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La tradizione siciliana del cantastorie: alla scoperta di Ciccio Busacca

Francesco Busacca, più conosciuto come Ciccio o Cicciu, è stato un cantastorie e chitarrista italiano,attivo fra gli anni Cinquanta e Ottanta.

La tradizione dei cantastorie è una delle componenti della nostra Sicilia.
Fra i poeti-cantastorie spicca Ciccio Busacca, originario di Paternò, in provincia di Catania, il quale con le sue composizioni cantate nelle piazze, nelle televisioni e nei teatri, raggiunse fama nazionale e internazionale.

Ciccio Busacca tra le caratteristiche che lo contraddistinguevano aveva la passione per la narrativa e la denuncia civile, la particolare sensibilità musicale, la mimica, la gestualità nella rappresentazione, la forza, la “verve”, la comunicazione istantanea, la capacità di gestire i vari personaggi. Unico e grande, nei distinti ruoli, da grande interprete qual era, riusciva ad esprimere queste diverse facce in un solo personaggio. È stato un interprete straordinario, con una visione drammatica, sarcastica e ironica.

Il paternese Ciccio Busacca, ultimo grande cantastorie della tradizione siciliana.

Il paternese Ciccio Busacca, ultimo grande cantastorie della tradizione siciliana.

Ciccio Busacca: gli inizi e il legame con la tradizione dei cantastorie

La tradizione dei cantastorie deriva dagli aedi e rapsodi greci, dai giullari, dai trovatori o trovieri francesi e della Scuola Poetica Siciliana di Federico II di Svevia. A partire dal XIV secolo, i cantastorie si allontanarono dalla letteratura più colta e contribuirono a diffondere in dialetto la chanson de geste dei paladini carolingi, argomento anche dell’Opera dei Pupi.  I cantastorie giravano la Sicilia nelle grandi festività, nelle fiere, cantando storie d’amore, di omicidi, di avventure, con dei foglietti con la storia illustrata ad aiutarli, adoperando una mimica particolare, accentuata dall’uso della chitarra o della fisarmonica. Con l’avvento della discografia, i foglietti vennero sostituiti da dischi e musicassette.

Una figura di grande incidenza quella del “cantore” Busacca, che ha lasciato una traccia di rilievo nella cultura popolare del secondo Novecento.

Una figura di grande incidenza quella del “cantore” Busacca, che ha lasciato una traccia di rilievo nella cultura popolare del secondo Novecento.

Ciccio Busacca: la carriera e le collaborazioni

La carriera di Ciccio Busacca iniziò nel 1951 e si concluse nel 1989. Determinante fu l’incontro con il poeta Ignazio Buttitta, da cui nacquero le messe in scena del Lamentu ppi Turiddu Carnivali, Lu trenu di lu suli e Che cosa è la mafia? Importante per l’artista fu la collaborazione dal 1978 con Dario Fo ne “La giullarata”, in “Ci ragiono e canto” e nella “Guerra di popolo in Cile”. In parecchi spettacoli Busacca recitò assieme a Franca Rame. Egli prese parte pure al film “Fontamara” di Carlo Lizzani (1980) e all’opera teatrale “La figlia di Jorio” di Gabriele D’Annunzio.

Ciccio Busacca: gli anni del successo

ll suo debutto ufficiale avvenne nel 1951, a 26 anni a San Cataldo, con Gaetano Grasso, raccontando dell’Assassinio di Raddusa.
Da quel momento Ciccio comprese come il cantare nelle piazze e nei paesi era il suo lavoro e ad esso si dedicò musicando varie storie e vari personaggi siciliani che nell’immaginario del popolino erano gli eroi. Le storie ebbero successo tanto da portarlo fuori dalla Sicilia. Seguirono esibizioni al Piccolo Teatro di Milano (nel 1956, in Pupi e cantastorie di Sicilia”), al Teatro Stabile di Bologna, al Cinema Roma di Trento e in tanti altri teatri di tante altre città. Nel 1957, a Gonzaga, la giuria dell’AICA (Associazione Italiana Cantastorie Ambulanti) conferì a Busacca il primo premio “Trovatore d’Italia”, per la storia di Giovanni Accetta, L‘Innucenti vinnicaturi.

Numerose furono anche le tournèe in molti paesi europei e le performance in trasmissioni radiofoniche e televisive nazionali. Busacca partecipò anche a spettacoli della televisione svizzera.

La tradizione di Ciccio Busacca continua coi suoi eredi che hanno fondato l'Associazione Culturale Cantastorie Busacca e la Casa Museo del Cantastorie.

La tradizione di Ciccio Busacca continua coi suoi eredi che hanno fondato l’Associazione Culturale Cantastorie Busacca e la Casa Museo del Cantastorie.

 Ciccio Busacca: l’ultimo vero cantastorie di Sicilia

A lui che nelle piazze si vantava di essere figlio di Paternò, la “terra del sanguinello”, il Comune ha intitolato una via della città. Dallo scorso anno sono nate anche l’Associazione Culturale Cantastorie Busacca e la Casa Museo del Cantastorie. L’attività di Busacca, nel tempo è stata portata avanti dagli eredi: il fratello Nino, le figlie Concetta e Pina, e i nipoti Paolo e Francesca, che oggi continuano a far conoscere alle nuove generazioni i cantastorie della nostra terra.

Una figura di grande incidenza quella del “cantore” Busacca, che ha lasciato una traccia di rilievo nella cultura popolare del ‘secolo breve’, tramandano la vecchia cultura Siciliana nel suo aspetto “poetico-passionale”.

Di quel piccolo uomo che dal tetto della sua Seicento multipla cantava le storie degli uomini di Sicilia, a chi li voglia leggere, rimangono i suoi versi.

 

Vedi anche: Dora Musumeci.

Fonte foto: https://cantastoriebusacca.it.

Sabrina Port

Autore: Sabrina Port

Laureata in Lettere Moderne e specializzata in Filologia Moderna, con il sogno del giornalismo, scrive da alcuni anni su testate locali, cercando di valorizzare quanto di più bello c’è nella nostra Sicilia e a Catania.

La tradizione siciliana del cantastorie: alla scoperta di Ciccio Busacca ultima modifica: 2018-03-20T09:09:15+00:00 da Sabrina Port

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