LO SAPEVI CHE

Mario Rapisardi: una vita di amore e poesia

Mario Rapisardi

«Quel disdegnoso in su la tolda ritto, / Fosco il crin, fiso il guardo, ampia la fronte, / È il vate etneo, che come spada ha dritto, / L’animo, ardente il cor, le rime pronte…» (Atlantide, Canto X).

Così si definiva Mario Rapisardi, poeta e intellettuale catanese tra i più originali e prolifici del XIX secolo; oggi egli da il suo nome ad uno dei viali più conosciuti e trafficati della città; ma in quanti conoscono l’affascinante storia della sua vita?

Mario Rapisardi: vita di un irriverente

Noto per la sua sfrontatezza, il suo carattere passionale e talvolta estremamente critico, Mario Rapisardi ebbe una vita densa e non convenzionale.

Nacque nel Febbraio del 1844 al numero 33 di Via Penninello da Salvatore Rapisarda – agiato procuratore legale – e da Maria Patti. In realtà il suo cognome era Rapisarda, ma lui lo modificò in onore a Giacomo Leopardi, suo poeta preferito. Amante della letteratura – fu lettore appassionato di Alfieri, Foscolo, Monti  e Leopardi; discreto suonatore di violino, non disdegnava la pittura. La sua prima istruzione fu seguita da due preti, i quali gli insegnarono grammatica, retorica e lingua latina; infine da un frate che gli propinò – come lui stesso scrisse in seguito – «un intruglio psicontologico che egli gabellava per filosofia».

Mario Rapisardi aveva solo 14 anni quando esordì con una bellissima Ode a Sant’Agata; eccone un breve stralcio:

« Non valser spine e triboli, /Non valsero catene; /Né il minacciar d’un Preside/A trarla dal suo Bene, /A cui dall’età eterna / Fu sacro il vergin fior ».

Fervente repubblicano e ammiratore di Garibaldi e Mazzini, Mario Rapisardi scrisse, ancora adolescente, l’Inno di guerra, agl’italiani, rendendosi partecipe dell’ atmosfera politica di quegli anni.

Successivamente cominciò per il poeta la stagione dei viaggi: a Firenze dove tornò più volte; poi fu la volta di Pisa e Milano. Furono anni prolifici, nei quali Rapisardi pubblicò alcune tra le sue opere più belle: La Palingenesi (1868); Le Ricordanze (1872); il Lucifero (1877) poema – tanto lodato da Garibaldi – in cui il diavolo rappresentava il progresso che debella ogni superstizione. Furono anni intensi: gli anni della nomina a Professore Ordinario di Letteratura italiana e latina all’Università di Catania; gli anni della famosa controversia con Carducci che si trascinò per più di vent’anni; gli anni, infine, dell’incontro con la toscana Giselda Fojanesi che diventerà sua moglie.

Mario Rapisardi e le sue donne

Del primo incontro tra Rapisardi e la Fojanesi non è dato sapere. Forse presentata al poeta da Francesco dell’Ongaro – amico della famiglia Fojanesi – Giselda cominciò ad insegnare nell’educandato Margherita di Catania nel 1869 proprio per interessamento di Mario Rapisardi.

Rapisardi e moglie

Il poeta e la prima moglie Giselda Fojanesi

Da qui alle nozze il passo fu breve; furono celebrate a Messina nel 1872. Il matrimonio tra i due, però, fu da subito infelice: Rapisardi si dimostrò geloso, chiuso e infedele; anche la suocera, Teresa Fossi – soprannominata malignamente “carricafocu” – contribuì al fallimento del matrimonio. Alla fine, dopo 11 anni, nel Dicembre del 1883 Rapisardi scoprì una lettera anonima che rivelava il tradimento della moglie con nientemeno che Giovanni Verga (che si scoprirà essere anche l’autore della lettera); Subito dopo il poeta ruppe il matrimonio.

Sconvolto dalla storia di Giselda con Verga, nemmeno Mario Rapisardi era estraneo ai tradimenti: nell’estate del 1875, infatti, aveva conosciuto la poetessa Evelina Cattermole Mancini (la Contessa Lara), con la quale ebbe una intensa relazione amorosa.

Passata la folle infatuazione per Evelina, nel 1885 il poeta sposò una diciottenne assunta come segretaria: si trattava di Amelia Poniatowski Sobernich, che fu sua compagna fedele fino alla morte.

Mario Rapisardi: gli ultimi anni

Mario Rapisardi, tomba

La tomba di Mario Rapisardi nel Viale degli Uomini Illustri del cimitero comunale di Catania

Gli ultimi anni della vita del poeta trascorsero in un ostinato silenzio; Rapisardi indifferente agli onori che gli vennero tributati insieme alle critiche, trascorse i suoi giorni insieme alla moglie Amelia nella casa di Via Etnea 575: « […] aerea la casa spazia/ Fra gli orti e i campi aprici,/ Fra l’Etna e il mare, i miei due grandi amici»; finché un giorno di Gennaio del 1912 Mario Rapisardi morì.

Ai suoi funerali parteciparono più di 150.000 persone; Catania rimase a lutto per 3 giorni; tuttavia, a causa del veto posto dalle autorità ecclesiastiche, la salma del Vate Etneo rimase insepolta nel deposito comunale per quasi 10 anni.

Oggi Mario Rapisardi riposa nel Viale degli Uomini Illustri del cimitero comunale di Catania, accanto a Verga e De Roberto.

 

Per saperne di più:

http://rapiasrdi.altervista.org/biografia_di_mario_rapisardi.htm

Elena Angenica

Autore: Elena Angenica

Appena laureata in lettere ha deciso di imparare l’arte e di non metterla da parte, perciò si è laureata anche in storia dell’arte e beni culturali. Amante della scrittura, collabora con diverse testate giornalistiche e blog come catania.it. Sogna di passare la vita viaggiando alla scoperta di luoghi esotici ed affascinanti, nel frattempo si consola con le bellezze della sua terra: la Sicilia.

Mario Rapisardi: una vita di amore e poesia ultima modifica: 2018-02-27T11:54:41+00:00 da Elena Angenica

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