TRADIZIONI

“Semu tutti devoti, tutti”: i miracoli di Sant’Agata

miracoli di sant'agata

Facciata del Duomo di Catania, un dettaglio (fonte foto: https://www.citymapsicilia.it/guida/luoghi-santagata-catania/)

L’anno che diede avvio ai miracoli di Sant’Agata, ragion per cui fu assurta a patrona della città di Catania, è il 252.

Ad appena un anno dal suo martirio, infatti, sant’Aiutzza avrebbe salvato i suoi concittadini da una disastrosa colata lavica. Il Velo agatino, un brano di stoffa lungo quattro metri e largo cinquanta centimetri, era allora bianco. Portato in processione fino al fronte lavico, secondo la leggenda, questo divenne di quel rosso vivo in cui lo osserviamo tutt’oggi nel suo reliquiario. La città fu salvata e i prodigi di Agata, da allora, si susseguirono nel tempo rinsaldando la fede dei suoi protetti.

I miracoli di sant’Agata, patrona di Catania

Catastrofi naturali, epidemie, fino al temuto attacco di Federico II reso immortale dal motto “Noli Offendere Patriam Agathae”: una lunga serie di eventi miracolosi, tra fonti, immaginario popolare e sentimento religioso, che i catanesi si raccontano da generazioni rinnovando il loro amore per Agata.

“Favori” tra santi: il miracolo di Santa Lucia

Plausibili o meno, i racconti sulla vita di Santa Lucia hanno origine in periodo normanno. Protagonista ne è una giovane vergine, proveniente da una famiglia molto ricca nella Syracusae del IV secolo. Promessa in sposa, ovviamente, ad un pagano. Lucia, orfana di padre e con la madre – Eutichia – gravemente ammalata, decide di partire insieme a quest’ultima e un altro gruppo di siracusani in pellegrinaggio verso il sepolcro di Sant’Agata e chiedere il miracolo della guarigione. Era il 303, e al tempo pare che il corpo della santa si trovasse a riposare in San Gaetano alle Grotte, in Piazza Carlo Alberto. Durante le preghiere, Lucia si assopì ed Agata le apparve in sonno: <<Lucia, sorella mia>> la appellò la Santa <<perché domandi a me ciò che tu stessa puoi fare? Confida che come la città e sublimata da me in Cristo, così la tua Siracusa sarà nobilitata da lui per te>>. In quell’annuncio era predetto anche il martirio di Lucia, che dopo questo episodio – e la guarigione della madre – decise di votare la sua vita a Cristo. Venne così martirizzata il 13 dicembre dell’anno successivo e scelta dai siracusani come loro patrona.

le candelore

Sant’Agata, patrona di Catania, salva la sua citta dalla lava e altri percoli per 15 volte (fonte foto: http://www.vivict.it)

Sant’Agata e san Silvestro

Un altro episodio lega invece, sant’Agata a san Silvestro, patrono di Troina, in provincia di Enna. La memoria di questo miracolo è impressa in una lapide sulla facciata di Sant’Agata la Vetere, che reca scritto: “In questo luogo san Silvestro basiliano venerò nel 1135 sant’Agata”. 1135, il che vuol dire appena qualche anno dopo il rientro delle reliquie della santa in città. Riporterebbero le cronache dell’epoca, infatti, che da Troina erano giunti a piedi sette monaci basiliani dal cenobio di San Michele Arcangelo per venerare le sacre spoglie. Fra questi, un giovano monaco, dopo aver adorato la santa, tornò al suo paese camminando come se volasse. Questo giovane pare fosse proprio San Silvestro, devotissimo alla Santuzza, al quale era stato però richiesto di rimanere al monastero. Sant’Agata, allora, gli concesse la grazia: secondo alcuni, di essere in due luoghi contemporaneamente; secondo altri, di aver fatto il tragitto in così breve tempo da esser trovato a Troina dai suoi confratelli di ritorno.

I troinesi, memori di questo miracolo concesso al loro patrono, compiono tutt’ora il loro pellegrinaggio verso Catania, la mattina del tre, per omaggiare la patrona con rami d’alloro. E ancora un altro fatto lega questi due santi: nel momento in cui il fercolo in legno di Sant’Agata, scolpito nel 1554, venne sostituito da uno nuovo, questo venne donato dai catanesi ai troinesi per portare il loro San Silvestro in processione.

La peste a Catania

Ben due volte questa sciagura colpì la città di Catania, ed entrambe le volte i catanesi invocarono l’intervento della loro protettrice. La prima avvenne nel 1575, anno in cui l’epidemia flagellava l’intera Sicilia. I cittadini di Agata allora, per decisione del senato, portarono in giro per la città i resto del santo corpo. Arrivata alla porta di Aci, la folla, incitata dal grido di “Viva Sant’Agata”, iniziò un momento di preghiera corale che proseguì dalla mattino fino a notte inoltrata. L’indomani, la peste sembrava aver arrestato il suo avanzare: nei lazzaretti ove era passata la processione, gli appestati guarirono e si fermò il contagio. Di lì a poco, il morbo sparì.

1743, la peste arriva a Messina. I catanesi si rivolgono quindi a Sant’Agata, invocandone la protezione. La città rimase difatti immune all’epidemia e il ricordo di questo evento miracoloso potete vederlo tutt’oggi in Piazza dei Martiri: dall’alto della sua colonna, Sant’Agata schiaccia la testa ad un serpente, metafora della malattia sconfitta.

il seppellimento di sant'agata, olio su tela

Il seppellimento di Sant’Agata, olio su tela in Sant’Agata la Vetere

I miracoli di sant’Agata legati all’Etna

Catania, città frequentemente minacciata da calamità naturali quali terremoti e colate laviche, pare esser stata salvata dall’intervento di Agata contro queste due calamità per ben quindici volte, a partire da quel lontano 252. Tra questi, ci piace citarne alcuni.

Nel 1444, anno in cui ebbe luogo una disastrosa eruzione a bassa quota, la lava era in procinto di travolgere un villaggio a pochi chilometri dalla città. Un monaco domenicano, Pietro Geremia, seguito dal clero e dalla folla tutta, decise di andare incontro al fuoco portando il Velo di Sant’Agata in processione. La lava, miracolosamente, cambiò direzione salvando quell’abitato che da allora prende il nome di Sant’Agata Li Battiati. Ancora nel 1669, la colata che distrusse Catania risparmiò, prodigiosamente, tutti i luoghi agatini. Infine, fu ancora appellandosi a Sant’Agata che, nel 1693, il Vescovo riuscì a convincere i novemila superstiti del terremoto a non abbandonare Catania e rimanere, invece, a ricostruirla.

Natasha Puglisi

Autore: Natasha Puglisi

Dopo aver letto d’ogni, scritto altrettanto, gestito una libreria e compreso la mia vera vocazione, passo al Dark Side dell’editoria: la redazione.
Cosa sapere sul mio conto? Amo la mia città sotto l’Etna, la musica indie, ovviamente la buona letteratura, i viaggi disorganizzati, i biscotti e i pancake (questi ultimi in particolare, li faccio meglio di come faccio i libri). La Sicilia è il mio stato d’animo: non potrei vivere in nessun altro luogo che non le somigli almeno un po’.

“Semu tutti devoti, tutti”: i miracoli di Sant’Agata ultima modifica: 2018-02-05T11:02:59+00:00 da Natasha Puglisi

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