PERSONAGGI

Ettore Majorana: il mistero del genio catanese

C215

«Ettore Majorana, ordinario di Fisica all’Università di Napoli, è misteriosamente scomparso. Di anni 31, metri 1,70, snello, capelli neri, occhi scuri, una lunga cicatrice sul dorso di una mano. Chi ne sapesse qualcosa è pregato di scrivere». Annuncio su Chi l’ha visto? La Rubrica della Domenica del Corriere del 17 luglio 1938.

Il 25 Marzo del 1938, Ettore Majorana, da un hotel di Palermo, comunica al collega Carrelli l’intenzione di imbarcarsi sul primo traghetto per Napoli. Da questo momento si perdono le tracce e la storia si tinge di tanti forse. Si brancola nel buio, si susseguono ipotesi su ipotesi, centinaia le inchieste e le domande su dove sia finito il genio catanese. Pubblicazioni, saggi, documentari e film che rispondono ad un unico interrogativo: che fine ha fatto Ettore Majorana?

Egidio Eronico

Immagine tratta dal film-documentario «Nessuno mi troverà Majorana Memorandum» di Egidio Eronico

Chi era Ettore Majorana?

Ettore Majorana nasce a Catania il 5 agosto del 1906. Intraprende gli studi classici conseguendo la maturità nel 1923. Si iscrive ad ingegneria a Roma, ma all’ultimo anno di corso ottiene il passaggio per la facoltà di Fisica. Nel 1929 si  laurea con lode in fisica teorica sotto la direzione di Enrico Fermi e frequenta l’Istituto di Fisica di Roma. Quello che colpisce, è la descrizione di Edoardo Amaldi su Ettore Majorana. Il fisico Amaldi, lo incontra proprio durante il colloquio in Via Panisperna per il passaggio di facoltà. Nelle sue parole, le peculiarità di Majorana, emergono con una forza dirompente. Alto e smilzo, con un’andatura timida, capelli nerissimi e occhi vivacissimi. Durante quel colloquio, Enrico Fermi, parla a Majorana del modello statico a cui stava lavorando (quello che poi in seguito prese il nome di modello Thomas-Fermi).

Il giorno dopo, Ettore Majorana chiede di vedere la tabella su cui erano raccolti i valori numerici. Aveva portato un foglio su cui era scritta una tabella analoga da lui calcolata nelle ultime ventiquattr’ore. In quel foglio, l’equazione di Fermi, si era trasformata in una equazione di Riccati integrata numericamente. Le sue abilità  nel calcolo erano straordinarie, ma si rifiutava di pubblicare i suoi successi e in alcuni casi stracciava gli appunti di lavoro. A Lipsia ebbe modo di lavorare con il grande fisico teorico Werner Heisenberg, ma tornato a Roma dopo l’esperienza tedesca iniziò a mostrare sintomi di stramberia (i medici diagnosticarono un esaurimento nervoso). In questo lasso di tempo gli fu assegnata una cattedra all’Università di Napoli dove strinse amicizia con Antonio Carrelli. Quel Carrelli a cui Majorana scrisse l’ultima lettera prima di sparire.

Ettore Majorana: i tanti forse e le ipotesi sulla scomparsa

Forse Ettore Majorana si è suicidato, forse è stato assassinato o si è rifugiato in Sicilia. «O forse in Germania, dove condusse studi top secret sull’energia nucleare al soldo dei nazisti» secondo Federico Di Trocchio, docente di Storia della Scienza all’Università La Sapienza di Roma e autore di diverse pubblicazioni sul caso Majorana. Altre ipotesi vedono Ettore fuggiasco in Sud America come la Procura di Roma che ha chiuso recentemente l’inchiesta datando la morte nel 1959. La tesi dei giudici si basa su una foto scattata in Venezuela nel 1955, in cui appare un signore dai tratti somatici compatibili con quelli del fisico catanese.  Anche Stefano Roncoroni, autore, regista televisivo e discendente dei Majorana per via materna, prova a gettare nuova luce sulla risoluzione del mistero con il saggio Ettore Majorana lo scomparso e la decisione irrevocabile. La sua ipotesi, forse, è la più interessante.

«Majorana aveva deciso di sparire e di non fare più ritorno in società. E questo lo so per aver studiato a fondo il “caso” ma soprattutto per le testimonianze raccolte, in oltre mezzo secolo, all’interno della mia famiglia e tra i parenti più o meno stretti. Mio nonno Oliviero ha ripetuto fino alla fine una frase che sa di sentenza: “La vicenda di Ettore non è finita in modo consono”[…] Quando Majorana decide di sparire era il marzo del 1938 e non c’erano ancora le condizioni per collegare la sua scomparsa a questioni di ipotetiche “conoscenze atomiche” o di choccanti viaggi in Germania, nella Lipsia del suo stimatissimo Heisenberg… Né le sue posizioni ideologiche potevano arrecare disturbo al regime fascista».

Mistero del genio catanese

Luci ed ombre sul caso Majorana

Secondo Roncoroni, quando Ettore Majorana lascia Napoli per imbarcarsi per Palermo, fa ritorno proprio a Napoli. Approfitta dell’ospitalità di Antonio Carelli e nel frattempo riceve le visite dei fratelli Luciano e Salvatore che tentano invano di convincerlo a tornare a casa. Nel 1939 il gesuita padre Caselli scrive a Salvatore Majorana. Gli comunica di accettare la donazione per una borsa di studio da intitolare all’estinto Ettore, togliendo di mezzo anche l’ipotesi del suicidio (non si dedica una borsa di studio religiosa ad un suicida). E allora perché la famiglia ha sempre taciuto? Roncoroni spiega che la decisione fu di Giuseppe, zio di Ettore. La famiglia Majorana era già stata coinvolta in un caso di cronaca per infanticidio, e lo zio non voleva alimentare ulteriori scandali.

«Finché sono stati in vita io ho rispettato il loro patto. Poi però ho iniziato a fare ricerche per documentare ciò che mi avevano raccontato». Che il mistero sia finalmente stato svelato? Manca ancora molto per una ricostruzione completa, ma quel che è certo è che la sua scomparsa somiglia tanto ai suoi studi.  Quelli sulla meccanica quantistica nell’interpretazione derivante dal famoso paradosso del gatto di Schrödinger; in cui non vi è l’assoluta certezza e si lascia spazio a tutte le possibilità o varianti altrettanto valide o plausibili, lasciando il caso perfettamente insoluto. O a dirlo con le parole di Enrico Fermi, dopo che l’aveva paragonato a Newton e Galilei: «Con la sua intelligenza, una volta che avesse deciso di scomparire o di far scomparire il suo cadavere, Majorana ci sarebbe certo riuscito. Majorana aveva quello che nessun altro al mondo ha; sfortunatamente gli mancava quel che invece è comune trovare negli altri uomini, il semplice buon senso»

 

L’immagine di copertina appartiene all’artista francese C215.

Cristina Gatto

Autore: Cristina Gatto

Mi chiamano Chinaski e come il Perozzi di Amici miei, ho quasi dimenticato che il mio nome è Cristina. Ho una passione viscerale per il cinema e per la musica, colleziono vinili e oltre i libri leggo parecchi fumetti. Amo i gatti (nomen omen). Cos’altro aggiungere? Non pedalo perché non ho voluto la bicicletta, sono irriverente, sempre pronta alla battuta, dotata di autoironia (l’altezza l’avevano terminata) e come Luciano Bianciardi spesso mi domando “chissà se riuscirò a trovare la strada di Itaca, un giorno?”

Ettore Majorana: il mistero del genio catanese ultima modifica: 2017-12-12T09:34:05+00:00 da Cristina Gatto

Commenti

To Top