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Matrimonio in Sicilia: riti scaramantici, usi e costumi

Matrimonio in Sicilia

La stagione calda sta per arrivare, così come gli inviti ai matrimoni che nei mesi estivi in Sicilia abbondano ogni anno. Se anticamente il mese di maggio non ci si sposava perché “il mese della Madonna”, oggi pare che sia il più scelto dai futuri sposi. Alcune credenze e usanze siciliane per il matrimonio restano comunque: di seguito i riti e le tradizioni più strane che anticamente erano necessarie per il matrimonio in Sicilia.

Antiche usanze siciliane prima del matrimonio

Negli anni in cui i social non esistevano e le ragazze uscivano poco da casa (se non accompagnate dal padre o dal fratello), i ragazzi che desiderano conoscere una fanciulla per ammogliarsi dovevano ricorrere all’aiuto della propria madre. Questa, scoperto che il figlio si era invaghito di una signorina, doveva al più presto conoscere la famiglia della ragazza, la dote e la sua posizione sociale. Così la madre del pretendente ricorreva a usanze oggi del tutto scomparse.

Si presentava nella casa della giovane con un pettine da telaio e chiedeva alla futura consuocera se avessero da prestarle un pettine “di sidici” o “di novi”. Se la donna non aveva obiezioni al fidanzamento rispondeva “di sidici”, se era contraria rispondeva “di novi”, se invece doveva parlarne con il marito rispondeva che doveva cercarlo. Oppure si usava mettere il cosiddetto “zzuccu” (ceppo) o una spazzola all’ingresso della casa della ragazza. Se la richiesta aveva esito negativo, l’oggetto veniva fatto rotolare in mezzo alla strada. Se veniva introdotto dentro casa, era un invito per accogliere “a soggira”, prendere gli accordi sul fidanzamento e conoscere il “partito”.

Matrimonio A Catania 3
La futura sposa deve essere accompagnata all’altare dal padre o, in mancanza die sso, dal fratello maggiore.

Prima del matrimonio, la conoscenza della nuora: “chi fimmina è?”

La futura suocera, fatta accomodare dentro casa, osservava con scrupolosa attenzione i movimenti della nuora. Se la ragazza nel momento della visita fosse stata “assittata”, si credeva che sarebbe stata una moglie “lagnusa”; se avesse masticato qualcosa sarebbe stata “mangiataria” e avrebbe mandato la casa in rovina; se fosse stata trovata a tessere sarebbe stato un buon segno, perché “massara”; se avesse spazzato casa sarebbe stata una “fimmina pulita”; se avesse filato la lana sarebbe stata “figghiarola”, e quindi avrebbe avuto molti figli; se avesse “rappezzato” sarebbe stata una donna molto ligia all’economia della casa; se avesse fatto la calza sarebbe stata “amurusa”.

Il miglior indizio, però, era dato dal grembiule. Se annodato dal fianco destro il matrimonio si sarebbe organizzato, se invece era annodato dal fianco sinistro l’accordo sarebbe saltato. Se dopo la conoscenza dei relativi genitori la futura coppia non era d’accordo con la loro decisione finale, a quei tempi si ricorreva alla “fuitina”. I due innamorati, scappati nella notte, si sarebbero dovuti rifugiare a casa di un parente. Se nei tre giorni successivi non fossero stati scoperti dai genitori, avrebbero potuto sposarsi legalmente.

Matrimonio in Sicilia: il ruolo dello sposo

Un famoso proverbio siciliano recitava che “Vintottu anni voli aviri l’omu, diciottu idda, è matrimoniu bonu”, cioè l’età giusta per il matrimonio era di 28 anni per l’uomo e di 18 per la donna. Spesso, infatti, l’uomo si sposava a “tarda età” perché doveva, prima di ammogliarsi, lavorare duramente per mettere soldi da parte e dare la precedenza alle proprie sorelle e aiutarle con la dote.

Secondo l’antica tradizione siciliana, lo sposo prima del matrimonio in Sicilia doveva avere degli accorgimenti particolari. Ad esempio, non doveva mai regalare dei dolci a forma di gatto, né mele cotogne perché rappresentavano per i siciliani l’amarezza. Sulla parete alla quale era accostato il letto degli sposi, bisognava appendere un rosario e una palma benedetta. Inoltre egli doveva regalare una spiga di grano alla sposa, per evidenziar il fatto che lui avrebbe sempre provveduto al suo fabbisogno alimentare. Lo sposo, inoltre, non doveva vedere l’abito della sposa prima del giorno delle nozze.

Matrimonio in Sicilia: antiche scaramanzie

Scelto il giorno del matrimonio che non deve mai essere nei mesi di maggio (“a sposa Maiulina un si godi a cuttunina”) e né ad agosto (“di Venniri e di Marte non ci si sposa e non si parte”), le due famiglie iniziavano a svolgere i propri doveri per il tradizionale matrimonio. I genitori della sposa avevano il dovere di acquistare il corredo nuziale alla figlia, di regalare la camera da letto ai futuri sposi e di comperare l’abito per la sposa. Questo, una volta comprato, non doveva stare nello stesso posto dove viveva la sposa, bensì presso un parente fidato (la nonna o un’anziana zia): essa sarebbe stata la custode fino al giorno del matrimonio.

Matrimonio A Catania 1
Attenzione a come inserirete la fede alla sposa!

Il letto nuziale dove i due sposi avrebbero dormito, doveva essere “cunzatu” esclusivamente da 2 o 4 (mai 3 perché porta sfortuna!) ragazze rigorosamente “schette”. La preparazione del talamo nuziale doveva seguire un rito tradizionale ben preciso. Si metteva la pasta, i soldi come augurio di fortuna e le scarpine dei neonati per augurio di fertilità. Il letto non doveva essere fatto subito, ma “strammato” più volte. Quando finalmente veniva cunzatu si posavano sopra i confetti, spesso a forma di cuore.

Sotto il letto nuziale, invece, era tradizione inserire una grattugia e varie campane appese alla rete, in modo tale che tutti avrebbero potuto sentire il rumore mentre “consumavano”. Preparato il letto per la prima notte, la camera doveva essere chiusa a chiave e non poteva essere visitata dalla coppia. Oggi in Sicilia la “cunzata do lettu” è ancora in voga, ma è diventata una festa divertente tra amici e parenti.

É il giorno delle nozze!

Sopraggiunto il fatidico giorno del matrimonio in Sicilia, la sposa indossava una cosa vecchia (rappresenta il passato che non va dimenticato nonostante il nuovo cammino); una cosa nuova (simbolo della vita che sta per nascere); una prestata da una persona cara ad indicare che le starà vicino sempre; una regalata (simboleggia l’affetto); una di colore blu (indica sincerità e purezza); una di colore rosso (simbolo di amore e fecondità). Indossato l’abito rigorosamente bianco con velo (simbolo di purezza), la sposa poteva guardarsi allo specchio soltanto togliendo una scarpa, un orecchino e un guanto.

La ragazza, accompagnata a braccetto col padre e dal corteo dei parenti alle spalle, percorreva a piedi la strada più lunga per arrivare in chiesa. Giunta in chiesa (lo sposo attendeva la sposa a metà navata), la sposa entrava con il piede destro. Lo sposo prendeva le fedi facendo attenzione a non farle cadere e la inseriva al dito della consorte spingendola fino in fondo: se la fede si bloccava a metà falange si credeva che sarebbe stata la donna a prendere il comando della coppia.
Dopo aver ricevuto la benedizione del sacerdote, gli sposi potranno rialzarsi facendo attenzione a farlo contemporaneamente. Si credeva, infatti, che il primo ad alzarsi sarebbe stato anche quello a morire prima.

Vi consiglio la lettura del libro “Il popolo siciliano, la nascita e le nozze” di Giuseppe Pitrè, edito da Brancato Editore.

Matrimonio in Sicilia: riti scaramantici, usi e costumi ultima modifica: 2021-05-20T09:14:49+02:00 da Valentina Friscia

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