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Gin dell’Etna: il vulcano in bottiglia

Gin dell'Etna, gin tonic

Gin dell’Etna. Uno sposalizio di profumi e sapori per una bevanda inconfondibile e dove a far da protagonista è ‘A Muntagna. La colonna del cielo, infatti, questa volta non ammalia esclusivamente per le sue spettacolari eruzioni o per i paesaggi mozzafiato. La sua splendida cima innevata, il giallo dello zolfo e le sue segrete caverne raccontano di leggende, ma anche di storie. Il gin nasce da un territorio unico e inconfondibile. Racconta del Ginepro e del connubio di cereali e botanicals.

Gin dell’Etna, uno sposalizio di profumi e di sapori

Partiamo dall’inizio. Il gin si ottiene per distillazione di un fermentato ricavato per la maggior parte da cereali e a cui vengono aggiunti i botanicals (erbe, spezie, becche, etc). Tra questi i galbuli di ginepro sono l’ingrediente principale e devono essere presenti per legge. Il gin solitamente viene imbottigliato appena termina la distillazione, ma vi sono alcune produzioni che utilizzano l’affinamento in botti di legno. Il gin dell’Etna, a differenza degli altri, ha un sapore irripetibile. Cercate di ricordare la flora del territorio vulcanico. Il susseguirsi di numerose specie vegetali in uno dei luoghi più suggestivi e affascinanti del pianeta. Il ginepro cresce spontaneo intorno al vulcano e grazie al suo suolo si carica di una fresca vena minerale. Come il vino dell’Etna, anche il gin racconta la storia di un territorio.

Ginepro
Ginepro. L’ingrediente base, fondamentale per il gin. Fonte immagine pixabay

Un territorio di prodotti esclusivi e che rappresentano le numerose e variopinte sfumature dell’Etna. Un territorio, ancora, che racconta di sfide, di imprenditori e di sognatori. Sono alcune le distillerie che si sono lanciate in questa splendida avventura che profuma di rivalutazione, riappropriazione e identità siciliana. Alcuni gin nascono dall’incontro del ginepro con il carciofino e il finocchietto selvatico e le arance di Sicilia. Altri, ancora, dall’unione di alcool di cereali, dal distillato di ginepro, dai fiori selvatici siciliani e dagli agrumi siciliani come il bergamotto e il limone (il limone siciliano, tra l’altro, è l’ingrediente principe di un noto gin tedesco). E ancora: ginepro, nocciola, finocchietto selvatico e arancia amara.

Cocktail
Il gin può essere bevuto liscio o miscelato

Alcuni nomi

Tra i gin dell’Etna troviamo l’Etneum, un dry profumatissimo e delicato al palato. L’ideatore si chiama Giuseppe Librizzi, ha 35 anni ed è un ingegnere industriale. L’Etneum viene prodotto in piccole quantità e ogni bottiglia è numerata. Ogni due mesi partono gli aromi da Catania verso una distilleria di Londra. Qui, una volta distillato, viene spedito nuovamente in Sicilia. L’Etna Gin, prodotto dall’azienda di Giarre Amacardo, nasce dall’intuizione di Maurizio Belfiore. Delicato sia da liscio che da miscelato. Oggi viene prodotto con metodo premium, con tutte le botaniche distillate. Il Volcano, infine, prodotto da tre giovani imprenditori catanesi: Alessandro MalfitanaDiego Pollicina e Stefano Lo Giudice e con la competenza e maestria del distillatore Mariano Caggegi. Il Volcano è prodotto con metodo cold compounding e cioè tramite infusione a freddo e con diverse tempistiche di inserimento dei botanici. Questo è il gin con la nocciola e il tappo della bottiglia è in pietra lavica.

Gin dell’Etna: il vulcano in bottiglia ultima modifica: 2020-05-07T18:28:58+02:00 da Cristina Gatto
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