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Luppìni: alla scoperta del legume tra storie e leggende

Luppìni, legume mediterraneo

«Perciò Zenone di Cizio, pur essendo burbero e rancoroso con i conoscenti, soprattutto quando trincava del vino diventava piacevole e blando. A coloro che cercavano di sapere il perché della sua differenza di modi, Zenone diceva di sperimentare quello che sperimentano i lupini. Anch’essi, infatti, sono amarissimi prima di essere ammolliti in acqua e invece, dopo essere stati abbeverati, diventano dolci e gradevolissimiI deipnosofisti o I dotti a banchetto, Ateneo di Naucrati.

Luppìni: prima l’amaro e poi… il dolce

Luppìni, semplici, “poveri”, amari e poi dolci. Un alimento spesso sfortunato e accostato alla miseria. Un legume disdegnato, passatempo di sagre e di fiere. Il luppìno, al contrario del suo triste passato, oggi potrebbe essere appellato come “sua maestà”. La rivalutazione del legume ha messo in luce le sue caratteristiche: ricco di elementi nutritivi e organolettici. Una manciata di luppìni suscita emozioni, evoca ricordi e… abbassa il colesterolo. Nell’immaginario collettivo la sua immagine è una costante dei venditori ambulanti incontrati ai caselli autostradali o lungo i litorali costieri. Ancora, come non pensare a I Malavoglia di Giovanni Verga e del carico di lupini? (Postilla: recentemente si è dibattuto sulla natura dei lupini del romanzo. Alcuni filologi hanno ipotizzato che lo scrittore catanese intendesse dei particolari omonimi molluschi).

I luppìni fanno parte della nostra storia. Si sposano con  le nostre tradizioni e raccontano della guerra, dei tempi in cui i ragazzini si riempivano le tasche e “piluccavano” buttando le bucce per terra. Protagonisti di antichi detti siciliani come «va cogghiti o vinniti i luppina!» (vai a raccogliere o a vendere i lupini – per sottolineare lo scarso valore dato al legume e alla correlata attività di venditore) e personaggi principali di poesie e leggende. I lupini sono stati coltivati per migliorare il suolo a pascolo, per le qualità terapeutiche e oggi anche per la prevenzione delle malattie cardiovascolari.

Luppìni, Lupinus Albus

Lupinus Albus

Il lupino e le sue leggende

I luppìni sono originari dei Paesi orientali, ma sono stati coltivati fin dall’antichità nelle aree del Mediterraneo e del Medio Oriente. Fonte di proteine, vitamine e sali minerali. Il suo nome viene dal greco, significa “sapore amaro” e proprio su questo sapore si sono intrecciate storie e leggende tra le più affascinanti. Domenico Tempio, il Lu veru piaciri, racconta della maledizione dei lupini ad opera di Cerere dopo aver perduto la figlia Proserpina.

«Lu chianu ingumbra ccu la densa messi di soi palluri la luppina amara: amara in pena, chi fu irriverenti buffuna; ed era duci anticamenti. Fu quannu scunsulata diplurava Cereri la pirduta figghia amata, mentri di pena tutta si pinnava, ca non sapìa cu cci l’avia arrubbata;  purtannu di lu pignu dui gran trava vinni, picch’era notti già avanzata, ad addumarlu nell’accisu focu di l’Etna, a farci lumi in ogni locu.

Luppìni, lupini ornamentali

Lupini ornamentali – Coltivato come ornamento o come foraggio in gran parte dell’Europa e ampiamente naturalizzato

E circannu ogni boscu, ogni cullina, ogni spilunca, ed incavatu sassu, la rumurusa arida luppina cci facìa un scrusci-scrusci ad ogni passu: cchiù non potti suffrìri la mischina di sta buffuna l’insulenti spassu; cci dissi arraggiata pri la stizza: “Pozza pruvari tu la mia amarizza!” E di l’internu tòssicu e amarumi chi nellu cori suscitatu avìa la pirduta sua figghia, a sti ligumi ni fici parti l’irritata dia

Un’altra leggenda racconta della fuga della Sacra Famiglia per salvare Gesù dalla strage degli innocenti decretata da Erode. La storia narra che la Madonna, durante il tragitto, avesse chiesto aiuto alle piante di lupino affinché la nascondessero. La pianta, però, aveva i baccelli secchi e il rumore attirò l’attenzione dei persecutori. La sua condanna? La creazione di frutti amari.

Cristina Gatto

Autore: Cristina Gatto

Mi chiamano Chinaski e come il Perozzi di Amici miei, ho quasi dimenticato che il mio nome è Cristina. Ho una passione viscerale per il cinema e per la musica, colleziono vinili e oltre i libri leggo parecchi fumetti. Amo i gatti (nomen omen). Cos’altro aggiungere? Non pedalo perché non ho voluto la bicicletta, sono irriverente, sempre pronta alla battuta, dotata di autoironia (l’altezza l’avevano terminata) e come Luciano Bianciardi spesso mi domando “chissà se riuscirò a trovare la strada di Itaca, un giorno?”

Luppìni: alla scoperta del legume tra storie e leggende ultima modifica: 2019-07-19T09:39:50+02:00 da Cristina Gatto

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