TRADIZIONI

Gli antichi mestieri di una volta: dal Panararu al Ruffianu

antichi mestieri - Ammula forbici (Arrotino). Fonte foto: Curiosando708090

Molti antichi mestieri sono ormai relegati solo nella memoria, costituendo una triste perdita per l’attuale società. Proveremo a farne rivivere alcuni e a vedere quali erano maggiormente apprezzati in quel di Catania.

L’arte dell’intreccio: Panararu e ‘Ntrizzaturi

U Panararu (Cestaio), intrecciando rami di ulivo selvatico e canna, realizzava Cartidduni (una delle ceste più grandi), Fasceddi e Cannistri. Oggi i Panari sono diventati souvenir che raccontano usanze ormai quasi del tutto perse. In un mondo in cui tutto va “veloce”, la lentezza di esecuzione per la realizzazione di Panari e Cannistri ci mostra il vero valore di un oggetto. L’arte della cesteria è tramandata dagli Impellizzeri di via Michele Rapisardi, nella vicina Piazza Teatro Massimo.

antichi mestieri - foto in bianco e nero di tre Ciaramiddari con i loro vestiti caratteristici
Ciaramiddari. Fonte foto: Arancia Mandorlata

U ‘Ntrizzaturi, artista dell’intreccio di foglie secche di palma nana, realizzava cappelli a larghe tese utilizzati in special modo da contadini. Borse, cestini, coffe, i tipici ventagli circolari chiamati “muscalori” (usati da macellai e pescivendoli per allontanare le mosche dagli alimenti in vendita oppure per ravvivare la fiamma de’ fuculara) furono anch’essi oggetti creati dall’Ntrizzaturi.

U Ciaramiddaru: il suonatore del Natale

Il Natale a Catania faceva rima con Ciaramedda. U Ciaramiddaru, con la sua cornamusa composta da ùtru (sacca di pelle di capra) e dalla vùsciula (blocco di legno con tre canne, una per dargli fiato e le altre per emettere il suono), iniziava la sua attività a partire dal giorno dell’Immacolata. I Ciaramiddara scendevano numerosi da Maletto, Bronte o Randazzo per giungere a Catania e cercare i primi clienti.
Le sonate avvenivano a partire dal giorno di Santa Lucia fino alla Vigilia di Natale. In tempi meno recenti, le cantate della Novena venivano fatte dai Nonareddi dal 16 dicembre e al 24. Ad oggi i Ciaramiddari sono protagonisti indiscussi nei presepi viventi e alcune volte è possibile incrociarli in giro nei quartieri catanesi.

Gli antichi mestieri a jurnata: dall’Ammula forbici al Vanniaturi

Ammula forbici

L’Ammula forbici e cuteddi, comunemente conosciuto con il nome di Arrotino, andava in giro con una bicicletta su cui era montata una mola (pietra abrasiva) collegata ai pedali mediante una cinghia. Al di sopra della mola vi era collocato un rubinetto. Questo, gocciolando, impediva alle lame da affilare di diventare eccessivamente calde. L’affilatura di coltelli ed altri attrezzi da taglio era perfetta: venivano restituiti al proprietario taglienti come un rasoio.

Cardaturi

U Cardaturi, grazie al cardo (un particolare pettine), riusciva a sbrogliare i grumi della lana dei materassi. Essa, infatti, col tempo perdeva volume e la sua morbidezza originaria. Il cardatore con la sua cardatrice, apriva il materasso e tirava fuori la lana, facendola passare con attenzione dalla macchina. La lana, dopo questa minuziosa operazione, diventava soffice e una volta sbrogliata dai grumi, veniva poi rimessa dentro il materasso.

Conza Piatti

U Conza piatti era un artigiano che riparava piatti e lemmi rotti. Gli oggetti in terracotta rotti, dopo un attento esame, venivano forati. In essi veniva infilato il fil di ferro che stringeva le due parti per farle combaciare. Dopo aver passato una leggera mano di stucco lungo la frattura, l’oggetto poteva essere nuovamente riutilizzato.

Ruffianu

Se oggi U Ruffianu è inteso come una persona che “alliscia” chi ha davanti solo per i suoi scopi, un tempo era considerato un vero e proprio lavoro. U Ruffianu, grazie al suo modo di fare, era capace di entrare nelle grazie di una donna o di un uomo, divenendo intermediario per un futuro fidanzamento o matrimonio. Solitamente era un personaggio ben voluto, specialmente dalle donne zitelle che, grazie a lui, riuscivano a trovare più facilmente marito. Altro compito del Ruffiano era quello di far riappacificare una coppia dopo un litigio.

antichi mestieri - Lavatoio nel quartiere Cibali. Fonte foto: LiveUnict
Antico lavatoio di Cibali. Fonte foto: LiveUnict

Luppinaru

Il venditore di Luppini (Luppinaru), vagava per le vie catanesi munito di bicicletta vanniannu dopo il pranzo del sabato o della domenica. I Luppini sono venduti oggi lungo la costa sabbiosa del catanese e nei caselli autostradali.

Vanniaturi

“Picchì sta vanniannu?” U Vanniaturi era maestro delle vanniate in centro storico. Lo strillatore per eccellenza, accompagnato da un tamburo o da una tromba, ad ogni angolo della strada richiamava l’attenzione dei passanti per comunicare un’ordinanza del Sindaco, uno spettacolo o un evento che si sarebbe presto svolto.

Antichi mestieri in quel di Catania: le Lavandaie di Cibali

Le Lavandaie erano specializzato nel lavaggio di panni altrui. Di tale servizio ne usufruivano specialmente le famiglie benestanti che potevano permettersi di pagare, ma anche le famiglie meno agiate in casi estremi. Le Lavandaie si recavano nei corsi d’acqua, nei lavatoi pubblici presenti in città oppure nelle fontane e, cantando a gran voce, pulivano i panni a loro affidati.

Vi consigliamo l’approfondimento proposto da Iano Messina per conoscere la storia degli antichi mestieri un tempo presenti in Sicilia.

Valentina Friscia

Autore: Valentina Friscia

Chi sono io? Un’amante della vita, della lettura, degli animali e della propria città. La versatilità è una delle mie virtù, così come l’enorme pazienza nei confronti del genere umano. L’amore per i libri e per la scrittura mi ha permesso di accedere ad un mondo fino a poco tempo fa sconosciuto: l’arte del giornalismo con tutte le sue sfaccettature.
Gli antichi mestieri di una volta: dal Panararu al Ruffianu ultima modifica: 2019-10-15T10:00:35+01:00 da Valentina Friscia

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