STORIE

La storia del produttore Francesco Virlinzi che portò a Catania le grandi star

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C’era un ragazzo che come me amava i Beatles e i Rolling Stones“….. così recita una famosa canzone interpretata da Gianni Morandi che prendo in prestito per ricordare una delle figure più amate a Catania, quella del  talent scout Francesco Virlinzi. C’erano l’America e la musica fra i sogni e le speranze di Francesco.

Dotato di una particolare sensibilità artistica, fu tra i primi a creare le condizioni per un riscatto della città etnea che partisse dalla musica. Virlinzi è tuttora considerato un emblema della rinascita culturale della Catania degli anni novanta.

Catania con lui divenne la Seattle del Mediterraneo. Francesco, chiamato affettuosamente dagli amici Checco, fu l’interprete di una generazione che ha dato tantissimo a Catania in termini di evoluzione culturale ed emancipazione.

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Francesco Virlinzi, con la sua passione per la musica è stato un pioniere, ha dato possibilità professionali concrete a molti artisti in un momento in cui Catania era la culla di una certa rinascita culturale e terra di fermento musicale. Fonte foto: meridionews

L’amore per la musica e la fotografia

La musica è stata tutto per lui, gioia, dolore, convivenza passione incondizionata!”. Con queste parole, Maria Midulla ricorda il figlio Francesco Virlinzi morto il 28 novembre del 2000, a New York dopo una lunga malattia.

La sua è una storia singolare ed edificante. Francesco era uno spirito creativo ed intraprendente. Aveva cominciato a lavorare nell’azienda paterna come venditore di macchine e, la sera, faceva il dj presso la discoteca Charlie Brown.  Aveva studiato anche pianoforte e suonava la chitarra. Fondò anche il gruppo Sansone e i Filistei, attivo dall’ 86 all’ 89.
Fin da piccolo mostrò interesse verso l’arte, la fotografia e la musica. La passione di Virlinzi per la musica nacque molto presto e perdurò per tutta la vita. Cominciò a viaggiare per vedere i suoi miti. Spendeva tutti i suoi soldi in dischi e concerti. Amava fotografare le rockstars che seguiva durante i live.  Le sue foto sono diventate un libro, il R.E.M. book, e una mostra Live ’80. Nell’ aprile del 1981 a Zurigo, all’ età di 22 anni, partì per andare al concerto di Bruce Springsteen, “The Boss”, con cui negli anni nacque una profonda amicizia. Divenne anche amico degli U2 offrendogli una torta. Virlinzi si faceva voler bene in fretta; gli artisti ammiravano questo giovane siciliano carismatico e dalla grande cultura musicale. Indimenticabile anche l’amicizia che lo legava a Nico Libra, proprietario dello storico Musicland. 

Francesco Virlinzi portò in concerto al Cibali, il 6 agosto 1995 i R.E.M.; da quel giorno in poi, Catania divenne la Seattle del Mediterraneo. Foto da ilquaderno.wordpress.com

Il concerto dei R.E.M e dei Radiohead al Cibali

Virlinzi si trovò ad operare in una città in pieno fermento musicale, grazie alla musica di qualità che circolava nelle radio libere e nelle discoteche.

A Catania, dalla metà degli anni 80’ e fino alla metà dei ’90, i dj suonavano i dischi di band pressoché sconosciute ma che divennero le più amate del pubblico catanese. E’ stato così per i R.E. M., ad esempio, suonati per la prima volta da Virlinzi in una discoteca. Francesco aveva conosciuto la band di Michael Stipe qualche anno prima, in uno dei suoi tanti viaggi negli Usa. Nel 1995 propose al gruppo di esibirsi nella città dell’Elefante ed i R.E.M. dissero sì. Era il 6 agosto, e fu l’unica data italiana. Ad aprire il concerto furono i Flor de Mal  e i Radiohead

Secondo quanto riportato da Virlinzi stesso, il gruppo decise di accettare la proposta perché vedeva Catania come una città prettamente rock, forte, espressione tangibile dell’energia del vulcano, della gente, con una gran voglia di riscatto che poteva partire dalla di musica live. Non era inconsueto vedere Peter Buck, il chitarrista dei R.E.M., prendere una chitarra e mettersi a suonare, in incognito, in un pub catanese, per diletto.

Fu proprio questo il proposito che Francesco perseguì: la musica, in quegli anni di sanguinose stragi di mafia, poteva essere un riscatto per la Sicilia. Da lì in poi, la storia di Catania non fu più la stessa. In tutta Italia si parlò di Catania come location musicale che eguagliava l’America: si ascoltavano gruppi rock e indie che altrove erano sconosciuti.  Catania viveva in quegli anni l’epopea d’oro della musica indipendente.

Talent scout

Virlinzi fondò nel 1990 a Catania la Cyclope Records, la sua etichetta discografica indipendente nata dalla contaminazione tra diverse influenze musicali.  Grazie a questa filosofia, Catania ebbe risonanza nei circuiti musicali e radiofonici; la musica della Cyclope passò pure su alcune radio di New York.

Francesco Virlinzi ebbe il merito di aver scoperto artisti come Carmen Consoli, Mario Venuti, Brando, Nuovi Briganti, Moltheni, Kaballà, Amerigo Verardi, Teclo e molti altri. Ma il suo merito più grande fu quello di aver portato Catania al centro dell’attenzione musicale internazionale.

Erano gli anni ’90 quando sentì cantare alla Cartiera, in via Casa del mutilato, una quattordicenne a capo di una cover band di rock-blues, i Moon Dog’s Party. Ad esibirsi era Carmen Consoli. Intuendo le sue potenzialità, Virlinzi decise di seguirne la carriera. Da Catania si spostò a Roma; nel ’94 Virlinzi aveva prodotto DUE PAROLE, il suo album d’esordio.  Mediamente isterica fu registrata proprio a casa di Francesco. Virlinzi non diede solo l’input per la carriera di Carmen, ma si adoperò per l’ ideazione e la realizzazione di progetti discografici eterogenei, come il tributo Battiato non Battiato.

Francesco Virlinzi è stato il talent scout di artisti di successo come Carmen Consoli e Mario Venuti. Fonte foto: wwwmariovenuti.com

Il ricordo di Carmen Consoli e Mario Venuti

Disse di lui in una intervista Carmen Consoli: “A 19 anni mi trasferii a Roma con un ottimo ingaggio, produttori importanti e budget sostanzioso. Però mi sentivo snaturata: una specie di Anna Oxa che vuole fare il rock, vuole e non può. Un giorno spunta come un fungo Francesco Virlinzi, che ha una piccola etichetta discografica a Catania, e capisco che sarà il mio produttore ideale. Aveva gusto, coraggio, tenacia. Se mi fossi accontentata di quello che avevo, non sarei mai arrivata fino a qui.” Vale davvero la pena ricordare una bellissima pagina della storia della musica italiana, vale la pena perché ci ricorda come eravamo e quali sogni avevamo, vale la pena ricordarci di Francesco perché oggi produttori così non ce ne sono più, ma i sogni restano nelle salette di tanti gruppi emergenti italiani e nei pochi locali rimasti a fare musica live”. Parole che sono un vero e proprio riconoscimento e attestato di stima dell’artista nei confronti di questo grande personaggio.

Virlinzi è stato anche colui che ha avviato la carriera solista di Mario Venuti dopo lo scioglimento dei Denovo. A lui ha fotto comporre alcune delle canzoni più famose del primo album di Carmen Consoli e ne favorito la collaborazione fra i due.

L’eredità

Virlinzi ottenne molta risonanza per la sua attività, facendosi apprezzare nel mondo della discografia per aver saputo innestare idee nuove ed originali. Francesco  nella musica è stato un vero e proprio pioniere,  promotore di nuove possibilità musicali, che ha dato possibilità professionali concrete a molti artisti in un momento in cui a Catania si operava una rinascita culturale.

Dopo la sua morte, la madre Nina Midulla, la sorella Simona Virlinzi insieme alla cugina Manuela Guglielmino si sono impegnate ad organizzare, ogni 28 luglio, giorno del compleanno di Francesco, un tributo alla sua memoria. Negli anni sono intervenuti artisti tra cui Jovanotti, Niccolò Fabi; Marina Rei, Max Gazzè, Paola Turci, Simone Cristicchi, e altri grandi nomi della musica italiana.  Il primo tributo si tenne a Villa Bellini con oltre 2000 persone intervenute a rendergli omaggio.

La Cyclope, dopo la morte del produttore, trasferitosi prima a Milano e poi a New York,  è diventata un’associazione culturale. Negli ultimi anni è stata sostituita dall’etichetta della Waterbirds, sempre di proprietà dei Virlinzi, che adesso, producono nuove realtà musicali.

Da Francesco è partita l’idea di creare dei concerti tributo nei pubs. Tanta era la richiesta del pubblico di questi artisti. Virlinzi ha favorito la nascita di artisti nostrani molto apprezzati come BESTIAME, MAPUCHE, SHEGMA BOVARY, SIMONA NOTARO,  che ne hanno preso il testimone e continuano la missione di rinnovamento nel contesto musicale etneo.

Francesco Virlinzi, nella sua breve ma intensa attività ha aperto a Catania nuovi spazi e altre prospettive che inserivano Catania in un’atmosfera internazionale. A lui Catania e i suoi cittadini devono molto. Noi di #itcatania vogliamo omaggiarlo ricordando i suoi occhi e capelli neri, il suo sorriso, i suoi modi bonari ma decisi, la sua tenacia e il suo talento nel far emergere il meglio dei suoi artisti.

Fonti: Catania guarda il mare, di Daniele Zito.

blogsicilia.it

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Sabrina Port

Autore: Sabrina Port

Laureata in Lettere Moderne e specializzata in Filologia Moderna, con il sogno del giornalismo, scrive da alcuni anni su testate locali, cercando di valorizzare quanto di più bello c’è nella nostra Sicilia e a Catania.

La storia del produttore Francesco Virlinzi che portò a Catania le grandi star ultima modifica: 2018-09-17T11:31:48+00:00 da Sabrina Port

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