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Domenico Tempio: un illuminista a Catania

Palazzo Mazza di Villallegra

Spesso capita che la letteratura tenda cristallizzare, e limitare, il genio dell’artista sotto un’unica etichetta. Capuana, per esempio, è stato immortalato come esponente del Verismo; impossibile negarlo, ma altrettanto Capuana è autore di romanzi a sfondo psicologico (Profumo, o ancora Il Marchese di Roccaverdina) e, cosa ancora più insolita, di racconti dedicati al soprannaturale (Il vampiro, per citare il più famoso). Nel corso dei miei studi prima e delle mie letture di piacere dopo, ho più volte dovuto rivalutare la mia idea su un autore, leggendo opere che lo hanno condotto al di là di quella famosa, e restrittiva, etichetta letteraria. A cosa serve questo lungo preambolo?

Vittima di questa “canonizzazione” è stato anche un autore – un poeta – che a Catania è leggenda, e che con la sua opera ha colorito questa città, facendola talvolta arrossire di imbarazzo, talvolta di passione. Questo poeta è Domenico Tempio.

Passato agli annali come il cantore delle poesie vastase, nell’immaginario comune parlare di poesia erotica a Catania vuol dire parlare di Micio Tempio. Ma c’è molto di più, e scopriremo il perché.

Domenico Tempio e la Sicilia del suo tempo

Domenico Tempio «Nacque, crebbe, visse, scrisse, vagabondò, sempre a Catania» (Nino Pino, Domenico Tempio tra Voltaire Rousseau e Giovanni Meli, 1968). Nel 1750, anno della sua nascita, e negli anni a venire, Catania attraversa un momento cruciale della sua storia. Gli avvenimenti catastrofici del secolo precedente rendono necessaria una frenetica ricostruzione; la presenza del principe di Paternò, invece, attira personaggi interessanti in città. Il suo salotto letterario era diventato il punto d’incontro della massoneria settecentesca: in quell’aria di cospirazioni e nel clima illuminato integrato nel circuito della grande letteratura europea, Tempio completò la sua formazione artistica e intellettuale.

Domenico Tempio: un illuminista a Catania

Versi tratti da La Carestia, Mavors Editrice 1967

Dalle poche notizie biografiche sul suo conto, sappiamo che questi fallì tanto la carriera ecclesiastica (avreste mai potuto dirlo!?) che gli studi in giurisprudenza. Fu così che approdò alle materie umanistiche, con studi che spaziano dai classici alle più aggiornate correnti europee, e tra tutte l’Illuminismo. Cominciò presto a comporre i propri versi ed acquistare notorietà: grazie a questi, lo ritroviamo così all’Accademia dei Palladii e nel salotto letterario di cui sopra, del mecenate Ignazio Paternò, principe di Biscari.

Il Positivismo, che in Sicilia sarebbe giunto nel 1800 travestito da Verismo, avrebbe trovato in lui un esponente ante-litteram. Diverse sono le voci, infatti, che parlano di Tempio come artista illuminista e verista; sono state piuttosto le tematiche utilizzate come veicolo della sua poetica a consacrarlo come poeta erotico.

La poetica di Domenico Tempio

Domenico Tempio fu, senza dubbio, più importante poeta siciliano del suo tempo, se non uno degli autori più moderni e innovatori di sempre!

La realtà, cruda e scarna, lontana dalle versioni edulcolorate del coevo movimento dell’Arcadia, è il perno delle sue opere. Erotismo, certo, ma anche e soprattutto satira: pungente e aspra, un modo per raccontare la società senza fronzoli e luoghi comuni. È una poesia che serve a rompere gli schemi, a scuotere la borghesia come il popolo ed incitarli alla ribellione. A ben conoscere la sua storia, poi, cade anche il mito dell’antimoralismo: non pubblicò mai, infatti, gli scritti erotici di sua volontà.

Dulcis in fundo, la maestria nell’uso del linguaggio. Quasi interamente in siciliano, i suoi versi sono in un dialetto ricercato, vicino agli ambienti nobiliari (al tempo non ancora “italianizzati”) tanto quanto al popolo. E proprio a quest’ultimo sono indirizzati gli scritti di satira contro il potere, intrisi di messaggi di libertà. Populismo? Io non credo. Il poeta rivoluzionario era ben consapevole dello stato della sua terra e della sua popolazione. Scrive infatti che la libertà è «un dono micidiale per chi non ha forze e qualità bastanti a poterla sostenere». Il limite, l’origine di ogni male? L’ignoranza, come egli stesso scrive in Ode supra l’ignuranza.

Oltre le poesie vastase

In realtà Tempio era un vero e proprio poeta della ragione, che scriveva del quotidiano tanto quanto del suo pensiero illuminato. La poesia erotica era per lui soprattutto un divertissement, oltre che un esercizio di scrittura; purtroppo, divenne l’unica che lo rese popolare. Ad accrescere la sua fama di poeta licenzioso, inoltre, la censura che colpì i suoi componimenti tra Ottocento e Novecento. Tempio divenne un artista dimenticato o ricordato soltanto per gli aspetti più scandalistici della sua opera. Tutt’oggi, è Wikipedia stesso a dire “Tempio scrisse soprattutto opere poetiche satiriche e licenziose”.

La sua, in realtà, è una una vera e propria critica dei costumi dell’epoca, una condanna a trecentosessanta gradi di una società ipocrita e falsa; punta, piuttosto, al rinnovamento morale e al riscatto degli uomini dalle loro diverse condizioni di miseria. Così, in Mbrugghereidi racconta delle malefatte di un prete disonesto, ne La Maldicenza sconfitta della libertà del poeta e della poesia, e in Lu veru piaciri si batte contro ogni forma di falsità.

Domenico Tempio: un illuminista a Catania

Illustrazione tratta da La Carestia, Mavors Editrice 1967

Il capolavoro: La carestia

Il suo componimento capolavoro, A Caristia, postumo, gli fece guadagnare da parte della critica moderna la definizione di “Dante di Sicilia”. In questo poema trova voce l’epopea del ceto popolare e diseredato di Catania, ridotto alla fame dalla carestia del 1798 e animato da una divampante sommossa. La Carestia, inquietante e personificata, si aggira con il suo carro tra la folla dei pezzenti. Ognuno di loro ha una storia da raccontare, e lo fa con la voce che gli è propria, quella degli abitanti della Civita: ne risulta un quadro di realtà, vita e costumi, che non lascerà indifferente il pubblico intellettuale siciliano. L’opera di Tempio nella sua totalità, ha infatti dato un grande contributo alla letteratura isolana. Con la sua impronta fortemente naturalista, ha messo da parte i lasciti romantici del Settecento-Ottocento, spianando la via al Verismo di fine secolo.

Cari amici lettori, spero lo sappiate già ma voglio comunque condividere con voi questo pensiero. La letteratura è libera: è giusto conoscere le etichette, ma talvolta è più sano dimenticarle. E sta ben oltre i 9 tradizionali CFU: la potrete trovare in una bancarella, acquistando un fortunato libro ad un euro, e poi un altro, e poi un altro ancora.

Natasha Puglisi

Autore: Natasha Puglisi

Dopo aver letto d’ogni, scritto altrettanto, gestito una libreria e compreso la mia vera vocazione, passo al Dark Side dell’editoria: la redazione.
Cosa sapere sul mio conto? Amo la mia città sotto l’Etna, la musica indie, ovviamente la buona letteratura, i viaggi disorganizzati, i biscotti e i pancake (questi ultimi in particolare, li faccio meglio di come faccio i libri). La Sicilia è il mio stato d’animo: non potrei vivere in nessun altro luogo che non le somigli almeno un po’.

Domenico Tempio: un illuminista a Catania ultima modifica: 2017-09-04T11:34:16+00:00 da Natasha Puglisi

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