TRADIZIONI

La festa di Sant’Agata: cambiamenti di una celebrazione centenaria

Sant'agata in processione

La festa di Sant’Agata, celebrazione centenaria come la devozione della città (il primo giro cittadino fu compiuto dalle reliquie nel 1519!), si è evoluta nel tempo seppur restando fedele a sé stessa, adattandosi ai cambiamenti di Catania e dei suoi costumi.
Chiedendo ai catanesi, sono diversi i momenti e gli usi quasi leggendari della festa che si sarebbero perduti, momenti che oscillano tra il sacro e profano.

Si parla, per esempio, dell’uso di mascherarsi dovuto alla vicinanza (e talvolta sovrapposizione) delle celebrazioni agatine con il Carnevale. O ancora, di una competizione di suonatori (barbieri per lo più, eccellenti in chitarra, mandolino e violino) che aveva luogo in piazza Duomo. Altri usi per un certo periodo dimenticati sono invece stati rievocati, come quello delle ‘ntuppatedde.

La festa di Sant’Agata nel tempo:

Per darvi un assaggio di come sarebbe stata la festa di Sant’Agata qualche secolo fa, però, vogliamo raccontarvi quei fatti che siamo riusciti a rintracciare nelle fonti. Tra tutte, Giuseppe Pitrè, che dedica diverse pagine alla festa catanese. Quindi, via al nostro viaggio nel tempo, alla scoperta di Sant’Agata nei secoli.

Il  doppio giro di Sant’Agata

La processione, ai giorni nostri, è come se fosse divisa in due momenti, o percorsi: uno che abbraccia la periferia della città, l’altro, la processione “nobile”, che attraversa il centro storico.
Anche questa suddivisione ha una ragione storica e affonda le sue radici nell’antica conformazione della città di Catania. Il doppio giro, infatti, ricorda quando la Santa, nella Catania ancora fortificata, compiva un giro esterno percorrendo il perimetro disegnato dalla mura di Carlo V, per benedire in tal modo tutta la città. Tutto questo, ovviamente, prima del terremoto e della colata che devastarono Catania (e le sue mura) nel XVII secolo.

Le candelore (fonte foto: http://www.saint-agatha.com/storia-della-festa-di-santagata/)

Lungo le mura

Un giro rapido e immaginario insieme a Sant’Agata per porte e bastioni di Catania? Partiamo dal Piano di S. Agata, oggi piazza Duomo, che a tempo di festa veniva ornata con luci e arazzi e ospitava una fiera. Ci spostiamo verso la Porta di Carlo V, l’unica porta cinquecentesca ad esser giunta intatta fino ai giorni nostri. Da qui, ovvero dalla Pescheria, la Santa partiva per il suo giro esterno. Passiamo quindi da Porta Vega (in prossimità del Palazzo Biscari), per la Porta di Ferro (ricordata nel nome dell’omonima via presso piazza Cutelli) e Porta di Sant’Orsola (zona dell’attuale piazza Scammacca).

Sulla “nostra” piazza Stesicoro si apriva allora la Porta di Jaci; tappa successiva, la Porta del Re (poiché voluta da Federico III d’Aragona). Qui, un tempo, il 4 febbraio le reliquie rientravano in città, venivano onorate con la celebrazione di una messa, per poi riprendere il loro giro. Procedendo lungo il perimetro, incontriamo la Torre di Don Lorenzo Gioeni e, poi, il Bastione degli Infetti. Dove oggi c’è il padiglione “pediatria” del Vittorio Emanuele, un tempo avreste visto il Bastione del Tindaro nella sua interezza (oggi ne resta ben poco!). Concludono il percorso la Porta della Decima e, infine, il Castello Ursino.

I “nudi”: origine del sacco (una delle tante ipotesi!)

Diverse sono le ipotesi sull’origine dell’abbigliamento tipico dei catanesi per la festa (camicia, o “sacco”, bianco e berretto nero). Ma fortunati sono i suoi portatori oggi! Un tempo, infatti, il costume prevedeva ben altro: piedi scalzi e gambe nude, da cui il nome di “nudi”.
Riporta Pitrè l’origine dell’uso citando le Memorie Historiche della città di Catania di Carrera, 1641: << I condottieri della bara si S. Agata si chiamano gli Ignudi perché vanno coi piedi scalzi e le gambe ignude (…). Ciò provenne dal ritorno delle sacre reliquie fatto dal Castel Di Jaci in Catania l’anno 1126, imperrocché gran parte de’ cittadini (intendo de’ maschi) andò ignuda a ricevere il Santo corpo>>. E’ ora tarda, le campane suonano all’impazzata per annunciare l’evento e i catanesi, colti di sorpresa, si riversano per le strade senza nemmeno rivestirsi: ovvero, in camicia da notte.

L'abito dei catanesi per la festa di sant'Agata

Il vestito tradizionale dei catanesi per Sant’Agata: il sacco.

Continua il Carrera: <<Questo uso da poi si frequentò per ogni festa di febraio, ma per cagion de’ freddi con acconcio dell’abito, rimanendo ignudi solo i piedi e le gambe, e il resto del corpo delle comuni vesti coperto e d’una camicia di sopra>>.
Col tempo, i “freddi” hanno fatto si che anche le gambe (e per molti anche i piedi) venissero coperti: niente più ignudi per le vie della città!

I canti dei “partiti” per la festa di Sant’Agata

Anche questo momento della festa si è evoluto nel tempo, restando nella memoria degli inni che si cantano oggi in Piazza Duomo la sera del 3. Stiamo parlando dei canti dei “partiti”, un uso di origine popolare che aveva luogo anch’esso il 3 febbraio, ma in piazza Università.
A li’ Sturii (piazza Università, per l’appunto) c’è ngran sonu e ccantu/ ognunu accorda cu lu so strumentu, dicono dei versi riportati da Pitrè. I Partiti, o canturi, erano delle formazioni di giovani, per lo più provenienti dal popolino, una per ogni rione o sobborgo cittadino. Il loro compito era quello di imparare una cantata, partendo da versi di poeti e musica di maestri più o meno noti, da eseguire in piazza davanti alla folla.
<<(…) vengono avanti, codesti artisti del momento, preceduti dalle fiaccole ed accolti da grida festose al suono delle musiche che irrompono dalle quattro grandi vie nella grandiosa piazza. Salgono sul palco, e appena finito lo sparo dei fuochi, eseguono, l’un partito dopo l’altro, la propria cantata>>. Cantata che veniva ripetuta, più e più volte, davanti alle diverse autorità civili e religiose.

la casa natale: un tempo passava di qui la festa di san'tagata

Alla Civita, la lapide che segnala la presenza della casa natìa di Sant’Agata (fonte foto: https://newsicilia.it/cronaca/santagata-i-luoghi-culto-fede-storia/45294)

La casa natale di Sant’Agata

Per concludere, e tornare al punto di partenza, una curiosità legata di nuovo alla processione. Risulta che Catania un luogo sia stato individuato (o deputato ad esserlo) come la casa natale di Sant’Agata, dove un tempo – si legge – pare passasse anche il fercolo della santa (nel XVII-XVIII secolo). Si tratta di un ambiente collocato a circa quattro metri sotto il livello stradale, nei sotterranei del convento di S. Placido, vicino Palazzo Biscari: una stanza sotterranea alta tre metri, con mura in pietra lavica e volta a botte, e una piccola edicola in una delle pareti.

Natasha Puglisi

Autore: Natasha Puglisi

Dopo aver letto d’ogni, scritto altrettanto, gestito una libreria e compreso la mia vera vocazione, passo al Dark Side dell’editoria: la redazione.
Cosa sapere sul mio conto? Amo la mia città sotto l’Etna, la musica indie, ovviamente la buona letteratura, i viaggi disorganizzati, i biscotti e i pancake (questi ultimi in particolare, li faccio meglio di come faccio i libri). La Sicilia è il mio stato d’animo: non potrei vivere in nessun altro luogo che non le somigli almeno un po’.

La festa di Sant’Agata: cambiamenti di una celebrazione centenaria ultima modifica: 2018-01-30T11:07:30+00:00 da Natasha Puglisi

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