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Ognissanti e Festa dei Morti: storia e tradizioni a Catania

Ognissanti e Festa dei morti, Sicilia
Articolo promozionale

Ognissanti e Festa dei Morti. La frutta secca, la frutta di martorana, le rame di Napoli, le ossa di morto con l’inconfondibile odore della polvere di cannella e qualche giocattolo.
[…] Narrava la leggenda che la caverna sotterranea, per un passaggio misterioso, fosse in comunicazione colla sepoltura della chiesetta soprastante; e che ogni anno, il dì dei Morti – nell’ora in cui le mamme vanno in punta di piedi a mettere dolci e giocattoli nelle piccole scarpe dei loro bimbi, e questi sognano lunghe file di fantasmi bianchi carichi di regali lucenti, e le ragazze provano sorridendo dinanzi allo specchio gli orecchini o lo spillone che il fidanzato ha mandato in dono per i morti un prete sepolto da cent’anni nella chiesuola abbandonata, si levasse dal cataletto, colla stola indosso, insieme a tutti gli altri che dormivano al pari di lui nella medesima sepoltura, colle mani pallide in croce, e scendessero a convito nella caverna sottostante, che chiamavasi per ciò «la Camera del Prete»[…]
La festa dei morti, 1887. Giovanni Verga.

Ognissanti e Festa dei Morti, 1 e 2 novembre

Fin dall’antichità il culto dei morti è stato praticato da ogni popolo. La civiltà inizia e coincide con il culto. Vita e morte si avviluppano nei riti che elaborano il dolore e servono ad accettare il distacco. Gli antichi popoli celtici, per esempio, dividevano l’anno solare in due fasi. La prima coincideva con la rinascita della natura e la seconda con il suo letargo. I periodi, rispettivamente, coincidevano con il mese di maggio e con quello di novembre. La terra veniva messa a riposo, si passava da un ciclo all’altro e dalla luce al buio.

Ognissanti e Festa dei morti
Ognisanti e la Festa dei morti in Sicilia è una delle ricorrenze più importanti e fra le più sentite. Istituita attorno al X secolo, si celebra il 2 novembre per commemorare i defunti

Secondo le tradizioni e il folclore popolare, per di più, si credeva (e si crede ancora), che gli avi tornassero sulla terra a far visita e a portare buoni auspici e protezione.

La festa dei morti è preceduta da quella che festeggia i santi. Il 1º novembre, infatti, venne decretato festa di precetto da parte del re franco Luigi il Pio nell’835. Il decreto fu emesso su richiesta di papa Gregorio IV e con il consenso di tutti i vescovi. Nel X secolo, invece, la Chiesa Cattolica istituì il 2 novembre per la Commemorazione dei defunti.

In Sicilia

La Commemorazione dei defunti coincideva e coincide tuttora con il recarsi al cimitero per onorare la memoria. Un’altra usanza, non ancora del tutto scomparsa, prevede di regalare un paio di scarpe nuove, talvolta piene di biscotti come le ossa di morto. La tradizione culinaria, ancora, fa da regina per questa doppia festività. Trovarsi a Catania durante Ognissanti e Festa dei Morti vuol dire poter assaggiare i dolci tradizionali come i ‘nzuddi o lasciarsi estasiare dalle Rame di Napoli.

Ognissanti e Festa dei Morti, le rame di Napoli
Rame di Napoli

Nella nottata che passava tra il primo e il due novembre, ogni casa siciliana dove c’era un bambino, si popolava di defunti. I bambini, prima di andare a dormire, mettevano un cesto sotto il letto e comunicavano i loro desideri ai defunti. Il giorno dopo, come di consueto, avrebbero trovato giocattoli o dolcetti (acquistati dai genitori e parenti nelle tradizionali sagre, come la fiera dei morti di Catania).

[…] con i soldati americani arrivò macari l’albero di Natale e lentamente, anno appresso anno, i morti persero la strada che li portava nelle case dove li aspettavano, felici e svegli fino allo spàsimo, i figli o i figli dei figli. Peccato. Avevamo perduto la possibilità di toccare con mano, materialmente, quel filo che lega la nostra storia personale a quella di chi ci aveva preceduto e “stampato”, come in questi ultimi anni ci hanno spiegato gli scienziati. Mentre oggi quel filo lo si può indovinare solo attraverso un microscopio fantascientifico. E così diventiamo più poveri: Montaigne ha scritto che la meditazione sulla morte è meditazione sulla libertà, perché chi ha appreso a morire ha disimparato a servire. Racconti quotidiani (Mondadori, 2001) Andrea Camilleri

Ognissanti e Festa dei Morti: storia e tradizioni a Catania ultima modifica: 2020-10-27T10:59:50+01:00 da Cristina Gatto
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