CIBO

“U viscottu cca liffia”: bontà tipica catanese

U viscottu cca liffia è uno dei dolci tipici della tradizione proposto per la merenda.

In Sicilia amiamo mangiare e creare tante ricette per ogni occasione. Dopo il nostro articolo sulla colazione, che a Catania è stata decretata la più ricca e buona di Italia, vi presentiamo la storia e la ricetta dei “viscotta cca liffia”, una delle merende più antiche e gustose che ancora oggi si preparano e mangiano nella nostra città e in tutta la sua provincia, con varianti diverse da un punto all’altro della nostra Isola.

La merenda di un tempo

Anche ai nostri giorni, la merenda rappresenta uno dei pasti fondamentali della giornata. Non appena le calde giornate estive lasceranno il posto alle fresche giornate e ai pomeriggi di fine settembre, nonne e mamme saranno pronte per preparare ai propri piccoli una delle classiche ricette per le merende siciliane, tra cui trova grande spazio anche la ricetta del biancomangiare, Protagonista diventa il buonissimo viscottu cca liffia. Pochi, genuini ma essenziali gli ingredienti che rendono questo cibo uno dei più amati e consumati da tutti noi, senza differenze d’età.

“U viscottu ca liffia”: 

Si tratta di uno dei biscotti della nostra tradizione culinaria; è preparato con latte, uova, zucchero, farina, strutto, acqua, accompagnato da spezie, cacao o limone, etc. Avete mai assaggiato questa delizia? Se sì sapete di cosa sto palando, le vostre papille gustative saranno attivate mentre state leggendo! Si tratta essenzialmente di un “biscottone” dal cuore morbido, simile alle brioche col tuppo ma dall’impasto molto più duro. La particolarità di questo alimento sta anche nella forma irregolare.

La liffia è la gustosissima copertura al cioccolato al latte, fondente o al limone che ricoopre i biscotti/brioche

La liffia è la gustosissima copertura al cioccolato al latte, fondente o al limone che ricopre i biscotti/brioche. Fonte foto: Cucina.fanpage.it

 La “liffia

La parola “liffiain siciliano indica l’aggettivo italiano lustrata, lisciata. Nel contesto culinario si riferisce alla glassa bianca al limone e zucchero o al cacao, lucida e liscia che rende unico questo dolce. La liffia, in dialetto catanese, indica quindi una “cosa duci” ed esiste anche il verbo corrispettivo: “alliffiari”, usato col significato di addolcire con gesti e parole per convincere qualcuno a far qualcosa o adulare.

La glassa o copertura si realizza in due varianti che danno gusto e sapore inimitabile a questo dolce tipico da merenda, ma usato anche a colazione.

Viscottu ca liffia: l’origine storica

L’origine di questo dolce sarebbe legata ad un preciso evento storico: lo sbarco dei soldati americani in Sicilia nel 1943 che, a quei tempi, venivano genericamente chiamati “bersaglieri”. Da qui nacque questa denominazione per questo biscotto.

Le donne, per gli alleati, vollero realizzazione un dolce, ispirandosi al panettone, unendo la cioccolata che gli era stata donata. Il risultato di questo dolce innesto fra le due componenti fu il “bersagliere”, che entrò presto a far parte della tradizione dolciaria isolana.

Secondo alcune fonti attendibili, “u viscottu cca liffia” sarebbe nato addirittura provincia di Enna, e nello specifico, nel comune di Centuripe, e si sarebbe diffuso in tutta la Sicilia con nomi diversi ma con la stessa ricetta e modalità di preparazione.

Secondo la tradizione, u viscotu cca liffia, nelle sue varianti al cacao e al limone, sarebbe nato in provncia di Enna durante lo sbarco degli americani, nel secondo dopoguerra.

Secondo la tradizione, u viscotu cca liffia, nelle sue varianti al cacao e al limone, sarebbe nato in provincia di Enna, durante lo sbarco degli americani, nel secondo dopoguerra.  Fonte foto: arteallegra

Bersaglieri, Regina, sciatori e…..totò

Questo dolce, in diverse città, ha una denominazione specifica. Troviamo infatti i bersaglieri bianchi e neri, conosciuti anche come Totò o sciatori. Quest’ultima denominazione sarebbe legata alla cittadina di Zafferana Etnea. Si dice che, nel 1924,i biscotti dal cuore morbido, vennero chiamati così probabilmente in riferimento a chi, tornando dall’Etna dopo una sciata, era solito fare un giro nel paese pedemontano e mangiare le specialità tipiche.

Il nome Totò deriva invece da quello del primo ragazzo che li creò, un fornaio che, secondo la tradizione, dopo la visita al cimitero di una sua cara defunta, per consolarsi volle creare un dolce per coloro che avevano subito come lui una perdita. L’altra variante del nome è tatù o tetù (diffusa in Sicilia occidentale). I bersaglieri o totò si portano ancora oggi in dono  a chi ha avuto un lutto.

I viscotta cca liffia sono molto simili alle rame di Napoli, con la differenza che, queste ultime, hanno un impasto tutto al cioccolato e la presenza di pistacchi tritati sulla glassa e il gusto della cannella. La versione bianca al limone ha il nome di Regina.

Un’altra gustosa variante è il biscotto ricoperto con sesamo. Queste specialità venivano preparate principalmente nelle festività di Ognissanti ma oggi sono prodotti durante tutto l’anno e venduti insieme, a coppia.

Ricetta

Per prepararli servono, come già detto, farina, zucchero, strutto o burro, lievito, latte e vaniglia, cacao, zucchero e acqua per la glassa.

Per prima cosa occorre impastare su una spianatoia la farina già setacciata,aggiungendo poi lo zucchero, lo strutto ridotto a pezzetti, le uova e l’aroma di vaniglia. Man mano bisogna aggiungere prima il lievito e poi il latte, fino a ottenere una pasta liscia e omogenea. Occorre lavorarla fino a creare una palla da far riposare in frigorifero per almeno 60 minuti, avvolta in una pellicola.

Trascorso questo tempo, occorre staccare dei tocchetti e modellarli. Bisogna poi cuocere in forno a 200° per circa 10 minuti e poi a 150° per altri 15 minuti. Nel frattempo si può preparare la glassa da versare sui bersaglieri prima che si raffreddino completamente. Per creare la glassa al cioccolato occorrono: cioccolato fondente da sciogliere in un pentolino e uno sciroppo realizzato con acqua e zucchero. Al cioccolato sciolto vanno aggiunti acqua e zucchero. Bisogna poi mescolare continuamente la glassa e lasciarla intiepidire per un quarto d’ora intorno a circa 30°/40°. Dopo questi passaggi la miscela è pronta per essere versata sui biscotti.

Per la glassa bianca servono zucchero a velo e succo di limone. Occorre anche qui mescolare il tutto. Si possono aggiungere scorzette e limone candito. Una volta raggiunti sapore e consistenza desiderata si può versare il preparato sui biscotti.

Una ricetta golosa quella del viscottu ca liffia che ci riporta indietro nel tempo, in quelle cucine piene di odori e sapori inebrianti di cui molti di noi hanno ancora nostalgia. Che aspettate? Gustate questa golosità!

Vedi anche: https://catania.italiani.it/i-sapori-poveri-della-catania-di-una-volta-i-bomboloni/

Fonti:

https://www.gamberorosso.it

http://cucina.fanpage.it/

Foto copertina: http://www.distrettodeadimorgantina.it

Sabrina Port

Autore: Sabrina Port

Laureata in Lettere Moderne e specializzata in Filologia Moderna, con il sogno del giornalismo, scrive da alcuni anni su testate locali, cercando di valorizzare quanto di più bello c’è nella nostra Sicilia e a Catania.

“U viscottu cca liffia”: bontà tipica catanese ultima modifica: 2019-09-23T08:35:58+02:00 da Sabrina Port

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