'NZICHITANZA

Alex AllyFy: l’intervista alla cantautrice per la rubrica ‘Nzichitanza!

Alex Allyfy Nzichitanza

Alessandra Fichera, in arte Alex AllyFy, è una giovane musicista e cantautrice della provincia di Catania. Possiede l’energia dell’Etna e la profondità del mare. È una sognatrice ad occhi aperti e la sua musica è ricca di contaminazioni. Il suo ep è un viaggio, un quaderno personale e un percorso autobiografico che si snoda in cinque tracce. L’artista americana Amanda Palmer nella canzone Ukulele Power dice che l’ukulele piccolo e potente/ ukulele coraggioso e pacifico […] l’ukulele salva le persone / l’ukulele luccica d’oro dalla cima di ogni campanile. Alex AllyFy suona l’ukulele. L’ha chiamato Luke ed è un suo prolungamento, una meravigliosa estensione, una parte fondamentale nella vita della musicista. L’intervista per la rubrica ‘nzichitanza!

Benvenuta Alex AllyFy, vuoi raccontare qualcosa di te ai nostri lettori?

Intanto voglio ringraziarvi per lo spazio che mi riservate su itCatania! È sempre difficile racchiudere il mio mondo in un riassunto, ma ci provo: chi è Alex AllyFy? Innanzitutto una sognatrice ad occhi aperti, sempre accompagnata dal suo fidato compagno di band Luke, sempre più determinata ad inseguire il suo sogno. Mi definisco una persona poco definibile, adoro i giochi di parole, ho mille sfaccettature che si ripercuotono anche sul mio stile musicale: il mio vissuto mi ha reso una persona sicuramente versatile e pronta a provare cose nuove, ma per certi versi anche timorosa, allegra, ma sensibile e pensierosa. Insomma, prendete un mix di emozioni ed aspetti contrastanti, agitate bene, mettete un pizzico di esuberanza e pazzia, datemi in mano il mio carissimo ukulele Luke ed eccomi qui! Difficile raccontarmi, dovete scoprirmi!

Alexallyfy

Alex Allyfy e Luke

A proposito dell’ukulele… fu inventato nel 1879 dagli immigrati portoghesi trasferiti nelle Hawaii ed è l’adattamento di uno strumento chiamato cavaquinho. Come ti sei avvicinata a questo strumento musicale?

Un avvicinamento del tutto casuale e che mai avrei immaginato mi potesse portare fin qui: nel 2015 ho cominciato a pubblicare delle Cover su instagram, allora , oltre il pianoforte elettrico, il mio primo grande amore, ed un basso mancino, possedevo soltanto la vecchia chitarra classica di mio fratello, non sapevo cambiargli le corde ed il suono che ne fuoriusciva spesso non mi convinceva… così la suonavo molto piano…

ed il suono dolce mi piaceva parecchio.. un giorno ho visto una ragazza che proponeva una cover dei Beatles con l’Ukulele e mi sono innamorata di quel suono, che vagamente imitavo con la mia chitarra. A dicembre del 2016 è arrivato Luke, quasi per gioco, e da allora siamo inseparabili: la versatilità di questo strumento, la possibilità di portarlo in giro, lo ha reso quasi un amico fidato, e da lì nasce il suo personaggio, che oggi è anche “attore protagonista” del videoclip “Help Me today”.

Tra l’altro è uno strumento amato da molti musicisti. Basti pensare a George Harrison dei Beatles che ha composto Something su un ukulele o Amanda Palmer del duo The Dresden Dolls che ha reinterpretato alcuni brani dei Radiohead e gli dedicato un inno. E ancora Eddie Vedder, leader dei Pearl Jam, che ha pubblicato Ukulele Songs, album del 2011 suonato interamente con questo splendido strumento…

Mi vergogno un po’, da fan sfegatata dei Beatles, ad ammettere che non ricordavo che George Harrison l’avesse usato su Something. In realtà non faccio molto caso a ciò che suonano gli altri… quando ascolto una canzone è la voce ad arrivarmi più di tutto.

Alex Allyfy

Alex Allyfy come nasce la passione per la musica?

Questa è la domanda più difficile che mi viene posta ed il che è un problema, perché è anche la più gettonata: non so rispondere, io semplicemente ricordo di aver avuto la “musica” come unico obiettivo primario fin dalla più tenera età. Quando mi chiedevano “cosa vuoi fare da grande?” mi piaceva rispondere con una lista di mestieri che cambiava sempre,  “la cantante” era l’unica costante della lista.

Parlami del tuo ep. Si tratta di un concept che racconta della solitudine di chi ha sbagliato, della depressione, di una richiesta di aiuto e di rinascita.

Esattamente, un piccolo viaggio nella mente di una 26 enne che si accorge di essere un po’ sperduta all’improvviso. La cosa curiosa è che l’ep (a parte la prima canzone, Ops,  inserita successivamente e che è estranea al concetto dell’album), è stato scritto al contrario: sono partita da SOMEONE STOLE MY PIANO, l’ultima traccia, la rinascita, in una sera di giugno e poi a ritroso fino a SINCE YOU LEFT ME (il titolo riprende volutamente una delle prime frasi di Someone Stole my piano, è tutto molto più studiato di quanto possa sembrare).

Quindi in pratica la mia mente ha attraversato a ritroso le fasi di un periodo di, per così dire, turbolenza emotiva, e “Twentysix And Dreams ” ne è il risultato. Il titolo racchiude sia l’età in cui si è verificata la turbolenza emotiva, sia l’essenza della prima canzone: Ops! , che non è altro che una critica a chi fa dell’età un limite. Credete che a 26 anni io sia vecchia per pubblicare il mio primo ep? Bene, tra lavorazione e tutto il resto ne ho compiuti 27, Pps, anche questo è stato studiato ad hoc, mi diverto parecchio.

Tu scrivi e canti in inglese, cosa ci sta dietro questa scelta e qual è il tuo rapporto con il territorio catanese?

Due ragioni fondamentali: desidero che la mia musica possa essere come un boomerang, viaggiare il più lontano possibile e ritornare arricchita da opinioni ed influenze da tutto il mondo. Trovo quindi che l’italiano, nel mio caso, sia un po’ limitante. Secondariamente… i miei testi affondano al 90% le radici in ciò che succede dentro la mia testolina e nella mia vita, ed essendo io una persona molto riservata, specialmente nel momento in cui le elaboro a casa, odio far sapere a tutto il vicinato cosa mi passa per la testa. Potremmo dire che l’utilizzo dell’inglese è cominciato come una sorta di scudo e protezione, per poi rivelarsi un mezzo per arrivare a più gente, ma dandomi comunque l’impressione di essere meno “scoperta”.

I miei testi rimangono infatti comunque spesso volutamente di difficile interpretazione. Il rapporto con la mia terra è complicato: vivo in provincia, e qui se ti esibisci per strada ti guardano male o al massimo ti ignorano, solo i bambini si fermano a sorridere oppure qualche altro musicista. Io però amo casa mia e spero che ci si possa sensibilizzare sempre più verso la realtà musicale. Un rapporto di amore e delusione direi, ma mai di odio. Porto fieramente dentro me l’energia del vulcano e la vastità del mare vicino i quali sono cresciuta. La mia terra e più in generale la Sicilia saranno anche una metafora in una delle mie prossime canzoni!

Progetti per il futuro?

Ho già 3 canzoni in cantiere per un prossimo album, conto di arrivare a 12, certo non sarebbe male trovare un’etichetta disposta a produrmi,  la musica ha davvero dei costi di produzione esorbitanti, soprattutto per chi deve fare tutto da solo (senza offesa per Luke, ma non posso  mandarlo a lavorare hahah). Sto anche collaborando con degli artisti locali su alcuni singoli e cerco di portare in giro nei festival “Twentysix And Dreams ” il più possibile! A proposito: potrete ascoltarmi sia alla fiera del sole, a Catania,  il 3 agosto, che a Letojanni il 10 agosto al festival delle lanterne ed a Casale Papandrea, fiumefreddo,  il 31 agosto e 2 settembre! Non mancate!

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Cristina Gatto

Autore: Cristina Gatto

Mi chiamano Chinaski e come il Perozzi di Amici miei, ho quasi dimenticato che il mio nome è Cristina. Ho una passione viscerale per il cinema e per la musica, colleziono vinili e oltre i libri leggo parecchi fumetti. Amo i gatti (nomen omen). Cos’altro aggiungere? Non pedalo perché non ho voluto la bicicletta, sono irriverente, sempre pronta alla battuta, dotata di autoironia (l’altezza l’avevano terminata) e come Luciano Bianciardi spesso mi domando “chissà se riuscirò a trovare la strada di Itaca, un giorno?”

Alex AllyFy: l’intervista alla cantautrice per la rubrica ‘Nzichitanza! ultima modifica: 2018-07-20T06:23:53+00:00 da Cristina Gatto

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