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Palazzo dell’Esposizione: c’era una volta l’Expo

Palazzo dell'Esposizione

Palazzo dell’Esposizione. Una storia dimenticata che riaffiora lentamente. Un viaggio alla scoperta di una Catania di inizio Novecento. La storia e le curiosità della seconda Esposizione Agricola Siciliana e della Mostra Campionaria Nazionale. Un altro monumento sparito. Un altro tassello e un’altra testimonianza dal passato. Una pagina in chiaroscuro della città tra acqua e fuoco.

Palazzo dell’Esposizione: Catania, 1907

«Catania, oh Catania era bella al principio del Novecento! C’era un odore di cipria per le strade, delicato come i visetti delle donne che la portavano… Si aggiungeva un gradevole odore di finimenti di cuoio per il gran numero di carrozze padronali che scorrevano da un capo all’altro del corso…» Così la descriveva e la immaginava lo scrittore Vitaliano Brancati nel racconto “Singolare avventura di Francesco Maria”. La città di Catania era un’esplosione di vivacità. Energia, fermento e modernità. Una personale “Belle Époque” che si traduceva in progresso economico e democratico. Gli anni della nascita dei caffè letterari, della satira e dei versi di Nino Martoglio e quelli dell’Esposizione Agricola Siciliana. Il 14 aprile del 1907 fu inaugurato il secondo “expo” siciliano (il primo fu a Palermo nel 1902). L’Esposizione catanese fu una rassegna di rilievo per i produttori agricoli e per gli industriali dell’epoca.

Palazzo dell'Esposizione illustrazione

Federico De Roberto, Esposizione di Catania, 1907. Albo illustrato redatto sotto la direzione di F. De Roberto, Catania, Galatola, 1908.

14 aprile 1907

L’evento, inoltre, fu un’attrazione per i turisti e mise in luce la città dal 14 aprile al 1 dicembre del 1907. All’inaugurazione erano presenti il sovrano del Regno d’Italia Vittorio Emanuele III e le massime autorità dello Stato. La sede principale era ubicata a Piazza d’Armi, odierna Piazza Giovanni Verga, con il suo imponente Palazzo dell’Esposizione. Un edificio costruito in un linguaggio eclettico (liberty catanese-eclettismo) ad opera dell’architetto Tommaso Malerba. L’ingegnere Luciano Franco si occupò dell’esposizione dell’insieme realizzando una galleria di forma quadrangolare con al centro un giardino abbellito da chioschi. Franco scelse lo stile dell’Arte Nuova per l’esterno e per le facciate, ma introdusse anche uno stile locale (il saraceno) nell’arco di ingresso con curva araba. Salvatore De Gregorio realizzò il Padiglione Reale e Alessandro Abate si occupò di decorare la volta del vestibolo d’ingresso.

Palazzo dell'Esposizione, Chiosco Inserra

Il chiosco Inserra era il chiosco della ditta Cementi armati Inserra costruito in occasione della seconda esposizione agricola siciliana di Catania del 1907. Opera di Tommaso Malerba

Dal vestibolo (che si raggiungeva attraversando l’arco) si stagliavano due porte che conducevano alle gallerie dell’esposizione. In asse con il vestibolo sorgeva il Grande Ottagono. Un edificio monumentale con otto pilastri e otto guglie. La cupola, magnificenza d’architettura, era alta ben trenta metri. I visitatori, sempre dal vestibolo, entravano nel giardino circondato dalle gallerie su tre lati. Qui, in particolare, quattro archi arabi aprivano sui tre lati e dal quarto si poteva accedere al complesso delle Belle Arti. La volta del vestibolo era un capolavoro. Ai quattro capi comparivano: Labor, Ars, Voluntas, Aeconomia, insieme alle raffigurazioni di contadini al lavoro. Sullo sfondo troneggiava imperiosa l’Etna e la dea Cerere distribuiva corone ai braccianti.

dal 14 aprile al 30 novembre

L’Esposizione rimase aperta ai visitatori dal 14 aprile al 30 novembre. L’ingresso, inoltre, era gratuito per i bambini e ridotto nei festivi. I militari e le comitive di operai o studenti potevano usufruire di riduzioni sul prezzo del biglietto. Del Palazzo dell’Esposizione e di tutte le altre costruzioni non è rimasto più nulla. Gli edifici, come quasi tutte le strutture realizzate durante gli Expo, furono distrutti a partire dall’1 dicembre 1907.

Cristina Gatto

Autore: Cristina Gatto

Mi chiamano Chinaski e come il Perozzi di Amici miei, ho quasi dimenticato che il mio nome è Cristina. Ho una passione viscerale per il cinema e per la musica, colleziono vinili e oltre i libri leggo parecchi fumetti. Amo i gatti (nomen omen). Cos’altro aggiungere? Non pedalo perché non ho voluto la bicicletta, sono irriverente, sempre pronta alla battuta, dotata di autoironia (l’altezza l’avevano terminata) e come Luciano Bianciardi spesso mi domando “chissà se riuscirò a trovare la strada di Itaca, un giorno?”

Palazzo dell’Esposizione: c’era una volta l’Expo ultima modifica: 2019-02-14T08:53:41+00:00 da Cristina Gatto

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