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Franco Battiato: una carriera tra ricerca e sperimentazione

pratosfera

Siamo nel 1971 e per una piccola casa discografica (la Bla-bla fondata nel 1970 dal produttore Pino Massara) esce Fetus di Franco Battiato. Il primo disco italiano che si avvale del synth VCS 3. Un lavoro costruito basandosi proprio tra controllo di tensione e riverbero. Un album che irrompe ed esonda dagli argini della scena leggera nazionale. Shock e rottura. Testi che attingono alla matematica e alla filosofia in un viaggio psichedelico dedicato ad Aldous Huxley e al suo famosissimo romanzo Il mondo nuovo. Franco Battiato non ha mai smesso di sperimentare, combinando molteplici stili musicali tra loro e non disdegnando incursioni tra le altre arti. Cantautore, compositore, regista e pittore. Un piccolo omaggio a Franco Battiato per i suoi 73 anni.

Franco Battiato: gli esordi

Franco Battiato, all’anagrafe Francesco Battiato, nasce a Jonia (comune che durante il fascismo riuniva le amministrazioni di Giarre e Riposto) in provincia di Catania il 23 marzo del 1945. Dopo la maturità al Liceo Scientifico “Archimede” di Acireale, si trasferisce a Milano. Tra gavetta e primi contratti discografici, si esibisce con il compaesano Gregorio Alicata con il nome “Gli Ambulanti” e conosce Giorgio Gaber con il quale stringe una sincera amicizia. Nel 1967 Gaber conduce il programma televisivo Diamoci del tu con Caterina Caselli. Nel corso di una puntata, oltre a Franco Battiato, si esibisce un altro cantautore ancora sconosciuto ai più: Francesco Guccini. In questa occasione Gaber propone a Battiato di cambiare il nome da Francesco a Franco per non confondersi con Guccini. Battiato nel frattempo pubblica alcuni 45 giri, ma non ottiene grossi successi. Le canzoni (scritte da altri), di influenza beat, parlano d’amore, non si discostano per originalità dal tessuto musicale dell’epoca.

nel 1969 arrivò lo shock: ero sul palco di Un Disco per l’Estate e sentii una voce dentro me che mi urlò: “Buttati sull’elettronica!”

Così, Franco Battiato abbandona il formato canzone e rompe ogni contatto che lo lega a quel mondo discografico. Si interessa al sufismo e alla musica elettronica. Dopo Fetus, continua la sua opera di rottura con Pollution del 1972. Una perla indiscussa del panorama rock sperimentale. Franco Battiato inizia ad aprire i concerti di artisti internazionali come Brian Eno, Nico e John Cale. Nel 1973 è la volta di Sulle Corde di Aries, massima espressione di sperimentazione, di ispirazione alla tradizione araba e di elettronica sincopata. Con Clic, del 1974, omaggia la musica di Karlheinz Stockhausen rinnovandosi ulteriormente. Il disco si compone di brani strumentali in chiave elettronica sperimentale. Chiude con la Bla Bla e firma con la Ricordi, ma è con la Emi che avviene un ulteriore cambiamento. Nel 1979 esce L’era del Cinghiale bianco. Permane la tastiera e il sintetizzatore, ma di natura pop. Una commistione tra orecchiabilità e testi finissimi, ricchi di citazioni e meditazioni filosofiche difficilmente rintracciabili in altri artisti.

Battiato, Pio

Franco Battiato e Giusto Pio, fonte: allmusicitalia

La voce del padrone 1981 e gli altri

Dopo Patriots del 1980, esce La voce del Padrone. C’è tutto: pop, accenni di punk, spruzzate di elettronica e perfino new wave. Un capolavoro dovuto anche e soprattutto alla preziosissima collaborazione di Giusto Pio, autore delle musiche insieme a Franco Battiato. C’è anche la critica sociale, le citazioni e una sagace vena di ironia. Scala le classifiche e convince anche la critica. Seguono la naturale continuazione de La voce del padrone i successivi album come L’arca di Noè, Orizzonti perduti e Mondi lontanissimi. Incide in lingua spagnola e si avvicina alla musica classica con Genesi (1986) e Fisiognomica (1988). Nel 1991 presso gli studi di Abbey Road registra Come un cammello in una grondaia e come non citare Povera Patria, sempre attuale invettiva sociale? Gilgamesh, 1992, che anticipa il Concerto di Baghdad, in cui Battiato si esibisce con l’Orchestra Nazionale Irachena. Nel ’93, torna in Italia con Caffè De La Paix, raggiante esempio di world music nel formato canzone.

Franco Battiato e Manlio Sgalambro

Nel 1993 avviene l’incontro con il filosofo Sgalambro e l’inizio di un sodalizio artistico e umano. Abbandonata la Emi, passa alla Polygram e nel ’96 esce L’imboscata. Chitarre elettriche e il sostanziale apporto dato da Manlio Sgalambro consacrano il disco come successo di critica e di pubblico (La Cura, ad esempio, è tuttora uno dei brani più amati). Seguono Gommalacca (1998), visionario e ardito e Fleurs (1999), delicato concept dedicato alle cover. Nel 2000 un ritorno all’avanguardia con Campi Magnetici. Ferro Battuto, 2001 e l’anno dopo Fleurs 3. Nel 2003 è la volta di Dieci Stratagemmi; Un soffio al cuore di natura elettrica, 2005. Nel 2007 Il vuoto e Fleurs 2 (2008). Il 2009 è l’anno di Inneres Auge e nel 2012 Apriti Sesamo. Nel 2013 Battiato incontra Antony Hegarty. Condividono un concerto all’arena di Verona dal quale viene tratto il doppio album live Del suo veloce volo. Il progetto Joe Patti’s Experimental Group del 2014, realizzato col sound engineer Pino “Pinaxa” Pischetola, somiglia ad un ritorno alla libertà della musica italiana degli anni ’70. Suggestioni che vogliono recuperare un’identità e quella voglia di evasione rintracciabile soltanto nella musica.

Franco Battiato e Manlio Sgalambro

“Un anno fa non ci conoscevamo neppure. Da allora non abbiamo fatto altro che lavorare insieme. Lui sarà anche un filosofo, ma per me è un talento che mi stimola e arricchisce. Mi sembra impossibile, oggi, tornare a scrivere i testi delle mie cose.” Franco Battiato.

Oltre la musica

Cantautore, ma anche compositore di colonne sonore, regista e pittore. Artista che non ha mai amato la mondanità preferendo il suo eremo siciliano di Milo, dove per altro come vicino di casa ebbe Lucio Dalla. La pittura di Battiato, celebra un’intima corrispondenza con i maestri sufi. Parla di esistenze ultraterrene, di asceti e di personaggi che hanno lasciato un segno nella sua vita artistica e personale. Per quanto riguarda il cinema, in un’accorata intervista rilasciata in esclusiva per La Voce del Ribelle, Battiato afferma che per lui «È un linguaggio con cui esprimere quello che mi interessa e ritengo importante, non diversamente dalla musica o dalla pittura…» Qualcuno a questo punto si chiederà e vorrà sapere del Battiato politico, ma citando e apprendendo una delle lezioni del compianto Manlio Sgalambro, la politica ci inganna per essenza. Buon compleanno, Maestro.

Credits foto copertina: Pratospera.

Cristina Gatto

Autore: Cristina Gatto

Mi chiamano Chinaski e come il Perozzi di Amici miei, ho quasi dimenticato che il mio nome è Cristina. Ho una passione viscerale per il cinema e per la musica, colleziono vinili e oltre i libri leggo parecchi fumetti. Amo i gatti (nomen omen). Cos’altro aggiungere? Non pedalo perché non ho voluto la bicicletta, sono irriverente, sempre pronta alla battuta, dotata di autoironia (l’altezza l’avevano terminata) e come Luciano Bianciardi spesso mi domando “chissà se riuscirò a trovare la strada di Itaca, un giorno?”

Franco Battiato: una carriera tra ricerca e sperimentazione ultima modifica: 2018-03-22T13:22:39+00:00 da Cristina Gatto

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