MONUMENTI

Tarocchi del Castello Ursino: testimonianza storica di raro valore

Catania, crocevia di secoli, ombrosa e lucente, racchiude tra le sue mura splendidi tesori. Conservati e perduti nell’abisso della memoria collettiva, i tarocchi del Castello Ursino rappresentano una testimonianza storica di raro valore. Una storia che parla di  opere d’arte dipinte a mano e miniate in lamina d’oro. Degli artisti ferraresi, dei monaci benedettini e ancora una volta del V Principe di Biscari.

Sul gioco dei tarocchi molto è stato scritto e altrettanto è stato detto; nato come gioco di presa, è diventato successivamente lo strumento di studio e pratica delle arti ermetiche. Tante le definizioni che sono state date e parecchi gli studi al riguardo. Alejandro Jodorowsky, artista cileno, poliedrico e tra i più prolifici, ha dedicato molto del suo tempo allo studio della cartomanzia. Leopoldo Cicognara, storico dell’arte, invece, scriveva di come “il cui significato si muta, e si alterna a guisa delle lettere di un alfabeto secondo la varia loro disposizione”. Curiosa, inoltre, la definizione (fonte: Giochi di carte e cartai in Sicilia dal XV al XX secolo di F. Lo Piccolo – in Kalos-Arte in Sicilia, n.4, 2002, Gruppo Editoriale Kalos) data dai detenuti dello storico carcere della Vicaria di Palermo che per parlare dei tarocchi siciliani, dicevano di trascorrere le ore a “sfogliare il libro di quaranta pagine”.

Tarocchi del Castello Ursino. Fonte: LUDUM - Science Center Catania

Tarocchi del Castello Ursino. Fonte: LUDUM – Science Center Catania

“…c’è un numero finito d’elementi le cui combinazioni si moltiplicano a miliardi di miliardi…”

Appare evidente come i tarocchi siano paragonati ad un libro, ad una raccolta di pagine che mischiate fra loro possono raccontare di volta in volta, una diversa storia. Attingendo al personale, con una breve parentesi, posso ben affermare di non aver mai subito il fascino delle arti ermetiche, ma leggere dei tarocchi come un libro ha oltremodo stimolato la mia curiosità. Uno dei romanzi brevi più belli che abbia mai letto, parla proprio dei tarocchi. Italo Calvino in “Il Castello dei destini incrociati” accompagna la narrazione alla riproduzione delle carte. Dalle varie combinazioni scaturisce un differente racconto.

“…non c’è un tutto dato tutto in una volta: c’è un numero finito d’elementi le cui combinazioni si moltiplicano a miliardi di miliardi , e di queste solo poche trovano una forma e un senso e s’impongono in mezzo a un pulviscolo senza senso e senza forma, come le settantotto carte del mazzo di tarocchi nei cui accostamenti appaiono sequenze di storie che subito si disfano.” Alcuni tarocchi hanno conosciuto un importante ruolo nell’arte. Realizzati e dipinti a mano, spesso venivano commissionati come prezioso regalo di nozze o in altre importanti occasioni. I tarocchi del Castello Ursino sono riconducibili agli artisti di Ferrara della seconda metà del 1400.

Tarocchi del Castello Ursino. Fonte: LUDUM - Science Center Catania e Operaincerta

Tarocchi del Castello Ursino. Fonte: LUDUM – Science Center Catania e Operaincerta

I tarocchi ferraresi

Della tipologia dei tarocchi ferraresi, riconducibili agli artisti del seconda metà del 1400, ne esistono soltanto cinque. I tarocchi detti di “Carlo VI”(Bibliotheque Nationale di Parigi); gli “Estensi o di Ercole I d’Este” (Biblioteca Beinecke di Yale); i tarocchi della “Collezione Rothschild” (Museo del Louvre a Parigi tranne una nel Museo Civico di Bassano del Grappa); i tarocchi del Castello Ursino e dieci carte in possesso di un anonimo collezionista milanese. Sono tutti realizzati in cartoncino spesso e pressato. Lo sfondo è realizzato con la tecnica della foglia d’oro lavorata a punzone; il primo piano è dipinto a mano con colori a tempera.

I tarocchi del Castello Ursino: un’opera d’arte

I tarocchi del Castello Ursino, quindici carte in tutto, possiedono dimensioni ragguardevoli per fini artistici e celebrativi di cui ho accennato poco prima; misurano 180 x 90 mm. Appartenevano alle collezioni del Museo Biscari di Ignazio Paternò Castello, Principe di Biscari e a quello dei Padri Benedettini di San Nicolò l’Arena. Negli ultimi trent’anni non hanno conosciuto la giusta visibilità tranne sporadiche e brevi mostre come quella al Castello Estense di Ferrara (dicembre 1987-gennaio 1988) o come “Pezze di storia” curata da Marella Ferrara nel 2001.

Le piccole opere d’arte sono fruibili fino al 10 ottobre con la mostra “L’istinto della formica“, nella sala “Il nucleo dei dipinti Del Piano”. Nel dettaglio: Quattro Trionfi: Il Mondo, il Carro, L’Eremita e la Temperanza provenienti dal Museo Biscari; tre Carte di Spade: Il Re, l’8 provenienti dalla collezione Benedettini e il 7 da Biscari. Seguono le due Carte di Bastoni: il 9 per Biscari e il 6 per i Benedettini. Tre Carte di Coppe: Asso e Fante per Biscari, il 10 per i Benedettini. Tre carte di denari con 2 e 8 per Biscari e il 7 per i Benedettini. Finita la mostra, si spera che in un futuro non molto lontano, venga allestito un nuovo spazio per poter beneficiare della vista di questi capolavori.

Cristina Gatto

Autore: Cristina Gatto

Mi chiamano Chinaski e come il Perozzi di Amici miei, ho quasi dimenticato che il mio nome è Cristina. Ho una passione viscerale per il cinema e per la musica, colleziono vinili e oltre i libri leggo parecchi fumetti. Amo i gatti (nomen omen). Cos’altro aggiungere? Non pedalo perché non ho voluto la bicicletta, sono irriverente, sempre pronta alla battuta, dotata di autoironia (l’altezza l’avevano terminata) e come Luciano Bianciardi spesso mi domando “chissà se riuscirò a trovare la strada di Itaca, un giorno?”

Tarocchi del Castello Ursino: testimonianza storica di raro valore ultima modifica: 2017-10-05T09:26:12+00:00 da Cristina Gatto

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