LO SAPEVI CHE

La leggenda di Billonia, “la fioraia della Villa”

Billonia, Chinaski

Mi punge vaghezza raccontarvi una storia. Lasciate che le varie vicissitudini e faccende che vi attanagliano scorrano nell’indeterminato. Prendete una sedia, o se preferite accomodatevi su una poltrona, allungate le gambe su uno sgabello e concedetemi del tempo. La storia che voglio raccontarvi somiglia ad una polifonia, dove ogni voce si sussegue e si evolve simultaneamente. È una storia che parla di Catania, che si lega a doppia mandata con la città. Tra nero basalto e bianco tufo, s’annida il romanticismo di un personaggio che tra fine ‘800 e i primi del ‘900 elargiva fiori e il cuore altrui di spensieratezza riempiva. La leggenda di Billonia.

Leggenda di Billonia

La leggenda di Billonia. “…la fioraia della Villa, sfiorita per conto suo, ma con la camicetta ostinatamente sfavillante di dorati lustrini” Domenico Magrì

La leggenda di Billonia

C’era una volta Billonia, minuta e leggiadra, dai modi gentili. Avanzava a piccoli passi per la via Etnea con un vago fruscìo procurato dai lustrini e nastri colorati che amava indossare sulla camicetta, qual simbolo di civetteria femminile. La sua figura si sposava amabilmente con il mestiere di fioraia. S’addentrava, alla luce del giorno, presso la Villa Bellini e distribuiva fiori agli innamorati. Saliva i gradini della chiesa di San Biagio in piazza Stesicoro e nelle sere calme e stellate passava il suo tempo davanti agli ingressi dei teatri sperando in una ricompensa.

Con i fasci di fiori di campo, le margherite, le rose, che offriva alle coppiette di fidanzati sperando di ricevere una ricompensa, e di sera si piazzava davanti ai teatri” Pietro Nicolosi.

Billonia, amata e conosciuta da tutti, non solo vendeva le sue margherite di campo, ma le regalava anche quando passeggiava in compagnia della madre. La sua vita inebriava di profumo in profumo la gente di Catania. Conquistava con indicibile dolcezza e improvvisi moti di meraviglia. Billonia, però, personaggio variopinto e tra i più puri, nascondeva un’estrema povertà. Quelle piccole ricompense erano l’unico mezzo per tirare a campare.

Leggende di Catania

La leggenda di Billonia. “e, mentre il mondo dava addio ai divertimenti e alle spensieratezze di un tempo, neanche Billonia, la semplice e inutile fioraia, travolta dai tempi e dalla guerra, ebbe più motivo di sopravvivere” Pietro Nicolosi

“il mondo dava addio ai divertimenti e alle spensieratezze di un tempo”

Si dice che la povertà appassisce il fiore sul viso del viandante e anche in questo caso gli stenti riuscirono a sopraffare la graziosa Billonia. Non si notava più la freschezza di un tempo e assai più arduo era riuscire a distinguerla dalla madre. Come ci ricorda Giuseppe Toscano Tedeschi “gli stenti le avevano rese uguali e sarebbe stato difficile capire, a vederle, chi di esse fosse la più vecchia.” La vita, per giunta, a volte si dimostra beffarda e s’accompagna alla sorte; imprevedibile e imperscrutabile. La madre, ahimè, morì poco prima dello scoppio della guerra scatenando una profonda tristezza nel cuore di Billonia.

Con l’inizio del primo conflitto mondiale, sentimenti e stati d’animo come gioia e spensieratezza, lasciavano il posto al dolore e all’orrore. Nessuno più acquistava fiori e Billonia, d’arcobaleno ormai sbiadita, diveniva l’immagine di un tempo passato. Moriva in solitudine la musica della banda che allietava i catanesi al giardino Bellini e dove Billonia racimolava quel qualcosa in più. La primavera e l’estate, stagioni dell’anima, sfiorivano in un clima freddo e pungente. In solitudine, tra deboli profumi di gigli d’acqua e con la grazia che la contraddistinse, Billonia pian piano scomparve.

Questo è tutto quello che so di lei, quello che mi è stato raccontato e che ho voluto narrare a voi. Mi piace pensare che lei è ancora lì. Con i piedi leggeri tra le viuzze del centro a dispensare fiori e mute gentilezze.

Questo articolo è nato da una riflessione di Giuseppe Costanzo sul gruppo di Catania e i catanesi – tCatania

Cristina Gatto

Autore: Cristina Gatto

Mi chiamano Chinaski e come il Perozzi di Amici miei, ho quasi dimenticato che il mio nome è Cristina. Ho una passione viscerale per il cinema e per la musica, colleziono vinili e oltre i libri leggo parecchi fumetti. Amo i gatti (nomen omen). Cos’altro aggiungere? Non pedalo perché non ho voluto la bicicletta, sono irriverente, sempre pronta alla battuta, dotata di autoironia (l’altezza l’avevano terminata) e come Luciano Bianciardi spesso mi domando “chissà se riuscirò a trovare la strada di Itaca, un giorno?”

La leggenda di Billonia, “la fioraia della Villa” ultima modifica: 2018-04-03T11:47:02+00:00 da Cristina Gatto

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