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Arancinu: la soluzione di Savia per la delizia fritta della discordia

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Ci sono delle questioni per le quali gli animi dei catanesi si infiammano immediatamente. In alcuni casi basta solo una parola, anzi, una vocale, per trasformare una tranquilla chiacchierata in uno scontro tra titani. E quando questa vocale è quella che segue le lettere a-r-a-n-c-i-n-*, il clima può davvero diventare bellico. Insomma, i catanesi non possono tollerare che l’arancino venga declinato al femminile. E non provate a sfidarli perché tra tante battute scherzose, ma dai toni pesanti, non mancheranno di etichettarvi come traditori di una sacra tradizione. Nanni Moretti diceva che “Le parole sono importanti”. I catanesi vanno più a fondo: le vocali sono importanti. Basta che una sola di esse sia sostituita con un’altra per essere perseguiti dal tribunale dei sani principi catanesi. E se lo chiamassimo arancinu?

Sbagli la vocale ed è subito scontro

“Mi avevano avvertita che a Catania bisogna chiamarlo arancino e la prima volta che ne ho dovuto ordinare uno, sono stata quasi sul punto di avere un attacco di panico. Io sono del centro Sicilia, non sono neanche palermitana ( e meno male, altrimenti non avrei potuto neanche mettere piede a Catania, figurati viverci per 5 anni). Ma da noi, a Caltanissetta, il nome è  arancina. Ad ogni ordinazione mi devo concentrare per non sbagliare la vocale finale.”  Clara, studentessa

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Arancinu – “Francamente, il nome non ha importanza, l’importante è che il prodotto sia buono.”

“I catanesi per questo fatto, mi hanno più volte scambiato per palermitano. Onestamente, ho una diffidenza innata per i palermitani e Palermo. Ma questo non mi ha risparmiato dal linciaggio. Ero ad Aci Trezza e colto dalla fame sono entrato in un negozio di souvenir per chiedere dove potessi mangiare una buona arancina (io l’ho sempre chiamata così e così continuerò a chiamarla). Quindi ho osato pronunciare l’impronunciabile. Si è scatenato l’inferno. La proprietaria del negozio, ridendo, ha iniziato a insultarmi. Ha preso una scopa e, sempre ridendo, mi ha detto di uscire dal suo negozio. Lì i traditori lei non ce li voleva. La figlia si è lanciata verso l’espositore delle bibite, cercando la testimonianza della loro ragione. Infatti, anche una nota marca di birre aveva adottato il nome “arancino” per la loro ultima campagna: loro stavano dalla parte della ragione, io ero ormai destinato alla ghigliottina in pubblica piazza. Ho riso tanto, tutti abbiamo riso tanto. Ma vi posso garantire che sotto tutte quelle risate, l’atmosfera era tesa, sul serio.”  Giuseppe, turista

Il compromesso anti- conflitto: da arancina ad arancinu

E non sono solo i racconti dei malcapitati mangiatori di arancino che confermano come la pensano i catanesi sul nome della prelibatezza fritta. Da qualche mese la famosa pasticceria catanese Savia ha optato per sostituire il nome sulle etichette di quelle che fino a qualche tempo prima erano segnalate come “arancine”. L’uso della desinenza femminile nel centro di Catania non poteva passare inosservato. Specialmente da quando i social hanno dato l’opportunità ai catanesi di esprimere la loro opinione a tal proposito.

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A Catania tradizionalmente esistono diversi gusti di arancini. In foto due clienti dividono un arancinu agli spinaci.

Di seguito, Alessandro e Claudio Lombardo, titolari della pasticceria Savia spiegano la ragione della loro scelta. “Noi, francamente, restiamo dell’idea che si chiama arancina non perché nata a Palermo, ma perché, secondo nonno e zii, il nome deriva dalla forma dell’arancia. Da lì “arancina”. Non abbiamo mai voluto cambiare il nome per rimanere  fedeli alla tradizione di famiglia. Poi è arrivato Facebook e siamo stati invasi da commenti di ogni tipo. Cose come: “siete vergognosi”, “facciamo chiudere Savia”, “mettiamogli la benzina”, “boicottiamoli”. Poi questa situazione si è allargata a macchia d’olio, altre pagine e gruppi di Facebook si sono schierati con queste opinioni. Così abbiamo parlato tra noi fratelli e abbiamo deciso per arancinu, così come si dice alla catanese.”  Ma non è stata una scelta repentina, raccontano i titolari di Savia.

La protesta arriva anche dagli USA: “Si chiama arancino!” 

Infatti, “dopo due, tre anni di commenti su Facebook, (eravamo arrivati al punto di usare “arancin”, senza  vocale finale) abbiamo deciso di cambiare il nome nelle etichette in arancinu. Le etichette le avevano messe nostro nonno e i nostri zii prima di noi. Noi abbiamo rispettato la tradizione familiare, ma questo ci ha portato a ricevere una serie di  critiche. Dietro uno schermo chiunque diventa il paladino della propria opinione. Dopo aver ricevuto disappunti per anni, abbiamo deciso di porre fine a questa storia cambiando il nome dell’arancinu. Da arancina ad arancinu. Francamente, il nome non ha importanza, l’importante è che il prodotto sia buono.”  Ma quale sarebbe il motivo di tanto astio?

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Si apre la teca e si diffonde, inconfondibile, il profumo dell’arancinu

“Perchè? Il catanese si sente superiore a tutti. Secondo noi, ne fa una questione di campanilismo e tutto quello che i palermitani fanno non va bene. Questo non lo ammetterà mai il catanese. Ma ne fa una questione di primaria importanza”. E i  titolari di Savia riportano qualche esempio per chiarire in che modo ilm nome dell’arancinu sarebbe una questione di primaria importanza per i catanesi. “Addirittura un gruppo su Facebook, amministrato da catanesi residenti negli USA, si è sentito in dovere di contattarci telefonicamente per segnalarci la loro disapprovazione. Per loro, catanesi DOC, non era concepibile che un locale di Catania, per giunta un locale storico di Catania,  usasse il termine arancina invece che arancino. Ci hanno detto che stavamo sbagliando, che dovevamo porre rimedio.”

La birra, i turisti e il nome dell’arancinu

La questione quindi sconfina i perimetri della Trinacria. L’ultima diatriba sul nome dell’arancinu ha come protagonisti i titolari di Savia da una parte e una nota marca di birra dall’altra. “Sono venuti a proporci dei listini” raccontano i titolari di Savia “con delle loro birre da abbinare ad un gusto diverso di arancinu. E altra diatriba con loro. Ci avevano chiesto se volevamo essere testimonial di questa campagna. Ad ogni tipo di birra avremmo dovuto proporre un tipo di arancino da abbinare. Quando abbiamo presentato il menù, non li ha convinti proprio il fatto che la chiamassimo arancina. Sono rimasti piuttosto allibiti e si sono fatti indietro.”

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La varietà degli arancini: al ragù, alla catanese, agli spinaci, al burro, al prosciutto

Il dibattito sul nome dell’arancinu è fonte di curiosità anche per i turisti provenienti dalla penisola. “I turisti italiani continuano a chiedersi quale sia il nome dell’arancinu. Ci dicono che in una città della Sicilia lo hanno sentito chiamare arancino, in un’altra arancina. Non sanno mai come chiamarlo e non si spiegano questa differenza. E lì giù a raccontare la storia. Gli stranieri invece” proseguono i fratelli Lombardo “lo chiamano come lo leggono nelle guide turistiche che portano sempre con loro.  Lì c’è scritto che bisogna assolutamente mangiare l’arancinu e loro vengono per questo. Anche se hanno sempre difficoltà a pronunciare il nome. Comunque lo chiamano come lo indicano le guide.”  Saranno stanchi i titolari di Savia nel continuare a dover dare spiegazioni. “No, affatto. Per noi è un modo per mantenere il contatto con il cliente. Ci piace spiegare che esistono delle differenze tra la Sicilia orientale e quella occidentale. Siamo oggettivi, ce ne rendiamo conto. In alcune zone il nome dell’arancinu è arancina e in altre arancino. Tutto qui”.

Differenze nella ricetta: l’arancino dell’Etna e l’arancina della Conca d’Oro

La questione è semplice. Almeno per i fratelli Alessandro e Claudio della pasticceria Savia. Ma per la maggioranza dei catanesi la faccenda del nome dell’arancinu è sempre motivo di scontro. Ma, nome a parte, esiste realmente qualche differenza tra la ricetta catanese e quella palermitana? A rispondere sono ancora una volta i titolari della pasticceria Savia. “Sarà assurdo ma io non ho mai assaggiato un’arancina palermitana. Più che altro per una questione di salute. E’ un prodotto fritto e io se non so come viene fritto un alimento evito di mangiarlo. Comunque una differenza è sicuramente l’uso o meno dello zafferano. I palermitani utilizzano lo zafferano, anche nella versione al burro, noi no”.

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A Catania la versione “a punta” è quella al ragù. Mentre a Palermo lo stesso gusto ha la forma rotonda e la forma conica è totalmente assente.

“Credo che anche il fatto di non mettere lo zafferano sia una “catanezzizazione”, è un nostra opinione. Il catanese ama distinguersi dagli abitanti delle altre città siciliane, specialmente dai palermitani. Noi tramandiamo la tradizione della nostra famiglia ed è per questo che il riso del nostro arancinu viene cotto senza zafferano. E poi un’altra differenza sta nella forma. A Palermo c’è la Conca d’Oro quindi si dice che proprio in suo onore l’arancino al ragù sia rotondo. Da noi, a Catania l’arancinu al ragù è a punta. Si narra che gli venga data questa forma perché, dando il primo morso esce fuori  il fuoco bollente del sugo, rosso come la lava dell’Etna. Quindi la forma conica è un omaggio alla nostra Muntagna.

Arancino o arancina? Interviene la Crusca

Ad esprimersi sulla faccenda del nome dell’arancinu è intervenuta anche la massima autorità italiana nel campo linguistico: l’Accademia della Crusca. Sul suo sito, per far luce sulla questione in maniera scientifica, Stefania Iannizzotto della Redazione Consulenza Linguistica, ripercorre le origini storico-linguistiche del termine. Se basteranno i chiarimenti dell’Accademia per porre fine alla diatriba? Difficile da affermare, viste le animate discussioni che continuamente si accendono nelle  piazze, sia che siano virtuali o che siano analogiche.

 

Chiara Emma

Autore: Chiara Emma

Curiosa di nascita, introspettiva per necessità. Cresco così vicina al cuore di un’isola, che da lì non riesco a vedere il mare. Il desiderio di respirarlo mi porta a vivere in varie città della costa siciliana. Mi muovo in treno ed in bicicletta per godermi meglio il viaggio. Mi trovate sotto le pensiline, al bancone di un pub o in quel sedile circondato da posti vuoti. Così, da perfetti sconosciuti, ci si può raccontare senza barriere.

Arancinu: la soluzione di Savia per la delizia fritta della discordia ultima modifica: 2017-08-30T09:08:38+00:00 da Chiara Emma

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