PERSONAGGI

Ercole Patti: Un bellissimo novembre

Gina Lollobrigida e Paolo Turco

Quella storia era cominciata per caso un pomeriggio del mese di marzo in una casa di via Montesano a Catania nell’anno 1925.” Ercole Patti, incipit di Un bellissimo novembre.

Spesso sono esercizi vacui ed arbitrari, ma dal momento che viviamo anche di attrazioni e di idiosincrasie, l’autunno è la stagione che prediligo tra le altre. Prendendo a prestito le parole di Friedrich Nietzsche, “l’autunno è uno stato d’animo” e la sua più alta rappresentazione coincide con il mese di novembre. Nell’immaginario collettivo troviamo le sfumature rossastre, l’odore del mosto e le castagne. La stagione delle zucche e delle foglie caduche. Ma anche “la stagione sleale”, come la definiva Gesualdo Bufalino. La stagione autunnale in Sicilia è illusoria. Un giorno puoi andare al mare ed un altro puoi ritrovarti sotto una pioggia battente.

L’autunno assume nuovi significati. Affascinante, meraviglioso e a voler dirlo con una sola parola: letterario. L’autunno è stata la stagione preferita da Ercole Patti, giornalista, scrittore, sceneggiatore e drammaturgo catanese. Patti appartiene a quella vasta schiera di scrittori siciliani che hanno dato un enorme contributo alla letteratura italiana. Patti è stato uno dei più fini intellettuali, prolifico ed eclettico. Non ha mai ceduto alle mode politiche o letterarie, ma è riuscito a conservare la sua voce, originale e fedele a se stessa. Un bellissimo novembre è il suo capolavoro indiscusso.

Scrittori siciliani

Brancati, Giardina, Patti e Guglielmino. Fonte: sito del Liceo N. Spedalieri di Catania

Ercole Patti: studi ed esordi

Ercole Patti nasce a Catania il 16 febbraio del 1903. Figlio di Luigi Patti, noto avvocato e di Mariannina Nicolosi, di famiglia benestante ( figlia di proprietari terrieri originari del paese etneo Trecastagni). Nipote dello scrittore Giuseppe Villaroel, Patti si avvicina fin da adolescente ai salotti letterari. Dopo la maturità classica sogna di lasciare Catania per trasferirsi a Roma e dedicarsi all’attività di scrittore. Roma e Catania, saranno i due punti fermi ed imprescindibili della sua vita privata e professionale. Il padre, però, vuole che Ercole studi giurisprudenza. Da questo nasce un accordo: Ercole Patti decide di assecondare i desideri del padre e di laurearsi in giurisprudenza. In cambio, il padre, gli concede di trascorrere sei mesi all’anno a Roma.

A soli quindici anni il Corriere dei piccoli, gli pubblica un primo breve racconto, Il chiodino. Successivamente escono le sue novelle per il Giornalino della domenica di Vamba e per il Pungolo di Napoli.  Ercole Patti, grazie allo zio, conosce Luigi Pirandello, Vitaliano Brancati, Pier Maria Rosso di San Secondo e Giovanni Verga. Dal 1919 al 1923 collabora al supplemento letterario mensile del Giornale dell’isola. Nel 1921 pubblica il racconto umoristico La storia di Asdrubale che non era mai stato a Bellacittà con le illustrazioni di Mario Bazzi. La prima metà della sua carriera, è orientata al giornalismo. La Gazzetta del Popolo lo sceglie come inviato per seguire la guerra d’Etiopia. Tra le tante testate giornalistiche collabora con La Stampa, Giornale d’Italia, Omnibus, Il Messaggero e Corriere della sera.

Contatti - Persone e personaggi del Novecento

Lo scrittore catanese Ercole Patti in una fotografia di Giuseppe Quatriglio, tratta dall’opera “Contatti – Persone e e personaggi del Novecento”, edita nel 2004 dalla Fondazione Giuseppe Whitaker di Palermo

Ercole Patti: Roma amara e dolce

“L’aria leggera e un poco frizzante di Roma coi suoi giornali con le firme degli scrittori famosi che abitavano vicino e che desideravo conoscere, mi dava come una leggera ebbrezza e mi spingeva a lavorare.” Così racconta lui stesso in Roma amara e dolce. Vita di giovane scrittore. Racconta delle lunghe passeggiate, delle panchine del Pincio e dei caffè frequentati dagli artisti. Del Teatro degli Indipendenti di Anton Giulio Bragaglia. Un teatro che nel pomeriggio era una galleria d’arte d’avanguardia e che alle 21 si trasformava nel più famoso teatro sperimentale d’Italia. Dall’una del mattino, un’altra veste lo vedeva come cabaret. Un pianoforte ed un violino. Un teatro come ritrovo degli artisti italiani, il simbolo della Roma degli anni Venti.

Nel frattempo si laurea in diritto internazionale, ma abbandona l’attività forense per dedicarsi totalmente alla scrittura. A metà anni Trenta manifesta interesse per la sceneggiatura. Ricordiamo tra i tanti film: Il cappello a tre punte per i fratelli de Filippo nel 1935 e Ma non è una cosa seria nel 1936 sulla commedia di Luigi Pirandello. Con Brancati e altri, si cimenta come soggettista con Tre storie proibite di Augusto Genina del 1952.  Scrive per la RAI e il periodo che intercorre tra il 1965 e il 1971 è il più prolifico per lo scrittore. La sua Sicilia si discosta da quella pirandelliana e da quella verghiana. La sua Sicilia non è mai tragica, ma sul filo dell’ironia corre a disvelare grovigli di sentimenti e passioni. Distante dal moralista e satirico Brancati, Ercole Patti contrappone l’adolescenza alla maturità. Predilige la prima, spontanea e vitale alla seconda, ipocrita e moralmente disgregata.

Ercole Patti, Un bellissimo novembre

Fermo immagine tratto da “Un bellissimo novembre”, film diretto da Mauro Bolognini

Un bellissimo novembre

Tra le sue opere, oltre a Roma amara e dolce del 1972, vanno ricordate “Giovannino” del 1954; “Un amore a Roma” del 1956; “Diario siciliano” del 1971; “Gli ospiti dei quel castello” del 1974, ma il suo capolavoro indiscusso è “Un bellissimo novembre”. Romanzo dal quale è tratto l’omonimo film di Mauro Bolognini, girato nella provincia etnea, con Gina Lollobrigida nei panni della zia Cettina e con la colonna sonora del maestro Ennio Morricone. Il romanzo non ha alcun preludio, il tema è la sessualità di Nino, la scoperta e i desideri di un adolescente. La rivelazione della sensualità da parte del ragazzo, ma anche quello della donna. La forza della seduzione femminile nel personaggio della zia.  Il nucleo erotico è trattato con sobrietà linguistica, mai noiosa.

Il tema principale catalizza diversi altri motivi. La tragedia, che trapela ad ogni pagina, è il modo in cui Patti scardina la finzione intrisa di ipocrisia e di disperazioni. Un bellissimo novembre è un affresco vivo e vivido di Catania. La città assume i contorni di un personaggio, con le sue strade, i suoi odori e i suoi colori. Un autore che conosceva “l’arte di farsi leggere” come diceva Eugenio Montale. Una scrittura descrittiva ricca di connotazioni cromatiche, che si percepisce e si coglie mediante i sensi. Il suo realismo si esprime in una dimensione diaristica, con una minuziosa attenzione ai dettagli e alla cronologia. Ancora, Montale, ci ricorda come in Patti “l’ispirazione spesso sembra morderlo come una tarantola, scuoterlo da un sonno atavico e in quei momenti è impossibile scrivere meglio di lui, con più scaltra misura, con gusto più perfetto.”

Cristina Gatto

Autore: Cristina Gatto

Mi chiamano Chinaski e come il Perozzi di Amici miei, ho quasi dimenticato che il mio nome è Cristina. Ho una passione viscerale per il cinema e per la musica, colleziono vinili e oltre i libri leggo parecchi fumetti. Amo i gatti (nomen omen). Cos’altro aggiungere? Non pedalo perché non ho voluto la bicicletta, sono irriverente, sempre pronta alla battuta, dotata di autoironia (l’altezza l’avevano terminata) e come Luciano Bianciardi spesso mi domando “chissà se riuscirò a trovare la strada di Itaca, un giorno?”

Ercole Patti: Un bellissimo novembre ultima modifica: 2017-11-20T10:46:05+00:00 da Cristina Gatto

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