STORIE

Bernardo Logar, Rebeca e l’immensa solidarietà catanese

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In quest’ultimi giorni a Catania è avvenuto qualcosa di positivo in una situazione negativa. Bernardo Logar è un giovane messicano che con la sua fedele moto “Rebeca” ha intrapreso un giro del Mondo per i prossimi 5 anni, raccontando tutto nei suoi social dal nome “Logar en el mundo”.
Il ragazzo con ambizioni da influencer era approdato recentemente in Sicilia: prima tappa Palermo e successivamente Catania, nei pressi del Castello Ursino. Al risveglio del motociclista la moto era stata rubata. Il messicano pubblica un post e Catania mostra una forte solidarietà che alcuni giorni dopo si tramuta in un brillante operato delle forze dell’ordine permettendo il ritrovamento della motocicletta.

Logar en el mundo: chi è il giovane motociclista Bernardo Logar

Bernardo Logar ha deciso d’intraprendere un lungo viaggio a bordo della sua “amica” Rebeca, cioè la propria moto KTM 690 enduro R. Nella sua pagina “Logar en el mundo” il messicano posta qualche foto a ogni tappa. Dopo la Grecia Brandon Logar si reca in Sicilia. La prima tappa è stata Palermo che molto ingenuamente e con uno stereotipo di troppo ha chiamato “la capitale della mafia italiana”.
La giovane età o il semplice transito da un posto all’altro senza soffermarsi nelle città probabilmente non ha permesso al motociclista di conoscere un popolo unito contro l’illegalità e la criminalità organizzata. Lasciata Palermo, Brandon Logar è giunto a Catania in cui, quasi subendo un karma crudele, la propria moto Rebeca è stata rubata dando al giovane la possibilità di comprendere, nella disgrazia, quanto le sue convinzioni sulla Sicilia erano errate.

logo con scritto "Logar en el mundo"
Lo spazio social del viaggio di Bernardo Logar – Credit: Logar en el mundo

Il “rapimento” di Rebeca, l’immensa solidarietà catanese e il ritrovamento

Un appello di Brandon Logan sui social ha scatenato un’ondata di solidarietà dalla maggior parte dei catanesi e non solo. Tra parole di conforto e qualche avvistamento i catanesi hanno provato empatia e allo stesso tempo tentato di dare sollievo all’animo del motociclista.
Nella pagina Logar en el mundo compare il primo post: «La mia moto è stata rubata (Rebeca). Sono a Catania, in Sicilia. Ho già riferito alla polizia, per favore condividi in modo che più persone siano a conoscenza della scomparsa. Qualsiasi idea per aiutare a recuperare la moto è benvenuta. C’erano anche le valigie. Grazie, per favore condividi». Il motociclista pubblica un secondo post maggiormente diretto: «Hanno rubato Rebeca! La mia KTM 690 Enduro R, sono a Catania, sull’isola di Sicilia in Italia! Per favore se avete qualche conoscente in Italia che possa aiutare comunicatelo».

Bernardo Logar - La KTM con a bordo le valigie
La KTM con cui viaggia Bernardo Logar – Credit: Logar en el mundo

Seppur Bernardo Logar aveva già battezzato la Sicilia utilizzando i comuni stereotipi negativi (e fuorvianti), la risposta della comunità è stata la miglior pubblicità che l’Isola potesse avere. Nessun rancore ma semplicemente un tam-tam sui social network, soprattutto dei catanesi, che in breve ha colto l’attenzione mediatica e dopo pochi giorni Rebeca, la moto rubata, è stata ritrovata con un brillante lavoro delle Forze dell’Ordine.
Bernardo Logar crea un video rincuorato per il ritrovamento e pronto per rimettersi in viaggio. Il motociclista scrive: «…Posso solo dire grazie! A ogni persona che ha visto i miei post, che ha condiviso, che è stata solidale. Grazie a quanto è stata virale la notizia del furto della mia moto “Rebeca”, i media, il governo e i carabinieri in 48 ore hanno recuperato la mia moto. C’è qualche danno, hanno rubato parecchia attrezzatura, ho perso più di 4.000 dollari ma la nostra avventura continua!».

Come uno stereotipo può essere confutato attraverso un semplice gesto solidale

Brandon Logar dopo aver (in)coscientemente denigrato la Sicilia e i suoi abitanti, utilizzando qualche stereotipo, ha finalmente avuto (anche se forzatamente) tempo e modo per poter assorbire bontà e solidarietà dell’Isola. È lui stesso a fare un’ammissione di colpa: «Grazie, perché il mondo è pieno di persone buone. Siamo abituati ad ascoltare pure notizie negative, ma questo non vuol dire che non esista più gente buona. Grazie a ognuno di voi, siete stati parte essenziale per far sì che Rebeca fosse recuperata. Gli italiani e i siciliani sono persone belle. Il mondo e la vita sono meravigliosi».
Nel video del ritrovamento c’è felicità da parte del motociclista mentre dietro di sé i Carabinieri effettuano le analisi prima di restituirla. In aggiunta, il messicano parla del tempestivo ritrovamento, dei danni subiti, dell’eccellente lavoro dei Carabinieri, descrive la zona del furto come un “quartiere pericoloso” e dell’adesivo dell’Arma donatogli dalla caserma.

Bernardo Logar in primo piano. Sullo sfondo la sua moto
Frame del video di ritrovamento della moto Rebeca di Bernardo Logar – Credit: Logar en el mundo

È una storia agrodolce quella di Brandon Logar che giunto a Palermo aveva scritto “Palermo, la capitale della mafia italiana”. Il furto della sua moto Rebeca ha dato la possibilità al giovane motociclista, nella disgrazia, di scoprire quanto alle volte uno stereotipo è semplicemente tale e non bisognerebbe replicarlo senza provare nemmeno a confutarlo.
I suoi post hanno trovato rifugio nell’immensa solidarietà dei catanesi, senza alcun rancore, mostrando la vera essenza di chi abita la Sicilia. Il tam-tam social e mediatico ha condotto in breve tempo al ritrovamento della moto. Brandon Logar ha atteso che Rebeca fosse analizzata dai Carabinieri e auspichiamo, in conclusione, che il giovane messicano in questa giornata in giro per Catania abbia potuto comprendere davvero l’essenza della città e dei catanesi, come molti altri turisti prima di lui.

Marco D'Urso

Autore: Marco D’Urso

Giornalista, spero di vivere di questa passione. Fanatico delle due ruote e della fotografia; pieno di ideali e senza prezzo nel cartellino.
Bernardo Logar, Rebeca e l’immensa solidarietà catanese ultima modifica: 2019-11-20T10:15:52+01:00 da Marco D'Urso

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