TRADIZIONI

Lo Zampognaro: il suonatore del Natale per le vie di Catania

Lo zampognaro Sebastiano Nanè. Fonte foto: zampognaro.it

Qualche giorno prima di Natale, mia nonna pagava un anziano contadino delle campagne dell’Aci per venire da noi. Egli, fin da quando era un bambino, suonava la zampogna, gliel’aveva insegnato suo padre. Mia nonna gli chiedeva di passare, quando noi nipoti eravamo lì in casa. Ci faceva addobbare, quindi, il suo albero come fosse un albero della cuccagna. Poi, nel silenzio del tardo pomeriggio, mentre sorseggiavamo un tè caldo, ci iniziava a dire “Vedrete, ragazzi, me lo sento: passerà anche quest’anno…Passerà anche quest’anno!” Immancabilmente, lo zampognaro bussava alla porta e mia nonna apriva.
Noi piccoli, stupiti e contenti, ascoltavamo la sua musica natalizia e lo guardavamo, vestito in quel modo che non si usava più…

Catania e il Natale!

Luci, colori e canzoncine orecchiabili. Stelle rosse nei vasi, pacchetti infiocchettati nelle vetrine, strade affollate. Catania si veste, come ogni anno, per il Natale. Come tutte le città si imbelletta e si aggrazia con luccichii, stoffe dorate e paillette. Lo fa in anticipo di un mese, o poco più. Certo, ormai tutto è business e turismo. Fa comodo rendere la città più festosa, anche se questo avviene molto tempo prima delle fatidiche settimane rosse per eccellenza. Rosse come il Natale, come l’amore (perché a Natale si è tutti più buoni!) e come Papà Noel (Babbo Natale, Santa Claus, Papà Natale, e che dir si voglia..)

Catania e il Natale sono un tripudio di tradizioni che abbracciano la cucina, l’esecuzione dei vari addobbi, le cerimonie e i riti sociali. Come tutte le città del meridione, Catania non fa eccezione ed il suo Natale è, per certi aspetti, rimasto davvero immutato nei tempi. E’ incredibile percepire, forse in questo periodo più di altri, come la nostra città, che sembra ogni giorno più moderna, riesca a conservare elementi del nostro passato intatti. Regalandoci così momenti che, senza dubbio, sono straordinariamente unici. Come lo zampognaro e la sua musica.

Ma chi sarà mai lo zampognaro? 

Molti di voi forse non sanno cosa sia uno zampognaro. Alcuni, è probabile, non hanno presente di cosa stiamo parlando, anche se la parola “zampognaro” magari l’hanno sentita dire a qualcuno oppure l’hanno letta da qualche parte. Quindi, andiamo per ordine.

Lo zampognaro è una figura che con l'avvento del cristianesimo si fa sempre più avanti

Una foto della zampogna e un’immagine antica dello zampognaro con il suonatore di ciaramella (foto da altosannio.it/ wikipedia.org)

Lo zampognaro è colui che suona uno strumento a fiato, molto simile ad una cornamusa: la zampogna, per l’appunto. La zampogna è uno strumento musicale della famiglia degli aerofoni a sacco, dotato di quattro o cinque canne, che vengono inserite in un ceppo, dove viene legato l’otre. L’otre in questione è creato con  un’intera pelle di capra o di pecora. Delle cinque canne, solo due sono strumento di canto, mentre le altre servono ad emettere una nota fissa. Le canne terminano con una linguetta mobile, chiamata ance, da dove il suonatore immette l’aria.

La storia antica della zampogna

La diffusione di questo strumento è da far risalire a epoche molto, molto antiche. Quando ancora gli zampognari, così come figura legata al Natale, non esistevano. E’ documentata, infatti, la dedizione del terribile Nerone, imperatore romano, nel suonare l’utricularium, sicuramente il padre della zampogna.  Nerone e i romani, però, non avevano inventato lo strumento. La sua invenzione si deve alle civiltà greche arcaiche. E la sua diffusione è stata agevolata, dalle conquiste nel nostro territorio, prima quello siciliano e poi del meridione della penisola. Si crede, dunque, che l’origine sia legata al dio Pan.

I sacerdoti greci di questo dio, vollero regalargli uno strumento che fondesse i due elementi del tutto (dio Pan= dio del tutto): il maschile e il femminile. Pan regolava gli elementi e, nel solstizio di inverno, si celebrava la rinascita del Sole. Poi, molti secoli dopo, ci fu la conversione al cristianesimo e molte feste, soprattutto nel meridione, furono regolate secondo i preconcetti biblici. Così, la rinascita del Sole divenne la nascita di Gesù. La zampogna, prima simbolo del dio Pan, divenne uno dei simboli che più sono legati a questa festa.

L’evoluzione della zampogna e degli zampognari

Perché, però, la maggior parte degli zampognari sono contadini o pastori? Semplice, il dio Pan, metà uomo e metà capra, era il dio dei pastori. Questa tradizione è passata da pastore in pastore, da contadino in contadino. Nel periodo della transumanza o dell’attesa del raccolto, essi prendevano le loro zampogne e accompagnavano i lunghi momenti di pausa e silenzio con le note della zampogna.

Col tempo, gli zampognari si strutturarono per effettuare delle vere e proprie peregrinazioni per le vie dei paesi e delle città. In particolare, durante il periodo della Novena, dell’Immacolata Concezione e del Natale. Lo zampognaro, quasi sempre, era in compagnia di un altro suonatore, che suonava la ciaramella. Questi uomini bucolici, strappati alla loro quotidianità solo per questo periodo, percorrevano le vie di Catania, vestiti con i loro abiti tipici. Il repertorio degli zampognari consisteva in semplici melodie popolari, legate alle festività natalizie. Dal 1754, anno in cui Sant’Alfonso Maria de Liguori inventò “Tu Scendi dalle Stelle”, questa fu una delle canzoni che gli zampognari si tramandarono più spesso. Le figure degli zampognari si riunirono soprattutto nelle regioni meridionali dell’Italia (Sicilia, Campania, Calabria, Basilicata e Abruzzo). Oggi sono pochissimi i centri urbani che possono vantare la presenza di zampognari. Catania, e provincia, è uno di questi.

La leggenda di San Francesco

Lo zampognaro è presente in tutti i presepi del meridione e di catania

La leggenda vuole che sia stato San Francesco d’Assisi a introdurre la figura dello zampognaro nel presepe (foto da fapsparma.com)

Molti potranno, però, ancora trovare nei presepi la figura dello zampognaro, posto lì tra un pastorello ed un fornaio. Ecco, pare che ci sia una leggenda legata a questo. Sembrerebbe che sia stato addirittura San Francesco d’Assisi ad introdurre nel presepe lo zampognaro, tra il 1100 e il 1200. Avendo anche il Santo sentito la musica degli zampognari, pensò che non ci dovesse essere elemento migliore da inserire in un presepe. Lo zampognaro rappresenta il lavoro umile, legato alla terra e alla Madre Natura. Tutto in quella melodia ipnotica e piacevole che ti catapulta in epoche lontane, a prescindere che tu le abbia vissute in prima persona o solo ascoltate.

Lo zampognaro ieri e oggi a Catania

A Catania, fino agli anni ’60-’70, non era insolito vederli suonare per qualche negozio del centro, girare per i quartieri più popolosi. La gente che stava a casa, allora, li chiamava e li accoglieva nelle loro case, così come faceva mia nonna. Poi c’era il momento dell’offerta, ma lo zampognaro spesso accettava anche cibo. Ancora oggi per qualche via della città si sente, ad un tratto, il richiamo inequivocabile di uno zampognaro, anche se è una tradizione che difficilmente sopravvive.

Oggi, non è difficile vedere qualche extracomunitario farsi carico della tradizione; vederlo suonare per le strade con la sua zampogna. E questo rende lo zampognaro una figura ancor più magica: ancora un umile, della società moderna, continua a tener viva una di quelle tradizioni di Catania, e della Sicilia, che il tempo sta irrimediabilmente cancellando dalle memorie.

La zampogna oggi è diventata anche ecosostenibile, ha abbandonato il suo rivestimento in pelle di pecora e ha indossato i panni di vecchi copertoni e materiali riciclati, che più si adattano al ruolo.

Mia nonna ogni Natale invitava a casa uno zampognaro, per suonare la sua zampogna e la sua ciaramella. Era vestito in un modo che non si usava più e, ogni tanto, ci portava anche qualche uova fresca della sua gallina prediletta. Oggi, passeggiando per via Etnea l’ho risentita, pensavo di sbagliarmi ed, invece, mi sono girata ed eccola. Una zampogna con il suo zampognaro. Era vestito di tutto punto, con in braccio l’ingombrante strumento, suonava a perdifiato.

E mi son detta che qui, a Catania, c’è ancora tempo per le tradizioni.

“Quando una tradizione raccoglie abbastanza forza per andare avanti per secoli, non può essere cancellata in un giorno solo.”
Chinua Achebe

Manuela de Quarto

Autore: Manuela de Quarto

Sono nata a Catania, in Sicilia. Ho scoperto che amavo leggere quasi subito. Leggevo di tutto, rubavo i libri alle mie sorelle più grandi o li prendevo in prestito da parenti e amici. Leggevo libri e mangiavo limoni, entrambe le cose mi stavano portando dritto alla morte, sarà il destino delle grandi passioni!
E poi un giorno, avrò avuto circa dieci anni, ho scritto la mia prima storia: da lì non ho più smesso, né di scrivere né, ovviamente, di leggere e mangiare limoni.

Lo Zampognaro: il suonatore del Natale per le vie di Catania ultima modifica: 2018-11-29T09:24:12+00:00 da Manuela de Quarto

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