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Curiosità e leggende su Domenico Tempio detto “Miciu”

Non solo scrittore di poesie erotiche ma anche accademico, fne letterato, Domenico Tempio è un gigante della storia di Catania

Domenico Tempio, conosciuto come Micio o Miciu, versione dialettale del suo nome, è stato fra i maggiori poeti siciliani del suo tempo, a cavallo fra la fine del 1700 e gli inizi del 1800. Fu accolto nell’Accademia dei Palladi e nel salotto letterario del mecenate Ignazio Paternò principe di Biscari. Tante sono le leggende, storie e curiosità legate a questo personaggio.

Domenico Tempio: fine intellettuale e letterato

Tempio rappresenta la “catanesità moderna“, tanto da essere definito uno dei cantori della città del tempo. Molto spesso, Micio Tempio è stato ingiustamente relegato entro un particolare ambito, quello della poesia erotica, licenziosa, benchè fosse un accademico, un finissimo intellettuale, dallo spessore culturale molto alto. In Francia era conosciuto e amato perché traduceva direttamente dal greco al francese. La sua cultura affonda le radici nella classicità, tanto da essere un poeta dell’eros e satirico, come Saffo, Catullo, Ovidio, Marziale.

Come il lombardo Giuseppe Parini, a cui può essere per certi versi affiancato, Micio Tempio fu apprezzato per la sua satira aspra, pungente, irriverente. Coi suoi versi denunciava le ingiustizie dei prepotenti sul popolo, l’immobilismo catanese, servendosi di un’ilarità amara e licenziosa. La sua poesia mirava a sferzare, a scuotere le coscienze e incitare all’azione, mostrando la sua diffidenza nei confronti del potere.

Curiosità sulla vita di Domenico Tempio

Micio Tempio è stato uno dei personaggi più amati dai catanesi. Le sue idee giacobine gli costarono caro, tanto che il suo mito, via via, andò scemando, subendo quasi una sorta di damnatio memoriae dopo la sua morte. Tempio è un vero e proprio poeta maudit. Fra le curiosità che riguardano la sua vita spiccano sicuramente il suo essere amante delle donne, presenti nella sua opera, ricordiamo i nomi di Nice, Clori e Tudda. Frequentò assiduamente bordelli e prostitute. Micio ebbe lutti e dolori, nonostante le sue doti, visse quasi sempre nella povertà, aiutato da amici e sostenitori e da un sussidio comunale.

Si racconta che trascorresse ore e ore ai tavoli dell’osteria di Don Ramunnu a bere vino e allietare gli avventori coi suoi versi. Dalle stampe, Domenico Tempio appare bruttarello, basso, magro. Prima di morire, si dice che andò da una prostituta, esprimendo la volontà di voler morire dove era nato. Dalla moglie Francesca Longo, morta di parto ebbe un figlio che morì poco dopo; successivamente, la sua compagna di vita fu la serva dell’osteria, Caterina, da cui ebbe il figlio Pasqualino.

La statua di Nettuno a Palazzo Bruca

Una delle leggende metropolitane che ruotano attorno alla figura di Micio è legata ad uno dei palazzi storici del centro di Catania, Palazzo Bruca, nella centralissima via Vittorio Emanuele, al cui interno si trova una fontana con una particolare statua che raffigura il dio Nettuno. Si è tramandato che quello rappresentato non fosse il dio del mare bensì Micio, raffigurato per celebrare le sue doti sessuali molto spiccate.

ll "Nettuno" della fontana di Palazzo Bruca, sarebbe una raffigurazione sessuale di Domenico Tempio, conosciuto per le sue performance sessuali.
La fontana di Nettuno all’interno di Palazzo Bruca che secondo la tradizione raffigurerebbe il poeta catanese Domenico “Micio” Tempio.

Si racconta infatti che Tempio fosse “superdotato” e si facesse pagare per soddisfare le voglie delle donne della “Catania bene”, trascurate dai mariti. Dunque, il dio sarebbe la personificazione del poeta che dice: ” cu stu c.. u mi fici n’palazzu“. Particolare anche la posizione delle dita che indicano da una parte il suo sesso, reso evidente dal fatto che manca il tridente, dall’altra, parte del palazzo stesso.

Il balcone più erotico di Catania, sito nello storico Palazzo Mazza di Villallegra, in omaggio alla poesia erotica dialettale di Domenico Tempio.
Il balcone più erotico di Catania, sito nello storico Palazzo Mazza di Villallegra, in omaggio alla poesia erotica dialettale di Domenico Tempio. Foto di Sabrina Portale

Palazzo Mazza di Villallegra

Un’altra leggenda che riguarda Micio Tempio è legata ad un altro palazzo del centro storico, sempre in via Vittorio Emanuele, sito quasi a fianco della bellissima Chiesa di San Placido, vicino a palazzo Biscari e agli archi della Marina. Il palazzo in questione è Mazza di Villallegra, donato dal Principe di Biscari al suo poeta di corte. La costruzione dell’edificio avvenne tra XVIII e XIX secolo. La targa, apposta dal Rotary Club, recita: “in questa casa visse Micio Tempio che dello spirito erotico si nutriva per fare poesia. O viaggiatore, alza lo sguardo e sorridi a colui che questi simboli ai posteri lasciò“. Molti dissentono dal considerare questa come la casa di Tempio, visto l’incongruenza delle date. La penuria di fonti biografiche lascia il dubbio.

ettagli architettonici che decorano il balcone del palazzo Mazza di Villallegra, con statue che mimano atti di autoerotismo.
Dettagli architettonici che decorano il balcone del palazzo Mazza di Villallegra, con statue che mimano atti di autoerotismo. Foto di Sabrina Portale

Il balcone più erotico di Catania

L’unica certezza è quella che l’edificio presenti il “balcone più erotico” di tutta Catania per via delle sue sculture “osè” realizzate per volere di Micio, per beffarsi delle suore del Convento antistante, visto le sue posizioni schiettamente anticlericali, o che l’artista abbia reso un omaggio al poeta catanese e alla sua opera. Le sculture che abbelliscono il balcone sono di origine barocca. Si intravedono infatti gli elementi propri di questo stile. La peculiarità del balcone sta nel fatto che accanto ai caratteristici mascheroni, vi sono delle cariatidi che mimano un gesto che rimanda all’autoerotismo, motivo che si ripete nella figura maschile che sormonta l’arco del portale e si inserisce poco sotto il balcone. A rimarcare la sensualità delle figure anche i cavalli che affiancano le donne e si sopraelevano sulla figura maschile. Purtroppo oggi il palazzo versa in condizioni precarie. I rilievi sono tutti sporchi.

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Ancora altri dettagli del balcone che sarebbero stati rrealizzati per volontà del poeta catanese per sfregio alla comunità religiosa del convrnto antistante o per rendere omaggio alla poesia erotica dialettale di Tempio. Foto di Sabrina Portale

Omaggi a Micio Tempio

Come già detto, Domenico Tempio, è una delle figure più amate dai catanesi, nonostante è stato nel tempo circoscritto all’ambito volgare, sessuale, provocatorio delle sue composizioni. Secondo alcune fonti non ufficiali, sembra che fu sepolto, con onori cittadini, presso la Chiesa di San Giovanni, in via Garibaldi, nei pressi di Santa Maria dell’Aiuto, distrutta dai bombardamenti del 1943. All’interno del Giardino Bellini, nel viale degli uomini illustri, a pochi passi dal bellissimo Chiostro della musica, si trova anche il suo busto marmoreo. Il Comune di Catania gli ha dedicato anche una via, lungo il porto.
Nel 2017, Piero Lipera, assieme a Marco Tringali e Rosario Minardi, ha allestito un’opera teatrale dedicata a Micio Tempio con protagonista anche il cabarettista catanese Giuseppe Castiglia, con l’obiettivo di far conoscere e apprezzare questo grandissimo personaggio, fautore di un’opera e di un linguaggio unici e particolarissimi, come abbastanza atipica fu la sua vita.

Si ringraziano: Gianni Sineri e Giuseppe Costanzo.

Foto di Sabrina Portale

Curiosità e leggende su Domenico Tempio detto “Miciu” ultima modifica: 2020-09-16T13:29:51+02:00 da Sabrina Portale
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