PERSONAGGI

La tenera storia di Orazio Di Grazia, il “vecchietto in bici”

Di Grazia Foto Profilo

“La bicicletta è la mia libertà, nessuno può capire, è l’unica cosa di cui ho assoluto bisogno, è un impulso più forte di me, è la mia vita. Io ho la bicicletta, la strada, il cielo, il vento…il resto non conta”
-Orazio di Grazia-

Oggi vi vogliamo raccontare una storia che può sembrare anacronistica nell’era della tecnologia, dei social, della globalizzazione e del progresso, una storia che ha per protagonista un uomo semplice, che commuove per i sentimenti e per il messaggio che veicola. A dieci anni dalla sua scomparsa ricordiamo Orazio Di Grazia,  conosciuto con l’epiteto “il vecchietto in bici”, famoso personaggio particolare dell’hinterland catanese. Orazio e la sua bicicletta sono stati per anni l’uno il compagno inseparabile dell’altra. Come una persona vivente la accompagnava, accudiva e non se ne separava mai.

Di Grazia

Orazio Di Grazia era conosciuto come il vecchietto della montagna, uno dei personaggi tipici che legano la propria storia a quella del Mongibeddu. Fonte foto: www.facebook.com/labicisottoilvulcano/

 “Il vecchietto del Vulcano”

Orazio Di Grazia è stato un figlio dell’Etna, uno speciale, non a caso chiamato il “vecchietto del Vulcano”“un personaggio sicuramente straordinario nel territorio è il misterioso “vecchietto”, (…) un anziano e curioso signore, magrissimo, che ogni giorno scende con la sua bicicletta dalla zona di Nicolosi a Catania per vendere al mercato, prodotti naturali. Anche lui può essere, a ragione, considerato un mito: ogni sera torna a casa spingendo la bici in salita per tutto il tragitto, fatto anche di tratti impervi e in grande pendenza. Lo si può incontrare spesso anche di notte, quando compare improvvisamente – come un fantasma d’altri tempi venuto dal nulla – sul bordo della strada nel buio più fitto, mentre con il busto piegato praticamente a novanta gradi compie la sua incredibile fatica quotidiana.

Orazio, è considerato il primo cicloattivista a Catania, proprio perché viaggiava solo a bordo della propria bici, comprata pezzo per pezzo, grazie ai suoi guadagni. Lavorava sodo, tutti i giorni, per curare con amore un piccolo terreno che per lui era il suo tesoro. Percorreva quotidianamente 20 km con in groppa alla bici arrugginita, con 40/50 kg di ortaggi e altri oggetti, col sole e con la pioggia.

Una romantica leggenda

La sua storia quotidiana ha colpito giovani e meno giovani che lo vedevano chino sulla bici che tanto amava, dando vita ad una romantica leggenda. Di Grazia, da uomo di altri tempi, non ha voluto far parte del folle mondo moderno. Era solito dire: “noi dobbiamo cercare d’invertire questa follia  (…) migliorare giorno dopo giorno e renderlo un mondo poetico, emozionale, pulito, sicuro e felice”.  Quest’uomo ha voluto spingere la sua bici fino all’età di 85 anni, con la testa china, il berretto, il giubbotto arancione, gli stivali,che lo rendevano riconoscibile a tutti gli automobilisti e non. Percorreva le vie di Catania, arrivava ad Ognina, saliva da Canalicchio, passava da Gravina e Mascalucia per raggiungere Nicolosi. A lui, Alessandro Marinaro ha dedicato un documentario, realizzato assieme a Fabrizio Famà dal titolo “La bici sotto il vulcano”, con la regia del catanese Franco Maricchiolo, sotto forma di video intervista. Il film si interroga sul perché di questo suo percorso, ricostruendo progressivamente la vita, le abitudini, i pensieri, le emozioni più radicate e profonde di questo personaggio fuori del comune. “Un personaggio dotato di grande lucidità e di una profondità di pensiero che mi ha davvero spiazzato, fugando diversi dubbi che avevo anche sulla sua figura e soprattutto demolendo una serie di pregiudizi che alcuni potevano avere nei suoi confronti” queste le parole del regista prima della proiezione durante l’’Etna film Festival del 2017.

Un personaggio atipico, forse un po’ folle, dalla vita inconsueta che ha colpito per il suo carattere schivo, per la sensibilità, tenacia ed austerità. Visita la pagina Facebook a lui dedicata: https://www.facebook.com/labicisottoilvulcano/

Biciclette

La bicicletta è stata il mezzo attraverso cui, Orazio Di Grazia, si è spostato da Nicolosi a Catania per tutta la vita. Fonte: albergodeimedaglioni.com

Una vita dedita al lavoro

Orazio nato a Linera nel 1923, da padre carrettiere e madre sarta, condivideva la casa con cinque fratelli. Sin dall’età di 8 anni cominciò a lavorare, portando latte a domicilio. Con questo lavoro assemblò la sua prima bicicletta. Partecipò alla seconda guerra mondiale, combattendo in Jugoslavia. Al suo ritornò si spostò da Catania a Bolzano, dove lavorò come finanziere. Alla fine della sua carriera, ritornò a Catania e comprò un piccolo podere fra Mascalucia e Nicolosi, vicino al cimitero. Si alzava alle 3/4 del mattino, caricava la merce, e percorreva quella strada. Lavorava 16 ore al giorno, con fatica e senza lamentarsi. Mangiava un pezzo di pane e un grappolo d’uva e si addormentava. L’indomani si ricominciava: comprava frutta, pesce, pane, carne. Spesso durante i suoi spostamenti è stato investito. Orazio è venuto a mancare il 4 novembre 2008, dopo una vita di sacrifici, sofferenze e ricordi nostalgici.

Un uomo e la sua bicicletta

Un’immagine spiccatamene poetica quella di Orazio e il suo veicolo. Egli non volle mai imparare a guidare un’automobile. Questo strambo personaggio è divenuto simbolo del legame inestricabile tra uomo e bicicletta, con cui ha dato vita ad una storia unica: con lei ha percorso tanta strada. Aveva anche pensato di fare il giro del mondo in bici, ma avendo paura di non trovare la strada e di perdersi, ha accantonato quest’idea. Ha poi percorso anche la Catania-Enna,di 216 chilometri tra andata e ritorno. Per otto mesi, senza mai saltare un giorno. 216 per 240 giorni fanno 51.840 chilometri. Spesso qualcuno, vedendolo in quelle condizioni, gli offriva un aiuto. Orazio lo rifiutava sistematicamente. Per lui fare quella pedalata/camminata era la sua vita. Non  avvertiva neppure la fatica di quei chilometri.

Il vecchietto seduto sulla sedia

forse in vita mai ha pedalato

ma ne racconta fuori dalla media

come quando in solitaria è andato

Di Grazia 2

 Una storia d’amore per Graziella

Quella del “vecchietto con la bicicletta” è anche una storia d’amore, che Orazio provava per la sua Graziella. I due dovettero lasciarsi per via della guerra. La loro relazione era inoltre ostacolata dal padre della ragazza che le aveva destinato un cugino ricco. Durante gli anni della guerra, Graziella lo aspettò, scrivendogli delle lettere. Il padre, per indurla al matrimonio, la convinse che Orazio era morto in combattimento lì in Jugoslavia. Dopo qualche tempo, Orazio tornato a casa, venne a sapere dalla madre che l’amore della sua vita l’aveva aspettato, era stata cacciata via da casa e che poi era stata costretta a sposarsi. Graziella appena seppe del suo ritorno, incolpandosi di non averlo aspettato, si ammalò di anoressia, fino a morire. Addolorato per la perdita del grande amore, Orazio non volle più alcuna donna, per rispetto di questa ragazza che non si era potuta godere la vita. E non poteva non chiamarsi che Graziella la sua bici, che fu l’unica compagna di vita per Orazio.

Riconoscimenti e tributi

Dopo la sua scomparsa, Orazio viene ricordato ogni anno da tanti ciclisti che gli rendono una sorta di omaggio, durante le loro passeggiate, posteggiano le loro bici davanti al suo terreno.

L’8 novembre 2015 venne organizzata una pedalata“Catania-Nicolosi” in suo ricordo per opera dell’associazione “Lungomare liberato”, in collaborazione con “Ruote libere” e “Piazza Stesicoro Liberata”.

Nel 2016 la sua storia è stata ricordata durante un’edizione del Lungomare Liberato, di fronte alla postazione di Gianbike, nei pressi del Monumento ai Caduti. Chissà se Orazio avrebbe percorso anche lui la discussa pista ciclabile.

L’artista Corrado Floridia, gli ha dedicato un quadro, un olio su tela, intitolato: “Il vecchio con la bicicletta” .

Sarebbe bello che si ricordasse questo personaggio con un piccolo monumento raffigurante la sua amata due ruote. Orazio Di Grazia è stato allo stesso tempo, uno dei più grandi ciclisti e sognatori dei nostri tempi.

I catanesi e gli abitanti dei paesini limitrofi che lo hanno conosciuto, continuano a ricordarlo con immutato affetto e nostalgia malinconica.

Ci piace immaginarlo pedalare su sentieri stupendi insieme alle sue due Graziella.

Vedi anche: https://catania.italiani.it/scopricitta/la-vendemmia-storie-riti-e-tradizioni/

https://catania.italiani.it/scopricitta/la-leggenda-di-billonia-la-fioraia-della-villa/

Fonti:

https://newsicilia.it/
http://ilvulcanico.it/
http://alessios4.blogspot.com
http://www.repubblica.it/
http://nicolosipedia.altervista.org
https://www.facebook.com/pg/labicisottoilvulcano/posts/

“La mia Etna. Dialogo con la Muntagna” (Giuseppe Maimone Editore, pag.90-91), pubblicato a novembre del 2004

Sabrina Port

Autore: Sabrina Port

Laureata in Lettere Moderne e specializzata in Filologia Moderna, con il sogno del giornalismo, scrive da alcuni anni su testate locali, cercando di valorizzare quanto di più bello c’è nella nostra Sicilia e a Catania.

La tenera storia di Orazio Di Grazia, il “vecchietto in bici” ultima modifica: 2018-11-20T09:57:15+00:00 da Sabrina Port

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