LEGGENDE

Pippa la Catanese, tra storia e leggenda

Pippa la Catanese, Castello Ursino
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Pippa la Catanese. Un altro personaggio da raccontare. Un’altra figura che si dipana tra storia e leggenda nelle pagine della nostra città. Ancora una volta mollate gli affanni e gli impegni. Lasciate che le varie vicissitudini e faccende che vi attanagliano scorrano nell’indeterminato. Chiudete la porta della vostra camera e prendete la posizione più comoda. Concedetemi, nuovamente, del tempo per narrarvi di nobili, del Castello Ursino e della vita di Pippa la Catanese.

Pippa la Catanese: una storia a cavallo tra il XIII e XIV secolo

Filippa conosceva la fatica, l’arte di arrangiarsi e le vicissitudini della vita. Tutti la chiamavano Pippa, un soprannome gergale o un vezzo familiare. Un diminutivo che la donna si era cucita addosso e che la portava a riconoscerlo come nome di battesimo. Pippa lavorava come lavandaia, ma il destino le riservava privilegi e onori. La donna, in giovane età, venne scelta da Roberto D’Angiò e Violante d’Aragona per coprire il posto di nutrice e badare al piccolo Luigi. Con amore, dedizione e attenzioni cercò di occuparsi del piccolo nobile. Il tempo trascorreva silente e beato in quel Castello Ursino, residenza dei sovrani, fino alla cacciata degli Angioini dalla Sicilia.

Castello Ursino

Castello Ursino, residenza dei sovrani. Fonte: Flickr, foto di Flavio~

Pippa e la nuova vita a Napoli

Quando gli Angioini fecero ritorno nella città di Napoli, portarono anche l’amorevole nutrice così affezionata a quel bambino. (Il fato, però, spesso si diverte a mescolare le carte in tavola e quell’affetto simile a un legame tra madre e figlio non durò fin troppo a lungo.) Il piccolo Luigi morì lasciando un vuoto incolmabile. La Corte, che tanto si era attaccata a quella donna dal cuore buono, decise di farla rimanere. Novità e sorprese si svelavano di giorno in giorno. Gioia e spensieratezza scandivano le sue giornate. L’umile lavandaia e l’appassionata nutrice lasciavano il posto a una nuova veste. Pippa la Catanese vestiva i panni di una signora. Sposò il siniscalco del Regno ed ebbe tre figli. Pippa era amata e stimata da tutta la Corte. Nulla poteva far presagire quel che il fato, ancora una volta beffardo, le aveva invece riservato.

Gustaf Wappers

Boccaccio legge il “Decamerone” alla regina Giovanna (1849 circa), dipinto di Gustaf Wappers (Bruxelles, Museo reale delle belle arti del Belgio).

L'”amicizia” con Giovanna I d’Angiò

Giovanna I d’Angiò salì al trono e volle proprio Pippa la Catanese come sua confidente. Ah, sorte triste e angosciosa. La povera donna non poteva lontanamente immaginare cosa sarebbe accaduto. Giovanna aveva sposato il principe Andrea d’Ungheria. Non il cuore, non la mente, né un sincero affetto la legavano a quell’uomo. Ordì una congiura e Andrea d’Ungheria venne strangolato e gettato dalla finestra. Da questo momento in poi iniziò la caccia all’uomo o… alla donna. Pippa, infatti, fu la prima a essere interrogata. Torturata e umiliata non fece mai il nome della sovrana. Pippa la Catanese non aveva partecipato a quella congiura, ma a nulla valse la sua innocenza. O forse, proprio perché innocente e pura, venne sacrificata. La storia di Pippa, ahimè, si conclude in fiamme che la arsero viva. Di lei e del suo personaggio leggendario restano il coraggio, la voglia di riscatto, l’amore e la forza tipica delle donne siciliane.

Cristina Gatto

Autore: Cristina Gatto

Mi chiamano Chinaski e come il Perozzi di Amici miei, ho quasi dimenticato che il mio nome è Cristina. Ho una passione viscerale per il cinema e per la musica, colleziono vinili e oltre i libri leggo parecchi fumetti. Amo i gatti (nomen omen). Cos’altro aggiungere? Non pedalo perché non ho voluto la bicicletta, sono irriverente, sempre pronta alla battuta, dotata di autoironia (l’altezza l’avevano terminata) e come Luciano Bianciardi spesso mi domando “chissà se riuscirò a trovare la strada di Itaca, un giorno?”

Pippa la Catanese, tra storia e leggenda ultima modifica: 2019-01-09T09:41:43+02:00 da Cristina Gatto

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