ARTIGIANATO

La Cesteria di Pietro Impellizzeri, attrazione di piazza Teatro Massimo

“Si può apprendere un’arte solo nelle botteghe di coloro che con quella si guadagnano la vita.” (Samuel Butler)

A chi si trova a percorrere via Michele Rapisardi, che immette a Piazza Teatro Massimo, uno dei luoghi più emblematici della città di Catania, non sarà sfuggita la piccola bottega- laboratorio, di fianco alla biglietteria del teatro, occupata dall’attività artigianale della famiglia Impellizzeri, validi testimoni di questo rudimentale mestiere.

Una tradizione antica e suggestiva quella portata avanti dagli Impellizzeri, che racchiude i segreti dell’intreccio, con cui, ancora oggi, nella contemporaneità tecnologica, si realizzano oggetti appartenenti alla nostra consuetudine. Il suo fascino, unico da millenni, sta nel costruire e creare, con materiale povero, spesso di scarto come le ramaglie della potatura, oggetti che racchiudono oltre all’utilità, anche l’estro dell’artigiano. Dopo anni di fiorente attività, la putìa degli Impellizzeri è divenuta una vera e propria attrazione turistica di quel luogo. Oggi la andiamo a riscoprire assieme.

L’arte dei cannistrari

L’arte della cesteria, consiste nella produzione di cesti e altri oggetti di intreccio; essa è tra le più antiche del mondo, avrebbe addirittura origine preindoeuropea. La cesteria è l’attività artigianale che si è meno evoluta dal punto di vista della tecnica di lavorazione in quanto usa solo le mani. Testimonianze sia iconografiche che letterarie dell’arte dei cannistrari, si trovano nella cultura greca e in quella romana. Cesta deriva dal latino Cista che indica qualsiasi recipiente di fibra vegetale intrecciata adatto a vari usi. In Grecia la Kista Mistika era un importante contenitore di oggetti sacri la cui vista era proibita ai profani. Così a Roma la Cista Mistica era destinata al culto di Bacco e di Cerere.

La cesteria non ha subito grandi cambiamenti nel corso dei secoli fino all’Ottocento quando la rivoluzione industriale e poi lo sviluppo tecnologico dell’ultimo quarto del nostro secolo hanno sostituito il materiale e cambiato la forma. Sino alla metà del ‘900 quasi tutte le famiglie contadine erano impegnate in quest’attività, un lavoro artigianale unico, di cui però oggi restano pochi maestri e testimoni tra cui gli Impellizzeri. Questa è un’arte che fonde l’ingegno e la conoscenza del territorio e della natura circostante. Essa rappresenta l’ultima frontiera dell’artigianato allo stato puro, perché rende ogni oggetto unico e irripetibile.

U’ panaru, il cesto tradizionale siciliano

Il tradizionale cesto siciliano, chiamato panaru, è realizzato con rami di ulivo selvatico e canna, materiali molto elastici e manipolabili. In particolare si tratta di olive (agghiaistre) o salici per realizzare la base e il manico e canne per la parte centrale. Questi contenitori di varia misura e forma venivano e vengono utilizzati per riporre alimenti di varia natura (uova, olive, arance e tanti altri alimenti).

Accanto ad esso abbiamo: cavagne e fasceddicannistricufinaticannizzi. Oggi molti di questi oggetti tradizionali, vivono una nuova vita, diventando accessori e oggetti di moda.

cesto siciliano

La famiglia Impellizzeri è specialista nella realizzazione dei panari, i cesti siciliani tradizionali.

L’uso del vimini, del giunco, del fieno e della canna siciliana

L’artigianato artistico è una peculiarità intrinseca della Sicilia. E l’intreccio ne rappresenta una delle principali componenti. Grazie ad esso, abili mani hanno saputo affinare nei secoli l’arte di confezionamento dei cestini in vimini, sedie, contenitori e attrezzi di vario genere realizzati dall’intreccio di fibre vegetali, come giunco, canna siciliana, vimini e fieno. In particolare è possibile trovare oggetti della tradizone come la “coffa” e il battipanni. 

L’attività degli Impellizzeri, va avanti da 100 anni, tramandata da generazione in generazione. Si tratta ormai dell‘unica bottega artigianale che lavora solo materiale naturale. Padri e figli, sono legati da un connubio generazionale, che consente di intrecciare tradizione, contemporaneità e modernità, perpetuando l’essenza dell’artigianato.

Una delle attrazioni di Piazza Teatro Massimo

cesti realizzati a mano oggi sono dei veri e propri oggetti da collezione: nel corso del tempo sono stati gradualmente sostituiti da contenitori realizzati in altri materiali, che li hanno “relegati” quasi totalmente al mondo dei souvenir. Se, infatti, inizialmente sono nati con una funzione unicamente pratica, ora si tende ad attribuire loro una funzione puramente estetica.

I turisti che affollano la nostra città, e che si recano ad ammirare la stupenda piazza Vincenzo Bellini, rimangono affascinati da questi oggetti. Rapiti, osservano la maestria dell’artigiano che, davanti ai loro occhi stupefatti, realizza le sue opere.

Nell‘arte degli Impellizzeri, modernità e tradizione si intrecciano per dare nuova vita ad oggetti di uso agricolo e pastorale. Gli oggetti di uso quotidiano sono ormai prodotti con tecnologie e materiali sofisticati ma ad alto impatto ambientale! Per questa ragione si sta vivendo un ritorno alle tradizioni più naturali ed ecosostenibili, andando a ripescare le usanze più ancestrali.

Impellizzeri Negozio Sicilianpost

La famiglia Impellizzeri, da generazioni realizza ceste, coffe, sedie a dondolo, battipanni, culle e altri oggetti cult, utilizzando vimini e giunco siciliano. Fonte foto: sicilianpost

Pietro Impellizzeri, uno degli ultimi testimoni dell’arte dell’intreccio a Catania

Un mestiere antico che si qualifica come attività sempre più rara che tuttavia necessità di mantenere in vita la cultura del territorio in cui si vive. Il signor Pietro è rimasto uno degli ultimi artigiani capaci di produrre cesti, sedie, coffe e altri oggetti con i tipici rami flessibili dei salici. Mettendo a frutto gli insegnamenti ricevuti dal padre, nel tempo ha realizzato oggetti unici dal grande valore storico e culturale. Nel suo laboratorio figurano in bella vista i “panari”, i “cannizzi”,  le “sporte”.

Un’arte, che nasce da fatica e impegno, che entra dentro e segna per tutta la vita. Il signor Pietro sa che essa è destinata a morire e si rammarica del fatto che nessuno, tra i giovani, voglia riprenderla e impararla. Perché non proporre anche a Catania e provincia degli incontri per tramandare le conoscenze di questo antico mestiere e la nostra storia artigianale?

Il signor Impellizzeri sarebbe lieto di insegnare quest’arte ai giovani, magari con corsi specifici e laboratori. Molte associazioni culturali stanno attivando in tutta Italia dei corsi dedicati all’arte viminale, così importante per la nostra cultura ed identità.

Vedi anche: https://catania.italiani.it/scopricitta/i-rodolico-gli-ultimi-maestri-dascia-del-borgo-di-acitrezza/

Fonti: http://www.sicilianpost.it

http://www.cataniatoday.it/cronaca/cesti-vimini-catania-artigiano-piazza-teatro-massimo-1-giugno-2017.html

Sabrina Port

Autore: Sabrina Port

Laureata in Lettere Moderne e specializzata in Filologia Moderna, con il sogno del giornalismo, scrive da alcuni anni su testate locali, cercando di valorizzare quanto di più bello c’è nella nostra Sicilia e a Catania.

La Cesteria di Pietro Impellizzeri, attrazione di piazza Teatro Massimo ultima modifica: 2018-09-25T09:55:31+00:00 da Sabrina Port

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