SANT'AGATA

Sant’Agata a Palermo: la tradizione che unisce le due città

Sant'Agata a Palermo - Quattro Canti
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«Non valser spine e triboli, non valsero catene; né il minacciar d’un Preside a trarla dal suo Bene, a cui dall’età eterna fu sacro il vergin fior» Mario RapisardiOde, per il 5 febbraio 1859

Sant’Agata a Palermo. Una storia che lega le due città. Un racconto che disvela leggende, ove ogni dettaglio si fa voce e coro. Una polifonia che narra di una giovane, di un’antica porta e dei Normanni. Di chiese e di tradizioni. Nessuna diatriba, nessuna controversia, ma una testimonianza dell’antico affetto che unisce Catania a Palermo.

Sant’Agata a Palermo: la porta storica

Nella città di Palermo, tra la via Cesare Battisti e Corso Tukory, sorge una porta storica. La leggenda narra che qui, proprio da questo varco, Sant’Agata sarebbe uscita per recarsi a Catania a subire il martirio. Una storia affascinante, ammaliante ma alquanto fantasiosa. A quel tempo la città di Palermo non si estendeva fino a quel punto. Porta Sant’Agata, invece, sarebbe stata costruita dai Normanni nel XI secolo. Il nome deriva dalla limitrofa chiesa di Sant’Agata la Pedata. Agata, fiera e virtuosa, si sarebbe fermata per allacciarsi un calzare e avrebbe lasciato l’impronta di un piede su un sasso. La famosa “pedata”, infatti, si trova all’interno della Chiesa; seminascosta da un piccolo altarino.

Sant'Agata a Palermo, porta storica

Porta Sant’Agata a Palermo

Agata, compatrona di Palermo

Sant’Agata, prima di Rosalia, insieme a santa Cristina, santa Oliva e santa Ninfa era una delle protettrici della città di Palermo. La sua magnifica statua è presente nell’ordine superiore della facciata est dei Quattro Canti, all’incrocio tra via Maqueda e il Cassaro, oggi via Vittorio Emanuele (Agata, protegge il quartiere della Kalsa, attualmente mandamento Tribunali). Oltre la Chiesa di Sant’Agata la Pedata è presente anche Sant’Agata alla Guilla, all’angolo della omonima piazzetta con via del Celso, sita nel quartiere Capo. Purtroppo, invece, le altre due chiese dedicate alla figura di Agata sono andate distrutte. La Chiesa di Sant’Agatuzza dei Carèri, in via Castro, fu distrutta durante i bombardamenti del 1943. Sant’Agata alle Mura, alle spalle del Teatro Massimo, fu abbattuta nel 1870 per costruire il Teatro. La prima si riferisce alle ricamatrici; secondo un’antica tradizione la giovane Agata era un’abile ricamatrice. La seconda, invece, era chiamata anche Sant’ Agata li Scorrugi, per gli ex voto a forma di mammella in argento (in dialetto “scurruie”).

Sant'Agata a Palermo, Chiesa di Sant'Agata la Pedata

Parrocchia S.Agata La Pedata – Foto di costagar51

Sant’Agata a Palermo: un antico legame

Giuseppe Pitrè, in “ Spettacoli e feste popolari siciliane”, ci racconta del curioso pellegrinaggio compiuto dalle ricamatrici verso la Chiesa della Pedata. «Il giorno sacro a lei, le nostre carèri o tessitrici fanno il viaggio fino alla sua chiesa fuori la porta Sant’Agata. Per antico costume sogliono colà raccogliersi i venditori di pastinache (sorta di grandi carote), delle quali un tempo si facea tanto consumo in Palermo.» Un’altra testimonianza del legame tra le due città è dato da un’antica leggenda datata 1624. Agata, insieme alle altre sante protettrici, indicò ai palermitani di aggiungere Santa Rosalia per scongiurare la peste che stava affliggendo la città. E… «Mentri u capu si sgola e sbraita “Cittadini”… “evviva sant’Aita“»

Cristina Gatto

Autore: Cristina Gatto

Mi chiamano Chinaski e come il Perozzi di Amici miei, ho quasi dimenticato che il mio nome è Cristina. Ho una passione viscerale per il cinema e per la musica, colleziono vinili e oltre i libri leggo parecchi fumetti. Amo i gatti (nomen omen). Cos’altro aggiungere? Non pedalo perché non ho voluto la bicicletta, sono irriverente, sempre pronta alla battuta, dotata di autoironia (l’altezza l’avevano terminata) e come Luciano Bianciardi spesso mi domando “chissà se riuscirò a trovare la strada di Itaca, un giorno?”

Sant’Agata a Palermo: la tradizione che unisce le due città ultima modifica: 2019-02-04T10:48:15+00:00 da Cristina Gatto

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