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ITINERARI NATURA

Pagghiaru dell’Etna: monumento rupestre della civiltà contadina

u Pagghiaru dell'Etna. Foto di: www.regione.sicilia.it

Cosa è u Pagghiaru dell’Etna? La nostra terra continua a regalarci grandi sorprese. Oltre alla recente eruzione e relativa pioggia di cenere e lapilli che si è abbattuta su Catania e provincia, il nostro Vulcano ci sorprende sempre con nuove scoperte. Durante un’escursione, infatti, possiamo imbatterci in strane architetture fatte di pietra o paglia. Sono i pagliai, detti Pagghiari in siciliano, che nei secoli hanno determinato l’identità paesaggistica e storica di una civiltà preistorica che ha vissuto l’Etna prima di noi.

Tipicità dei pagliai dell’Etna

U Pagghiaru dell’Etna era utilizzato come rifugio temporaneo per pastori e contadini, costruito interamente in pietrame a secco. A pianta circolare e con un solo accesso, culmina in una cupola fatta di pietre disposte a cerchi concentrici (tipica forma a Tholos). Il pietrame utilizzato per la loro costruzione veniva ricavato dall’habitat stesso. Così i residui della lava fredda erano usati anche per la tipica casetta rettangolare, che sostituiva l’antico pagliaio.

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Palizzate in legno nei pagliai dell’Etna. Foto di: by Paul and Jill is licensed under CC BY 2.0

Possiamo trovare anche dei pagliai con il tetto di canne. Queste antiche capanne, come le preistoriche abitazioni sicule, erano costruite con muri a secco e rinforzati con fango. I pali di legno si alzavano incrociandosi fino a formare l’ossatura del tetto a forma conica. Il tutto veniva ricoperto da frasche, strame e ginestre. Spesso accanto ai pagliai, venivano costruite delle stalle chiamate Mànniri (Mandre o Mandrie), sempre costituite da pietrame lavico e palizzate di legno e canne. Nel periodo neolitico, queste erano come una sorta di labirinti che definivano i vari settori funzionali all’allevamento o alla domesticazione delle varie specie di animali.

U Pagghiaru dell’Etna: usi e tradizioni

Il popolo dei Sicani e dei Siculi copiarono, quindi, la struttura delle grotte naturali. Il luogo dove realizzare u Pagghiaru dell’Etna doveva avere delle specifiche caratteristiche: doveva essere costruito in una zona poco ventosa, protetta da intemperie e da eventuali inondazioni. Per evitare il contatto con la nuda terra i pagliai si realizzavano su banchi di lava affioranti. La sua costruzione era molto scrupolosa: consisteva nello sfruttare la pietra dell’Etna per erigere abitazioni solide che tutt’oggi sfidano ancora il passare del tempo. Costruite inizialmente come “monolocali”, col tempo u Pagghiaru dell’Etna diverrà una vera e propria abitazione “protettiva” per intere famiglie preistoriche. I pagliai etnei, infatti, avevano lo scopo di accogliere il contadino o il pastore in caso di necessità (maltempo improvviso, eruzioni lampo).

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U Pagghiaru dell’Etna. Foto di: Paul and Jill is licensed under CC BY 2.0

Dove trovare i pagliai dell’Etna

Lungo le pendici del nostro Vulcano è possibile imbattersi in alcune stretture. U Pagghiaru dell’Etna sito lungo la strada statale 284 che da Bronte porta a Randazzo si trova ancora in buono stato. Il “Pagghiaru ‘n petra”, invece, si trova adiacente alla strada che scende dal quartiere di contrada Sciarotta. Quello in contrada Nave è stato “recuperato” e valorizzato con un tetto moderno ed è stato circondato da un piccolo cancello: a oggi riesce ancora a svolgere perfettamente la funzione di riparo in caso di pioggia.

Sono davvero in pochi a conoscere la storia e tradizione dei pagliai dell’Etna, così come le amministrazioni che a oggi hanno fatto poco o nulla per salvaguardarli e valorizzarli. Questi fabbricati rurali devono diventare di interesse storico, culturale e architettonico per la città di Catania, ma a oggi si trovano tutti in un pietoso stato di completo abbandono. Inoltre, manca del tutto un censimento. Chissà se un giorno potranno entrare a far parte di un interessante itinerario culturale-naturalistico.

Pagghiaru dell’Etna: monumento rupestre della civiltà contadina ultima modifica: 2021-03-25T09:22:54+01:00 da Valentina Friscia

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