemente in aria il materiale di cui era formato. Il fiume di lava continuò ad avanzare dividendosi in tre direzioni differenti: San Giovanni Galermo, Camporotondo Etneo e San Pietro Clarenza. Quest’ultima colata di 4 miglia si frammentò in due sezioni arrivando da un lato a Valcorrente dall’altro a Campanarazzu (antica Misterbianco a nord di Lineri). Durante il suo viaggio disastroso verso Catania, l’eruzione dell’Etna del 1669 colpì fortemente molti centri abitanti e cancellò Nicolosi.

Etna Eruzione 1669

La colata lavica illustrata nel dipinto del pittore Giacinto Platania, testimone oculare dell’evento

Quando l’eruzione dell’Etna giunse a Catania…

Il geologo Carlo Gemmellaro constatò che la colata ad alcune miglia da Catania procedeva a gran velocità in direzione orientale, verso una zona coltivata in cui aveva il suo corso il fiume Amenano. Ad aprile la lava raggiunse l’area di Nesima Superiore e il suo prosieguo seppellì il Lago di Nicito raggiungendo le cinta delle mura di Catania. Il 23 aprile la colata lavica arrivò in zona marittima mentre a sud stava per entrare dalla Porta dei 32 canali. L’11 Luglio il fronte lavico s’arrestò definitivamente dopo aver proseguito per un miglio nel mare.

L’eruzione dell’Etna del 1669 mutò i centri abitati e la morfologia dell’area a sud del vulcano. Tra i coni gemelli (Monti Rossi) e il Monte della Nocilla emersero quindici conetti. Vicino al Monte Fusaro rimane la fenditura di scorrimento detta anche Fossa della Palomba. Una vallata colmata dai prodotti piroclastici divenne Piano Tavola. Il fiume Amenano scavò un nuovo letto nel sottosuolo (visibile nell’omonima fontana). Un chilometro di lava allontanò il Castello Ursino dalla costa.

La colata lavica modificò il litorale sud di Catania, fece perdere l’elevazione alle mura cittadine coprendo i Bastioni di San Giorgio e Santa Croce. Gli abitanti di Malpasso ricostruirono l’attuale Belpasso sulla colata solidificata, dopo il trasferimento a Valcorrente (costituendo il villaggio di Fenicia Moncada). La popolazione di Campanarazzu ottenne il permesso di ricostruire, a quota più bassa, verso sudovest ma una parte si trasferì nel piano del Borgo di Catania.

Una curiosità storica deriva dal tentativo di difendere Malpasso dalle colate, infatti, gli abitanti utilizzarono pale e picconi per far defluire il canale lavico verso ovest. Gli abitanti di Paternò preoccupato per il loro centro abitato ostacolarono e bloccarono l’operazione.

Etna 1669 Manifesto

Manifesto della rassegna d’eventi “Etna 1669, storie di lava a 350 anni dalla grande eruzione”

La rassegna d’eventi “Etna 1669, storie di lava a 350 anni dalla grande eruzione”

L’Ingv-Osservatorio etneo, con la collaborazione di Comuni e col patrocinio della Regione siciliana ha avviato una rassegna d’eventi culturali e scientifici, che dureranno sino a luglio, in occasione del 350° anniversario dall’eruzione denominata “Etna 1669. Storie di lava a 350 anni dalla grande eruzione”.

Il programma sarà itinerante e nei Comuni colpiti dal disastroso evento ci saranno diverse iniziative. La rassegna d’eventi coprirà ogni sfumatura dell’eruzione dell’Etna del 1669, compresi gli sviluppi socio-economici conseguenti. Ci sarà spazio per osservare attraverso le documentazioni l’arte iconografica e orafa dell’evento e i 12 casali cancellati dall’eruzione.

Tra gli eventi della rassegna sono previste sette conferenze sul fenomeno, cinque mostre con materiali, opere d’arte e documenti inediti o sconosciuti alla maggior parte e numerosi programmi d’escursione tra i Comuni che furono colpiti: escursioni speleologiche, cicloturismo, passeggiate ad accessibilità allargata al trekking fra le lava.

Lo scopo della rassegna è valorizzare e rendere maggiormente consapevoli dell’area vulcanica Etnea che inoltre ha ottenuto il riconoscimento UNESCO. L’eruzione dell’Etna del 1669 emise 600 milioni di metri cubi di lava, coprendo 17 km tra Belpasso, Camporotondo Etneo, Catania, Gravina di Catania, Mascalucia, Misterbianco, Nicolosi, Pedara e San Pietro Clarenza. L’imponente colata lavica rese sterile 40 chilometri quadrati del territorio produttivo dove si trovava l’area etnea maggiormente urbanizzata.

Il 350° anniversario dell’Eruzione dell’Etna del 1669 non è solo un memorandum del fatidico evento. La rassegna d’eventi tra marzo e luglio vuole attenzionare e renderci consapevoli d’un territorio e un Vulcano da non temere ma rispettare.

Marco D'Urso

Autore: Marco D’Urso

Giornalista, spero di vivere di questa passione. Fanatico delle due ruote e della fotografia; pieno di ideali e senza prezzo nel cartellino.

350° dall’eruzione dell’Etna che devastò i centri abitati e giunse in mare ultima modifica: 2019-04-18T10:44:16+02:00 da Marco D'Urso

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