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STORIA

La peste a Catania: tra miracoli e concittadini eroi

Peste a Catania - Coronavirus e desolazione a Catania. Foto di: Antonio Arcoria

Catania (e tutto il mondo) sta vivendo dei giorni che, col passare degli anni, diverranno storia. Un’epidemia di entità come il Coronavirus non si vedeva da molto tempo. Rimanendo uniti (ma a debita distanza) ce la caveremo e ne usciremo più forti di prima. Dopotutto #semucchiufotti ed è la storia che ce lo ha insegnato.

La peste a Catania è arrivata più volte, ma la nostra città è riuscita a sconfiggere il demone risorgendo sempre.

Sant’Agata sconfisse la peste a Catania per ben due volte!

La peste colpì Catania per ben due volte: nel 1575 e nel 1743. In entrambi i casi i catanesi devoti alla Santa Patrona di Catania invocarono il suo aiuto per sconfiggere la peste. Nella prima epidemia del ‘500 il Senato decise di portare in giro per la città le reliquie della Santa. Arrivata alla porta di Aci i cittadini devoti si impegnarono in una silenziosa preghiera che proseguì per un’intera notte. All’alba sembrava che la bestia avesse arrestato il suo avanzare. Infatti, nei luoghi dove Sant’Agata era passata i malati guarirono in poco tempo. Nel 1743, arrivata la peste a Messina, i catanesi chiesero nuovamente l’aiuto della Santa Patrona. Catania, in questo caso, rimane immune all’epidemia.

Peste a Catania - il Coronavirus e i catanesi. Foto di: Antonio Arcoria
Immagini che parlano. Il Coronavirus che si scaglia sui catanesi. Foto di: Antonio Arcoria

La peste a Catania nel 1914: in ricordo dell’ufficiale sanitario Privitera

Poco conosciuto e poco raccontato è l’arrivo della peste a Catania nel 1914. Racconti dell’accaduto sono raggruppati nel libro “La peste a Catania nel 1914” scritto dall’ufficiale sanitario del Comune S. Privitera, testimone in prima fila nella lotta contro i nuovi contagi nel ’14. In questo caso, infatti, sarà lui l’eroe che riuscirà a contrastare l’avanzata del virus evitando un’epidemia nel catanese.

La peste arrivò dal mare alla Dogana nel 1914. In pochissimi giorni alcuni impiegati, facchini, scaricatori di porto e i loro familiari furono colpiti dalla peste e morirono. Privitera vide con i suoi occhi il “sangue scuro spumoso” dei cadaveri sezionati. Alla vista del degrado che si consumò in quei giorni, l’ufficiale non si scoraggerò e trovò la strada per contrastare l’arrivo di una possibile epidemia di peste a Catania. Secondo quanto riportato da Privitera, la peste era giunta sulle coste etnee dal piroscafo Polcevera di ritorno dalla Libia. Le pulci, che prima avevano punto i topi, minacciavano le vite dei catanesi.

Peste a Catania - eroi a Catania. Foto di: Antonio Arcoria
Gli eroi ai tempi del Coronavirus: medici, infermieri, Croce Rossa e Misericordia. Foto di: Antonio Arcoria

La forza di volontà che arresterà l’epidemia

Il funzionario iniziò a studiare i cadaveri e varò delle misure burocratiche. Iniziò la disinfestazione delle case dei morti, dell’Isola Dogana e delle zone limitrofe. Cercò i topi dappertutto, li stanò nel sottosuolo, nelle galleria in pietra lavica e si armò di trappole. Queste ultime, chiamate “gabbie Vittoria”, erano così grandi da poter acciuffare fino a 45 topolini: condite da vischio e veleno, i ratti non avevano scampo. Grazie a Privitera e alla sua squadra i morti di peste a Catania furono solamente 11.

La storia di Privitera deve farci riflettere che rimanere uniti e armati di una grande forza di volontà ci aiuterà a sconfiggere anche la battaglia che stiamo combattendo in questi giorni: il Coronavirus.

La vicenda del funzionario Privitera è stata raccontata su La Sicilia nell’Ottobre 2014. Qui un estratto dell’articolo in prima pagina.

La peste a Catania: tra miracoli e concittadini eroi ultima modifica: 2020-04-01T15:34:03+02:00 da Valentina Friscia
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