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Intervista a Iorga Prato sull’archeologia “ignota” di Catania

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Abbiamo incontrato Iorga Prato, disegnatore archeologico, libero ricercatore, appassionato di arte e storia catanese che ci aiuterà a far luce su alcuni elementi sconosciuti riguardanti l’archeologia della nostra Catania e della provincia.

Iorga Ivano Prato

Nato a Catania, Iorga Prato è iscritto al Ruolo dei Conducenti Non di Linea è anche Guida Ambientale Escursionistica dal 2016 ed è stato guida esperta per le associazioni “Stelle e Ambiente”e “Valverde Viva”. Ha curato diversi convegni ed escursioni e progetti culturali con alcune scuole di Catania. In qualità di disegnatore archeologico ha operato presso gli scavi di Rizhenia, Priniàs, in Grecia in collaborazione con l’Università di Catania e l’Ibam – CNR; con lo stesso ruolo e come archeologo ho lavorato presso gli scavi di Bosco Littorio – Emporio Arcaico e presso la proprietà Agati a Gela.

Iorga Prato ci aiuta a scoprire l’archeologia nascosta a Catania e provincia.
Iorga Prato ci aiuta a scoprire l’archeologia nascosta a Catania e provincia.

Ha svolto il ruolo di guida per la chiesa di San Gaetano alle Grotte, a Catania oltre che quello di guida in occasione della mostra itinerante “La Sicilia in Età Arcaica”. Accompagnatore turistico per la Città di Misterbianco, nel 2010 consegue la qualifica di speleologo, nel 2008 ottiene anche quella di Esperto in Gestione e Amministrazione delle Imprese Turistiche (EGAIT).

Iorga, qual è la condizione di un archeologo a Catania? Quali sono gli aspetti positivi e negativi nel cercare di esercitare questa professione?

« Un po’ come per tutta l’Italia anche a Catania la ricerca archeologica si trova spesso a doversi confrontare con limiti, fine a sé stessa è piuttosto rara. Come qualsiasi attività di ricerca, è la sete di conoscenza e la che il proprio contributo possa migliorare la conoscenza umana a spingere chi sceglie l’archeologia come proprio campo di lavoro. N

on dissimili sono i disagi, in quanto in Italia il finanziamento nei confronti della ricerca non sempre è facile, anzi, assistiamo a continui tagli che danneggiano i ricercatori. Ad ogni modo, la ricerca archeologica a Catania, penalizzata da aspetti e studi un po’ antiquati solo negli ultimi anni si sta sbloccando verso nuove frontiere. Penso all’istituto per i beni archeologici e monumentali (Ibam), ad esempio».

Esistono strutture e aspetti dell’archeologia a Catania ancora poco conosciuti?

« Certamente la città che crediamo di conoscere in realtà conserva molto più di quanto non sospettiamo. Esiste tuttavia una sorta di mappatura delle emergenze archeologiche, liberamente consultabile, in cui sono rappresentati tutti i beni noti attraverso bibliografia e nuove acquisizioni. Tra questi certamente compaiono il tracciato dell’antico acquedotto di epoca romana (datato al I secolo e talora battezzato Aqua Maculnia per via di un suo curatore il cui nome ci è pervenuto grazie ad una epigrafe rinvenuta in antico), parte passante per la città».

L’archeologia nascosta di Catania: alcuni dei resti dell’acquedotto bizantino presente a Piazza Montessori.

L’archeologia nascosta di Catania: alcuni dei resti dell’acquedotto bizantino presente a Piazza Montessori.

«Notevoli sono anche le diverse trichorae di età paleocristiana o meglio tardoantiche. Una di queste si trova in via Santa Barbara, traversa della centralissima via Vittorio Emanuele. Mi piace ricordare anche una recente pubblicazione da parte del professore Dario Palermo, con il quale riteniamo di aver rinvenuto diverse tracce di un edificio da tempo ritenuto ormai perduto, la cosiddetta“Naumachia».

Purtroppo molti ignorano l’esistenza di strutture quali l’antica basilica bizantina nei pressi di Monte Po, le necropoli, aspetti della Catania sotterranea

«Diverse pubblicazioni trattano delle basiliche tardoantiche presenti a Catania e nei dintorni (come appunto alla base del colle di Monte Po), o della necropoli individuata durante gli scavi per le fondazioni dell’attuale edificio “La Rinascente”, importanti testimonianze non esclusivamente per la città di Catania. Altre rimandano alle Terme ed ai Balnei, al cosiddetto Sepolcro di Stesicoro (ritenuto in passato l’edificio sepolcrale all’interno dell’ex convento carmelitano). Tuttavia la ricerca non può e non deve limitarsi alle acquisizioni fin qui note. Vorrei porre un piccolo focus relativo ai due archi che costeggiano la facciata della Chiesa della Immacolata ai Minoritelli: questi infatti sono quanto rimane di un piccolo ambiente termale di epoca romana  vicina all’acquedotto. Questo ambiente divenne chiesa certamente nel Medioevo ed ospitò la cosiddetta “Pietra dei Martiri”, un blocco lavico su cui avvenne la decapitazione di Santo Euplio » .

Ci sono altre strutture di grande importanza: le piramidi dell’Etna, Cuba bizantina di Castiglione di Sicilia, mura Dionigiane di Adrano…

«La conoscenza degli ambienti archeologici in provincia di Catania è frammentaria. In riferimento alla cosiddetta “Cuba bizantina” di Castiglione, recenti scavi hanno messo in luce un piccolo cimitero cristiano databile al XII secolo. Questo determina una datazione più bassa grazie ad un preciso elemento architettonico. Una delle due colonne che costituivano la trifora venne danneggiata. Per tale motivo la base fu rialzata con una tecnica edilizia fin troppo vicina al resto del tessuto murario; le fonti narrano del catastrofico sisma del 1169».

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Un aspetto nascosto dell’archeologia nella provincia di Catania: le mura dionigiane o cicopiche di Adrano. Foto: Gruppo Adrano Dreamers

«Le mura dionigiane di Adrano sono un raro esempio in buone condizioni del sistema difensivo di una polis indigena ellenizzata in quell’area etnea.
Esse costituiscono anche un’importante testimonianza storica relativa alle politiche imperialistiche di Dionisio il Vecchio.
Per quanto riguarda invece le cosiddette Piramidi dell’Etna, si tratta di depositi più o meno spontanei di pietre effettuati durante i lavori di dissodamento del terreno. Da Randazzo a Castiglione di Sicilia se ne contano a decine, tutte con le stesse caratteristiche architettoniche».

Come incrementare l’interesse per l’archeologia nei catanesi giovani e meno giovani che non conoscono e visitano questi beni?

«Spesso l’approccio con l’archeologia viene filtrato dai margini un po’ troppo stereotipati che vedono in chi vi lavora una figura avventurosa e romanzata. L’archeologia è una disciplina complessa ed affascinante. Essa vede nella divulgazione il suo miglior tramite per incrementare la passione anche in chi non conosce che quella immagine convenzionale».

Progetti e proposte sull’archeologia sconosciuta a Catania

«A Catania e provincia sono tante ancora le strutture da scoprire e valorizzare. Andrebbero approfonditi molti aspetti, ma la nascita del Parco Archeologico e di altre istituzioni simili è certamente già un grande passo. Bisogna essenzialmente continuare su questo solco ».

Intervista a Iorga Prato sull’archeologia “ignota” di Catania ultima modifica: 2020-04-02T14:51:31+02:00 da Sabrina Portale
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