LEGGENDE

Diavoli sull’Etna: le leggende “diaboliche” di Catania

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Diavoli sull'Etna. Foto di: UAAR

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Etna, luogo dove la bellezza e la potenza della natura si sposano perfettamente con le storie, i miti e le leggende. Vi abbiamo già parlato di alcuni miti, in special modo greci, che hanno visto come protagonista la nostra amata Muntagna. Stavolta, ci soffermeremo su quelle leggende conosciute per avere un personaggio alquanto particolare. Lo potete chiamare in vari modi, come “Chiddu cu li corna”, “U malidittu”, “L’ancilu niuru”, “A brutta bestia”. Insomma: il diavolo!

I Diavoli sull’Etna nel medioevo cristiano e presunte apparizioni

Le leggende “diaboliche” descritte da Santi Correnti nel suo libro dedicato alle “Leggende di Sicilia”, vengono localizzare sull’Etna. Questa, avendo colpito le menti e acceso la fantasia dei greci e dei latini, non c’è da stupirsi se sia diventata protagonista in età medievale di curiose leggende e storie. Il cristianesimo le infarcì di diavoli, mettendo il fuoco etneo in relazione a quello infernale. I vulcani nel medioevo furono generalmente considerati come bocche dell’inferno, e attraverso i loro crateri venivano scaraventati negli inferi gli spiriti dei malvagi. L’Etna in età medievale, quindi, fu considerata come una porta dell’inferno, popolata da diavoli, di anime dannate, di streghe e di strani folletti.

Niccolò Speciale, cronista siciliano del XIV secolo, ha affermato di aver visto i diavoli uscire dal cratere dell’Etna durante l’eruzione del 1329 e di averli sentiti predicare orribili storie, trascinando molta gente nell’inferno. Lo storico catanese Anton Giulio Filoteo de Amodeo, che visse nel XVI secolo, ha tramandato la leggenda di anime dannate che, convertite in macigni di ghiaccio sulla cima dell’Etna, rotolarono a valle con lunghi gemiti e cadettero a mare inghiottiti per l’eternità. Il teologo tedesco Praetorius vissuto nel XVI secolo, ricorda di un’apparizione diabolica sul cratere centrale, sotto forma del dio Vulcano e del suo corteo di ciclopi, poco prima di un’eruzione. Filippo d’Agira, consacrato prete in Roma ai tempi dell’imperatore Arcadio, si racconta che fu subito mandato in Sicilia per esorcizzare i demoni etnei.

I diavoli sull'Etna durante l'eruzione del '300. Foto di: Il Vulcanico

I diavoli sull’Etna durante l’eruzione del ‘300. Foto di: Il Vulcanico

La guerra con l’arcangelo Michele e le nozze di Lucifero

Una leggenda raccolta dal Pitrè parla addirittura delle vicissitudini etnee di Lucifero. Quando questo fece guerra al Signore, l’arcangelo san Michele lo cacciò dal cielo e lo inseguì. Quando l’arcangelo stava per acchiapparlo, Lucifero si gettò dentro il cratere dell’Etna e vi si nascose. Per quanto si raggomitolasse, la testa di Lucifero rimaneva fuori, e allora san Michele con un colpo di spada gli fece saltare un corno, che andò a cadere a Mazzara (si racconta che ancora lo si può andare a vedere in una grotta). Allora il “diavolaccio”, visto che la cosa si metteva male, spiccò un salto e colpì l’arcangelo strappandogli una penna di un’ala. La penna cadde a Caltanissetta, ma i peccati dei nisseni, racconta la leggenda, erano così grandi che essa non ci volle stare, e se ne tornò in paradiso.

Calì Fragalà ci narra un’altra leggenda. Pare che le nozze di Satana siano avvenute nella grotta della Vena, sul versante orientale dell’Etna (Piedimonte Etneo). In questa grotta sorge una rupe cuneiforme di nuda lava, alla cui base sgorga una sorgiva di acqua minerale, che si perde nelle cupe profondità della grotta. Sulle nozze di Satana si sa soltanto che avvennero a mezzanotte e che erano presenti diverse streghe: una luce rossastra, il suolo che trema, le pareti della grotta che si illividiscono di fiamme turchine e, dopo l’ultimo rintocco di mezzanotte, tutto che torna in pace.

L’Acese Pietro Baelardo e il beffeggiamento del diavolo

Il diavolo può essere anche beffato. Ci riuscì, secondo una leggenda, l’acese Pietro Baelardo, o Baialardo. Pietro aveva uno zio mago che teneva parecchi diavoli chiusi in una tabaccheria. Un giorno lo zio, ormai vecchio, chiese al giovane di andargli a prendere la tabacchiera, raccomandandogli di non aprirla per nessun motivo, non rivelandogli però il contenuto sospetto. Il ragazzo, curioso, non ascoltò le raccomandazioni dello zio, così aprì la scatola e comparvero i diavoli davanti a lui. Questi gli dissero: “Comandi, comandi!”. Pietro non si intimorì, e ordinò loro che fosse immediatamente resa carrozzabile tutta la strada che da Roma porta a Napoli. I diavoli, eseguito l’ordine, tornarono da lui e attesero nuovi ordini.

L’intrepido giovanotto, quindi, comandò ai diavoli di rendere percorribile la tortuosa strada che da Acireale arriva a Santa Maria la Scala. Stavolta il lavoro era più difficile, così i diavoli posero come condizione che per tre giorni si dovesse togliere il Sacramento da tutte le chiese di Acireale. Pietro non accettò, così gli ordinò di rientrare nella tabacchiera. Arrivato dallo zio, questo di accorse che i diavoli erano mantidi di sudore, come se avessero lavorato sodo. Con soddisfazione scoprì che il giovane nipote era riuscito a comandare i diavoli, e pertanto decise che, alla sua morte, gli avrebbe lasciato in eredità la tabacchiera con il suo diabolico contenuto.

Lava incandescente.

Lava incandescente.

Baelardo finisce in carcere, ma non demorde

Così avvenne, ma Pietro non fece buon uso della tabacchiera e finì in carcere. Con l’aiuto dei diavoli, però, andava dove più gradiva in compagnia dei compagni carcerati. Era chiaro che Pietro Baelardo un giorno sarebbe andato all’inferno a causa del suo comportamento. Eppure riuscì a beffeggiare il più potente dei diavoli, Lucifero, riuscendo ad arrivare al paradiso. Una volta il diavolo gli fece vedere delle case: ad alcune mancava il tetto, ad altre la porta con le finestre. Erano tutte case inabitabili. Pietro non si spiegava il motivo per cui il diavolo in persona aveva deciso di fargli vedere quelle strane case. Lucifero, quindi, gli raccontò che quelle case rappresentavano le anime degli uomini e che i mattoni erano i peccati mortali. Quando la casa fosse stata completa, significava che l’anima era pronta per accedere all’Inferno.

Baelardo e Lucifero: sfida all’ultimo beffeggiamento!

Alla casa di Pietro mancava un solo mattone per essere completa, così il giovane chiese cosa potesse fare per scongiurare la brutte sorte che gli spettava. Il diavolo gli disse che l’unico rimedio era confessarsi, nella notte di Natale, in tre diversi capitali di regno. Pietro allora chiese aiuto allo stesso diavolo, e quest’ultimo disse che lo avrebbe aiutato volentieri solo se gli avrebbe dato metà di ciò che avrebbe avuto in bocca, uscendo dall’ultima chiesa. Il diavolo pensava di ottenere così metà dell’ostia consacrata, realizzando in tal modo un sacrilegio. Pietro Baelardo, più furbo del diavolo, aveva già escogitato un metodo per beffarlo. Si fece portare a Parigi, a Madrid e a Roma. Nelle prime due capitali si confessò, e nella terza si confessò e si comunicò, ma prima di uscire dalla chiesa, inghiottì l’ostia e si mise in bocca una nocciola. Cosicché, secondo i patti, diede al diavolo mezza nocciola e non l’ostia consacrata. “Acitano, mi hai vinto!”, gridò infuriato il diavolo prima di sprofondare nuovamente negli inferi.

La fonte principale di questo articolo è stato il racconto di Santi Correnti nel suo libro “Leggende di Sicilia”. Ve ne consigliamo la lettura.

Valentina Friscia

Autore: Valentina Friscia

Chi sono io? Un’amante della vita, della lettura, degli animali e della propria città. La versatilità è una delle mie virtù, così come l’enorme pazienza nei confronti del genere umano. L’amore per i libri e per la scrittura mi ha permesso di accedere ad un mondo fino a poco tempo fa sconosciuto: l’arte del giornalismo con tutte le sue sfaccettature.

Diavoli sull’Etna: le leggende “diaboliche” di Catania ultima modifica: 2019-03-25T09:33:47+02:00 da Valentina Friscia

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