PERSONAGGI

L’innovazione linguistica e tematica dell’opera del “catanese” Vitaliano Brancati

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Vitaliano Brancati è stato scrittore, saggista, drammaturgo, sceneggiatore tra i più importanti del Novecento italiano, di cui divenne personaggio chiave. Insieme a Ercole Patti forma la diade denominata “i maestri dell’eros”. Fu mentore di Leonardo Sciascia e Gesualdo Bufalino.

Brancati nacque a Pachino, comune della provincia di Siracusa, da una famiglia borghese: il padre era infatti avvocato in prefettura. La famiglia si trasferì in varie città della Sicilia orientale per approdare infine a Catania. Vitaliano aveva appena tredici anni quando arrivò nel capoluogo etneo, che diventerà il luogo della sua formazione e assumerà un ruolo chiave nella sua opera. Il periodo catanese è fondamentale, tanto che Brancati è da molti considerato come lo scrittore catanese per eccellenza, per aver ritratto magistralmente le caratteristiche di questo particolare “tipo” umano.

Si laureò alla Facoltà di Lettere dell’Università di Catania nel ’29 con una tesi su Federico De Roberto. Cominciò poco dopo la carriera di scrittore, giornalista, sceneggiatore, affiancandola a quella di insegnante.

L’attivismo politico e i contatti con la cultura italiana ed europea

Brancati si trasferì a Roma, dove collaborò con varie riviste e giornali fascisti. I suoi interessi andavano dalla letteratura al teatro fino al cinema. Nel corso della sua carriera scrisse per Alberto Sordi, Totò, Zampa, Blasetti e Rossellini. Secondo alcuni studiosi del cinema, Brancati fu l’apripista della commedia erotica.

Vitaliano Brancati fu uno degli uomini e scrittori più dotati di umorismo e senso del comico: più di altri, egli ha saputo descrivere alcune caratteristiche umane del siciliano. Le cifre della sua scrittura sono infatti l‘ironia, la satira, la ragione illuministica. Il suo fu un modo di scrivete sottile e fustigatore, parodistico. Dall’iniziale adesione al Fascismo, Brancati passò alla feroce critica e avversione.

Grande influsso esercitarono su di lui: Joyce, Proust, Gide, Eliot, Mann e Gogol. Entrò in contatto con i maggiori scrittori del tempo, soprattutto con Alberto Moravia. Tenne anche una rubrica intitolata Lettere al direttore pubblicata nella rivista “Omnibus” di Leo Longanesi.

Anna Proclemer Vitaliano Brancati

Lo scrittore Vitaliano Brancati sposò l’attrice Anna Proclemer nel 1946 ed ebbe una figlia,  Antonia, che dai genitori ha ereditato l’amore per la scrittura e il cinema. Fonte foto: http://m.dagospia.com.

Il Matrimonio con l’attrice Anna Proclemer

Nel 1934 Vitaliano tornò in Sicilia; vinse il concorso per l’insegnamento negli Istituti Magistrali, divenendo docente di una scuola di Caltanissetta, dove ebbe come alunno Sciascia.

Nel 1940 vi fu il primo incontro, al teatro dell’università di Roma, dello scrittore con la bellissima attrice ventenne Anna Proclemer, che aveva letto e ammirato alcuni dei suoi innovativi romanzi. Brancati le dichiarò il suo amore in una lettera, ma l’attrice lo rifiutò per dedicarsi alla sua nascente carriera artistica. Nel 1945 la Proclemer scese a  Catania  per la ripresa del film “Malìa” e tornarono a frequentarsi. I due si sposano nel 1946; nel 1947 nacque la figlia Antonia, anche lei scrittrice e attrice. Nel 1953 la coppia si separò. Vitaliano Brancati morì il 25 settembre del 1954 a Torino a seguito delle complicazioni di un’operazione toracica.

Ecco le parole che la Proclemer ha dedicato a Catania negli anni trascorsi accanto al marito:

“Non ho più amato la Sicilia come in quei giorni. Anzi in quelle notti. Passeggiavamo fino all’alba in una
Catania magica e astratta, che forse avevamo inventato insieme, perché non l’ho più ritrovata. Mi
presentò certi suoi strani amici, straordinari personaggi di provincia, pieni di manie, di tic, di grandezza,
talvolta di genialità, che tante volte lo avevano ispirato nella sua opera. Mi insegnò ad amare Chopin,
Bellini, Keats, Leopardi. M’insegnò soprattutto l’idea di una vita insieme”.

La “trilogia del gallismo” di Vitaliano Brancati

Le opere che hanno dato maggior successo a Brancati sono: “Don Giovanni in Sicilia” (1940), “Il Bell’Antonio“(1949), “Paolo il Caldo” (1952), rimasto incompiuto, che costituiscono la cosiddetta trilogia del Gallismo, termine coniato da Brancati  per indicare satiricamente la vanità erotica degli uomini in genere e dei siciliani in particolare, quel loro sentirsi, e vantarsi di essere «bravi nelle faccende d’amore». Il gallismo dà forma all’impotenza: nel Don Giovanni in Sicilia di tipo psicologico, nel Bell’Antonio di tipo fisiologico.

Brancati riprende il tòpos del seduttore, corteggiatore, conquistatore, donnaiolo, proponendolo in maniera estremamente innovativa, grazie all’antifrasi.

La Catania di Brancati

Brancati colloca i suoi antieroi nell’amata città di Catania, che conosce dal di dentro come nessun altro. Si dice che catanesi si nasce. Qualcuno sostiene che scrittori catanesi si diventa. Non basta esserci nati  per scriverne e afferrarne l’essenza. Catania è una città difficile,  sfuggevole, piena di contraddizioni e dicotomie. Per togliere i veli a questa città, per scoprirne i meccanismi bisogna guardarla da lontano, starne a distanza, come hanno fatto Giovanni Verga, Luigi Capuana, Federico De Roberto, Ercole Patti  e Brancati. Sono stati questi scrittori, a dar vita a personaggi “mitici”.

Le vie principali, i café di via Etnea di Catania, sono presenti e vivi nella sua scrittura “brancatiana” che propone l’immagine del catanese tipico, indolente, dedito all’ozio. Egli rappresenta magistralmente il detto: “non vedo, non sento, non parlo”, un’ understatement tutta catanese. Brancati descrive la  Catania dei commerci e dei commercianti, il meccanismo in cui si simula indolenza per dissimulare operosità. Lo scrittore rappresenta anche la Catania della virilità ostentata ed esibita sino al parossismo.

Nel suo Invito alla lettura di Brancati, Enzo Lauretta definisce Catania  «la vera piccola patria» del Brancati. La descrive come la città che «gli ha dato di più e alla quale egli forse deve personaggi, sensazioni, clima, emozioni, panorami, gusto dell’ironia». È a Catania che Brancati scopre quel «pienissimo cielo del Sud»di cui parla nel Bell’Antonio.

Premio Letterario Brancati

Il premio letterario dedicato allo scrittore Vitaliano Brancati che ogni anno si tiene nella cittadina di Zafferanan Etnea

Premi, concorsi, riconoscimenti

Nel 1946  Brancati ha vinto il Premio Vendemmia col romanzo “Il Vecchio con gli stivali”, seguito nel 1950 dal Premio Bagutta per il “Bell’Antonio”.

Pachino ha voluto dedicare proprio allo scrittore un festival, organizzato in collaborazione con Unicredit Pachino, Consorzio Igp “pomodoro di Pachino” e le associazioni  “Vitaliano Brancati” e Dante Alighieri. E nei progetti di Pachino c’è la nascita di un “parco letterario” nei luoghi in cui è nato Brancati: sarà il ventesimo in Italia.

A Zafferana Etnea ogni anno si tiene il Premio Brancati, di importanza e prestigio nazionale. Qui il narratore trascorreva molti mesi all’anno e componeva i suoi testi.

A Catania a lui sono dedicati una scuola e il Teatro Brancati.

I romanzi di Brancati sono stati trasposti in versioni cinematografiche di successo: Mauro Bolognini ha realizzato il Bell’Antonio con protagonisti Marcello Mastroianni e Claudia CardinaleAlberto Lattuada ha diretto il Don Giovanni in Sicilia”. Marco Vicario ha realizzato “Paolo il caldo” , con protagonisti Giancarlo Giannini e Ornella Muti.

Infine a Marzamemi, borgo marinaro del comune di Pachino, c’è un caratteristico isolotto chiamato “Isola Piccola“, che ospita una villa rossa con una rada vegetazione. L’abitazione appartenente a Raffaele Brancati, cugino di Vitaliano, che spesso andava lì in villeggiatura e che in suo onore è stato ribattezzato “Isola Brancati”.

Innovazione tematica e linguistica di Brancati

Il mondo proposto dallo scrittore è popolato da personaggi vanagloriosi, prepotenti e oppressori. Nessuno prima di lui aveva osato tanto: egli ha rotto gli schemi culturali e letterali proposti da Verga e Pirandello, estremizzandoli col ricorso al mimo e all’Opera buffa. I temi proposti sono la noia, fugacità del tempo, il sonno, l’inettitudine, la ricerca della verità, il realismo, l’opposizione alla storia, l’infanzia, il sesso, la donna, la Sicilia (nell’accezione di Isolitudine di Bufaliniana memoria), il contrasto fra la luce e l’ombra. La portata innovativa della sua scrittura è visibile nelle opere della trilogia. Proprio ne “Il Bell’Antonio” Brancati propone il tabù dell’impotenza del protagonista, specchio del fallimento del regime fascista. Si coglie la fine del mito, dell’archetipo dell’uomo siciliano, si preannuncia l’inevitabile crisi e il malessere.

In tanti avevano scritto di amori licenziosi, di relazioni spericolate, di intrecci arditi in svariate combinazioni – pensiamo al Boccaccio, al marchese de Sade, a Saffo, agli antichi poeti arabi – ma Brancati ebbe il coraggio di scrivere per l’ Italia clericale e bacchettona degli anni Cinquanta,  un dramma che rappresentava le pulsioni lesbiche. Compose La Governante nel 1952 per la moglie, ma l’opera venne censurata, come la maggior parte dei suoi scritti ritenuti scandalosi.

Vitaliano Brancati fu fustigatore delle ipocrisie borghesi nelle sue pagine memorabili e imprescindibili.

Brancati usa il pregnante ingravidabalconi, per indicare quei virilissimi merli che spiano dalle imposte della finestra la vita segreta e che cercano invano di conquistare “quella bedda fimmina che è Catania”. I  “vitelloni catanesi”  seducono le ragazze in terrazza, a sguardi, dal marciapiede, evitando l’azione concreta perché inetti e inconcludenti. L’autore elabora uno stile barocco in cui trovano spazio numerosi termini dialettali, archetipi e riti propri della nostra Isola.

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Le opere che hanno dato maggior successo a Vitaliano Brancati sono: “Don Giovanni in Sicilia” (1940), “Il Bell’Antonio”(1949), “Paolo il Caldo” (1952), rimasto incompiuto, che costituiscono la cosiddetta trilogia del Gallismo

Brancati fra cinema e teatro

Brancati lavorò anche per il cinema: scrisse la sceneggiatura del film Anni difficili (1947), tratto da Il vecchio con gli stivaliSignori in carrozza (1951), L’arte di arrangiarsi (1955), di Luigi Zampa, Altri tempi (1952), di Alessandro Blasetti, Guardie e ladri (1951), di Mario Monicelli, Dov’è la libertà e Viaggio in Italia (entrambi del ’54), di Roberto Rossellini.

Fra le opere teatrali di Brancati ricordiamo: Le trombe di Eustachio del ’42, Don Giovanni involontario del ’43, Raffaeledel ’46, La governante del ’52.

Per la saggisticaI piaceri, I fascisti invecchiano (entrambi del ’46), e Ritorno alla censura del ’52.

Critica

La critica ha riconosciuto i meriti dell’operato di Brancati di cui sono stati messi in rilievo la costante insofferenza per il Novecento e la rivolta contro i conformismi. Un doveroso tributo a questo scrittore inscindibilmente legato alla città etnea. 

Nel 2003, l’opera completa di Brancati viene pubblicata in due volumi nella prestigiosa raccolta “I Meridiani”.

Di Brancati e della sua opera, Leonardo Sciascia ha avuto modo di affermare: “è lo scrittore italiano che meglio ha rappresentato le due commedie italiane, del fascismo e dell’erotismo in rapporto tra loro e come a specchio di un paese in cui il rispetto della vita privata e delle idee di ciascuno e di tutti, il senso della libertà individuale, sono assolutamente ignoti. Il fascismo e l’erotismo però sono anche, nel nostro paese, tragedia: ma Brancati ne registrava le manifestazioni comiche e coinvolgeva nel comico anche le situazioni tragiche.

Alberto Moravia, nella prefazione all’incompiuto Paolo il caldo, forniva  la più precisa definizione del Brancati scrittore: «Se il termine non fosse ormai consunto (…), diremmo che Brancati, a buon diritto può essere chiamato un classico (…). Classicità vuol dire completezza, anzitutto. A suo modo Brancati fu scrittore completo e i suoi libri danno al lettore quel senso di soddisfazione e di riposo che ispirano appunto le opere classiche ossia perfettamente concluse e definite».

Vedi anche:

https://catania.italiani.it/la-catania-sebastiano-addamo-nel-romanzo-giudizio-della-sera/

https://catania.italiani.it/goliarda-sapienza-unintensa-scrittirice-catanese-scoprire/

Fonti:

Vitaliano Brancati, Opere, a cura di Marco Dondero con un saggio introduttivo di Giulio Ferroni, Milano,
Arnoldo Mondadori Editore, 2003.

http://www.ilportaledelsud.org

Sabrina Port

Autore: Sabrina Port

Laureata in Lettere Moderne e specializzata in Filologia Moderna, con il sogno del giornalismo, scrive da alcuni anni su testate locali, cercando di valorizzare quanto di più bello c’è nella nostra Sicilia e a Catania.

L’innovazione linguistica e tematica dell’opera del “catanese” Vitaliano Brancati ultima modifica: 2018-07-19T10:28:55+00:00 da Sabrina Port

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