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Musica tradizionale siciliana: l’intervista a Giorgio Maltese

Musica tradizionale siciliana: strumenti di Giorgio Maltese

Un viaggio alla scoperta della musica tradizionale siciliana. Un mondo fatto di artisti, di strumenti musicali, di storia e di cultura.  L’intervista a Giorgio Maltese, musicista polistrumentista che da oltre dieci anni svolge un’intensa attività di ricerca sugli strumenti tradizionali siciliani. 

Giorgio Maltese, com’è nata la passione per la musica tradizionale siciliana?

Una sorta di imprinting musicale è avvenuto alle elementari durante uno spettacolo per scuole di un cantastorie che suonava il marranzano. Folgorato da quello strumento cominciai a suonare dalla mattina alla sera uno scacciapensieri souvenir che i miei genitori avevano a casa, uno di quelli fatti in fabbrica, verniciato rosso luccicante, made in Austria. Poco siciliano, ma andò bene lo stesso per cominciare. Nel 2005 in occasione del primo Marranzano world festival incontrai Fabio Tricomi, polistrumentista virtuoso del marranzano.

Grazie a lui ho iniziato ad approfondire lo stile siciliano e seguendo il suo consiglio comprai uno strumento vero e proprio a Resuttano da Giuseppe Alaimo, un grandissimo costruttore di marranzani purtroppo scomparso da qualche anno. Così il marranzano fu la chiave d’accesso per il mondo della musica tradizionale siciliana. A poco a poco altri strumenti entrarono nella mia vita, prima il tamburello, poi i flauti di canna, il mandolino, l’organetto, la zampogna etc…

Vuoi sfatare il mito che vede la musica tradizionale siciliana e quella folcloristica come un’unica cosa?

Quando si parla di Folklore, nel suo significato originale, si parla dell’insieme di tradizioni, usi e costumi di un popolo. Oggi però se parliamo di musica folkloristica ci riferiamo ai gruppi folkloristici e al loro repertorio di canzonette e tarantelle d’autore, rigorosamente eseguite in costume, che nulla ha a che vedere con la musica tradizionale. Il paradosso è che ormai ci sono da così tanto tempo che a loro volta sono quasi diventati una tradizione! Per analizzare questo fenomeno dobbiamo andare indietro nel tempo di circa un secolo.

La strumentalizzazione a fini turistici della musica siciliana cominciò in posti come Taormina, in cui già alla fine dell’800 orchestrine di mandolini suonavano per i turisti. Ma è durante il ventennio fascista che si consolida la formula del gruppo folkloristico, attraverso le riprese dell’istituto luce. Quando la propaganda voleva mostrare una Sicilia in cui si era tutti allegri, festosi e canterini, tutti a fare balletti coreografati coi nastrini ai tamburelli. Oggi il gruppo folkloristico rimane una sorta di pacchetto turistico da sagra, che purtroppo si è imposto nella mente dei siciliani come simbolo d’identità culturale, che niente ha a che vedere con la musica tradizionale.

Musica tradizionale siciliana: Giorgio Maltese

Musica tradizionale siciliana: Giorgio Maltese

Quest’ultima è invece una musica antica, tramandata oralmente e legata in maniera viscerale ai contesti nei quali si è sviluppata. Parliamo quindi di serenate, stornelli, canti di sdegno, dei canti polivocali che si eseguivano durante il lavoro nelle campagne, dei flauti di canna suonati dai pastori, delle musiche delle sale da barba dove non mancavano mai chitarra, mandolino e violino. Purtroppo ci è stata imposta una cultura che ha accantonato tutto ciò che faceva parte della nostra tradizione. E’ un discorso che vale non solo per la musica.

L’arte di suonare e di costruire strumenti tipici di qualità sta andando scemando. Tu costruisci strumenti di canna come friscaletti, flauti, clarinetti e zammaruni…

Se parliamo di friscaletti, in realtà ci sono tantissimi suonatori e costruttori ma quasi tutti provengono dal mondo folkloristico di cui abbiamo parlato precedentemente. Oggi si ricerca nella costruzione soprattutto un volume altissimo e nell’esecuzione velocità e virtuosismo. Niente a che vedere con i flauti tradizionali che erano caratterizzati da uno stile molto più lento e cadenzato e un suono più dolce e legato. Io nei miei strumenti ricerco un suono più antico, più pastorale, sia a livello timbrico e sia a livello di accordatura. Molto spesso ogni suonatore era anche costruttore e spesso ognuno aveva un suo modello che poteva distinguersi per il numero dei fori, per la diteggiatura e soprattutto per la scala di note usata.

Negli anni ho raccolto un bel numero di flauti siciliani antichi o realizzati oggi da pastori provenienti direttamente dal mondo tradizionale. Ognuno è unico e ha una sonorità propria! D’altronde non c’era mai uno standard nella tradizione, anche se spesso a seconda della zona di provenienza potevano riscontrarsi determinate tipologie di flauti. Costruisco diversi modelli di friscaletti ispirandomi a strumenti raccolti in giro per la Sicilia, come 7+2, 6+2, 6+1, flauti doppi (frautu a paru) e clarinetti ad ancia semplice (sampugne, cannizzola, zammaruni). Ultimamente ho rinvenuto a Campobello di Licata un modello rarissimo di friscaletto con soli 3 fori di sopra e uno di sotto. Durante la costruzione utilizzo esclusivamente un buon coltello affilato, senza usare carta vetrata, lime e colla. Il prossimo passo sarà la realizzazione di marranzani!

Il marranzano è suonato in tutto il mondo e fa parte degli strumenti armonici naturali; non ha tasti ed ha un’unica sorgente sonora. Quello siciliano però ha alcune peculiarità che lo diversificano dagli altri, dico bene?

Il marranzano siciliano è unico al mondo sia dal punto di vista costruttivo che esecutivo. E’ l’unico scacciapensieri in cui la linguetta viene inserita in un foro realizzato nella cornice e fissata a martellate. Anche in Norvegia e in Spagna tradizionalmente la linguetta viene si inserita in un foro, ma fissata inserendovi uno spessore di metallo. Chissà che non ci sia una correlazione tra questi due procedimenti considerato che dalla Sicilia sono passati sia normanni che spagnoli.

In tutto il resto del mondo viene realizzata una piccola tacca nella cornice, la linguetta viene poggiata e agli angoli della tacca vengono ribattute delle alette in modo da fissarla. Ma la cosa che più distingue il marranzano dagli altri scacciapensieri è che solo in Sicilia veniva usato per accompagnare i canti dei contadini. Una delle forme più antiche di serenata in Sicilia era proprio quella voce e marranzano. Ovviamente non mancavano all’occorrenza i canti di sdegno!

Musica Tradizionale Siciliana

“Niente a che vedere con i flauti tradizionali che erano caratterizzati da uno stile molto più lento e cadenzato e un suono più dolce e legato.”

Quanto sono importanti le radici per Giorgio Maltese?

Fin da piccolo ho subito il fascino dei racconti dei nonni, storie di campagne, di masserie, storie di vita legate alla terra. La musica tradizionale si è sviluppata in questo contesto culturale e quando durante le mie ricerche vado ad incontrare i suonatori anziani, rivivo, grazie ai loro racconti e alle loro musiche, quel mondo autentico. La ricerca della musica tradizionale diventa quindi pretesto e veicolo per una ricerca più ampia; la ricerca di queste radici che sento affondare nella cultura di questa terra.

Quali sono i tuoi attuali progetti musicali?

Principalmente ho due importanti progetti in lavorazione. Il primo è una compagnia di canto siciliano che ripropone serenate, stornelli e canti polivocali, la maggior parte dei quali appresi direttamente da cantori della tradizione. L’altro è un progetto principalmente strumentale incentrato sul recupero delle musiche da ballo. Anche qui il repertorio è frutto di una personale ricerca sul campo.

Hai tenuto diversi workshop. Suoni in giro per l’Italia, ma so che hai suonato anche all’estero. La magia della musica tradizionale siciliana sicuramente affascina e abbraccia il pubblico di ogni età. Come vivi e quanto ti danno queste esperienze a livello umano?

In dieci anni di attività, ho suonato un po’ ovunque e con diverse formazioni e ho avuto modo di notare un crescente interesse per gli strumenti tradizionali. Molti giovani stanno scoprendo questa musica e cominciano ad avvicinarsi soprattutto al marranzano e al tamburello. Dare la possibilità di scoprire la musica siciliana è diventato un obiettivo fondamentale della mia attività musicale. Lavoro spesso con le scuole, specie elementari, e mi riempie di soddisfazione vedere l’interesse e lo stupore dei bambini di fronte a questi strumenti che in pochissimi conoscono. Speriamo che qualcuno memore di queste esperienze musicali vorrà cominciare a studiare la musica tradizionale. Un po’ come successe a me grazie a quel cantastorie. Che se non fosse stato per lui probabilmente mi sarei dato al metal.

Cristina Gatto

Autore: Cristina Gatto

Mi chiamano Chinaski e come il Perozzi di Amici miei, ho quasi dimenticato che il mio nome è Cristina. Ho una passione viscerale per il cinema e per la musica, colleziono vinili e oltre i libri leggo parecchi fumetti. Amo i gatti (nomen omen). Cos’altro aggiungere? Non pedalo perché non ho voluto la bicicletta, sono irriverente, sempre pronta alla battuta, dotata di autoironia (l’altezza l’avevano terminata) e come Luciano Bianciardi spesso mi domando “chissà se riuscirò a trovare la strada di Itaca, un giorno?”

Musica tradizionale siciliana: l’intervista a Giorgio Maltese ultima modifica: 2017-09-08T13:26:30+00:00 da Cristina Gatto

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