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Storie di devozione: la sintonia perfetta tra Sant’Agata e devoti

Sant'Agata - i devoti della Santa Patrona di Catania. Foto di Salvo Puccio

Li abbiamo visti in questi giorni con la particolare veste bianca, la cintura a corda e uno strano cappello nero. Sono i devoti alla Santa Patrona di Catania, Sant’Agata. Hanno alcuni segni distintivi: portano con disinvoltura “u saccu di Sant’Aita” (il famoso saio), alcuni trasportano sulle spalle chili di cera e spesso manca loro la voce. Conoscono tutto di Sant’Agata: la sua vita, il suo martirio e la festa a Catania è una vera e propria dimostrazione di devozione.

Li puoi sentire cantare lungo la processione con immenso impeto: “Semu tutti devoti tutti? Cittadini!”. Ognuno di loro porta con sé una storia di tormenti, delusioni o problemi di salute. Vite completamente affidate alle mani di Sant’Agata, i quali sperano possa aiutarli a superare le difficoltà. I loro voti alla Santa sono eterni e mai e poi mai si sognerebbero di abbandonare la fede in Agata.

Abbiamo chiesto ai devoti nel nostro gruppo ufficiale di itCatania di raccontarci le loro storie di devozione a Sant’Agata. Alcuni di loro si sono fatti avanti raccontandoci, in anonimo, le loro vite dedite alla Santa Patrona catanese, rispondendo ad una domanda che spesso non viene mai loro posta per paura di poter sembrare scortesi: “perché porti il sacco?”.

Sant'Agata - portatori di cera durante la festa di Sant'Agata. Foto di Salvo Puccio
Devoti: i portatori di cera lungo la processione. Foto di Salvo Puccio

Giacomo: un portatore di cera e devoto dalla tenera età

La mia devozione per Sant’Agata nasce nel giorno in cui vengo al mondo. Anzi, a dirla tutta, la scelta di mettere il sacco per tutta la vita è avvenuta quando ero ancora nella pancia di mia madre Carmela. I miei genitori sono sempre stati molto attaccati alla religione, nei momenti più bisognosi si sono sempre affidati alla preghiera. Quando mia madre è rimasta incinta di me era in età considerata “avanzata” (39 anni), e per i medici era molto rischioso portare avanti la gravidanza. Mio padre e mia madre, però, desideravano arditamente diventare genitori per la seconda volta (mia sorella è più grande di me di 10 anni), così hanno comunque deciso di portare avanti la gravidanza.

Nei mesi successivi, malgrado tutti gli accertamenti che i medici gli avevano dato e che loro rispettavano in maniera scrupolosa, sono iniziati i problemi. I dottori hanno sospettato che potessi nascere con una grave sindrome. Carmela e Pietro, i miei genitori, non hanno avuto paura delle parole del medico: il loro desiderio più grande era quello di far nascere il loro bambino, a prescindere se fossi stato sano o no.

Come vi avevo spiegato prima, essendo i miei genitori molto devoti alla Chiesa Cattolica, hanno deciso di affidare questo loro problema alla nostra Santuzza Agata, chiedendole di farmi nascere sano. Appena nato, sia i miei genitori che i medici sono rimasti a bocca aperta: non avevo alcun problema di salute! Da quel giorno e fino alla mia morte porterò il sacco per Sant’Agata. Lei è il mio primo amore e sarà sempre al primo posto su tutto il resto.

Sant'Agata - devoti a Sant'Agata. Foto di Salvo Puccio
Devoti. Foto di Salvo Puccio

Laura: una vita difficile, un amore grande

Ho 35 anni e mi chiamo Laura. Sono devota di Sant’Agata da circa 10 anni. La mia “Storia di Devozione” inizia all’età di 24 anni, quando ero una ragazzina ribelle e il bastian contrario in ogni conflitto con i miei genitori. Uscivo ogni sera, bevevo fino a stare molto male e alcune volte ho assunto degli stupafacenti… Mi circondavo di gente poco raccomandabile che cercava di portarmi al mio limite, per poter essere totalmente nelle loro mani.

Una volta ho esagerato e ho bevuto un bel po’: si vedeva che stavo molto male, ma chi doveva starmi vicino era preso da tutt’altro. Nessuno si è accorto che sono uscita fuori dal locale e, con la mente completamente annebbiata, sono entrata in un’auto che mi sembrava guidata da un conoscente. In realtà era un perfetto sconosciuto e nei posti dietro c’erano altri ragazzi che non facevano altro che ridere di me. Capivo molto poco, l’alcool circolava nel mio sangue, e non ho subito compreso in che situazione terribile mi ero messa.

Ad un tratto fui colta da un’improvvisa lucidità. Ricordo di aver spalancato gli occhi e iniziato a pregare: piangevo e pregavo che non mi succedesse nulla, che avrei cambiato il mio stile di vita finora sregolato e che avrei ascoltato i miei genitori. Ho richiuso gli occhi e ho pensato a quando ero bambina, i bei momenti trascorsi in serenità, quando i miei genitori mi portavano a vedere Sant’Agata e io volevo sempre un palloncino da attaccare al polso. Era una vita bella, ho pensato. Così ho riaperto gli occhi e mi sono resa conto che in realtà la mia vita era ben diversa, che non era bella.

Ho sfruttato un attimo di distrazione dei ragazzi per scendere dalla macchina e scappare via. Mi sono fatta venire a prendere da un’amica fidata e sono tornata a casa. Da quel giorno ho cambiato vita, ho trovato lavoro e sono diventata devota di Sant’Agata. Devo tutta la mia vita a lei.

Storie di devozione: la sintonia perfetta tra Sant’Agata e devoti ultima modifica: 2020-02-06T14:05:37+01:00 da Valentina Friscia
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