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La Catania rock degli anni ’90: come Seattle

Catania rock anni '90 - uzeda

È il 6 agosto 1995 e siete in coda all’ingresso dello stadio Cibali, voi e altre quindicimila persone. Stasera suonano i REM, accompagnati dai Flor de Mal e dai Radiohead. Questi ultimi qua non li avete ancora sentiti nominare spesso, ma promettono bene. Siete a Catania e Catania è l’unica tappa italiana di questo tour: la Catania rock degli anni ‘90.

Catania come Seattle: tra mito e realtà

Questo paragone lo avete sentito dire, lo avete letto o vi è capitato di farlo voi stessi se avete qualche anno di più. Ad idearlo era stata la rivista Rolling Stones, che aveva adocchiato la città etnea per la sua produttività e capacità d’attrazione per gli artisti del tempo.
La Catania musicale degli anni ‘90 era bellissima. Appena qualche anno prima era arrivato il rock e aveva messo radici; così, mentre nel resto d’Italia d’Italia impazzava l’house music, sotto al Liotru si ascoltavano i Pearl Jam, i Talking Heads, i Violent Femmes. Sono gli anni in cui “I pub del centro storico hanno cambiato la città”, come disse qualcuno allora.

Quei pub dove le band locali imitavano i big, ma dove si facevano spazio anche gli artisti più rappresentativi – nel tempo a venire – della città. Da quei pub vengono fuori i Flor de Mal, i Denovo di Mario Venuti e Luca Madonia, i Quartered Shadows di Cesare Basile, che apriranno i concerti dei Nirvana e dei Primus. Gli Uzeda, poi, saranno ospiti al programma radiofonico di John Pell della BBC Radio, gli unici italiani dopo la PFM. E frattanto, un appena sedicenne Carmen Consoli debuttava alla Cartiera…

La Cyclope Records e Francesco Virlinzi: i nomi della Catania rock

Il nome dietro le quinte è spesso sempre lo stesso: Francesco Virlinzi, fondatore della Cyclope Records, la casa che lancerà sul mercato proprio Carmen Consoli, ma anche i Flor, Mario Venuti, i Nuovi Briganti e tanti altri ancora. Il riscatto di Catania può e deve partire dalla musica: con questa motivazione in tasca, Francesco Virlinzi si inoltra nel mondo dei concerti, segue i grandi artisti nei tour. Nel 1985, mentre con l’amico Nico Libra (proprietario del negozio di dischi Musicland) segue il tour di Springsteen, la data salta a causa di un tornado.

Ormai sono in America e vogliono ancora sentire della buona musica: ripiegano sui REM e, a fine concerto, vanno a presentarsi loro nel backstage. È l’inizio di quell’amicizia che porterà la band di Micheal Stipe a Catania dieci anni dopo. Virlinzi era anche un bravo fotografo: i REM avranno ancora da qualche parte un libro fotografico realizzato da Francesco.
Francesco lascia la sua Catania nel 2000, ad appena 41 anni; raccoglie la sua eredità, la Cyclope Records, Jefferson Holt, ex manager dei REM.

Cosa resterà di… quegli anni ‘90?

Catania rock, Catania come Seattle: due città dove i giovani si chiudono nei garage dei genitori a sperimentare, a creare, a fare grandi cose. A Seattle perché il clima del Nord Ovest Americano non permette di giocare a basket nel cortile di casa; a Catania, un atavico “periferismo” rispetto le avanguardie culturali, e una buona dose di accidia, sotto i quali cova la brace della creatività. Più di vent’anni dopo, cosa è cambiato? Poco rimane dell’antica vivacità, almeno quanto a fervore creativo.

Sono cambiati i gusti degli ascoltatori e, di conseguenza, le richieste dei locali. È calato infatti l’interesse verso le nuove proposte; a queste, si preferiscono le cover band che, se nulla tolgono alla bravura dei musicisti, di certo ne limitano la fantasia.
Altro problema, gli artisti degli anni zero sono molto più “individualisti”. A differenza di un paio di decenni fa, la scena musicale è molto più disgregata: manca l’interesse verso il lavoro degli altri artisti, lo scambio di idee, quell’unione che fa la forza.

Cosa resterà? Sicuramente un bel ricordo, tanta nostalgia e la speranza di una nuova generazione che riporti Catania ad essere la capitale rock del meridione.

Natasha Puglisi

Autore: Natasha Puglisi

Dopo aver letto d’ogni, scritto altrettanto, gestito una libreria e compreso la mia vera vocazione, passo al Dark Side dell’editoria: la redazione.
Cosa sapere sul mio conto? Amo la mia città sotto l’Etna, la musica indie, ovviamente la buona letteratura, i viaggi disorganizzati, i biscotti e i pancake (questi ultimi in particolare, li faccio meglio di come faccio i libri). La Sicilia è il mio stato d’animo: non potrei vivere in nessun altro luogo che non le somigli almeno un po’.

La Catania rock degli anni ’90: come Seattle ultima modifica: 2017-09-19T11:49:40+02:00 da Natasha Puglisi

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