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SANT'AGATA

Martirio di Sant’Agata: un’ interpretazione secondo i tempi odierni

Martirio di Sant'Agata narrato in chiave femminile e femminista

Martirio di Sant’Agata narrato in chiave femminile e femminista

In questi giorni tra i catanesi emerge la devozione verso la loro patrona: sant’Agata. Una figura molto sentita nel capoluogo etneo, anche in tempi di restrizioni sociali.

Storia e situazione di Agata

Secondo le fonti, Agata nacque da una famiglia nobile che si accostò sempre più alla fede cristiana. Nel III secolo d.C., esisteva già a Catania una comunità cristiana. Tra il 250 e il 251 il proconsole Quinziano giunse a Catania con l’intento di applicare l’editto dell’imperatore Decio. Si trattava di obbligare i cristiani a rinnegare la loro fede e, se rifiutavano, venivano perseguitati. Così Agata fuggì con la famiglia a Palermo, ma Quinziano li trovò e li fece tornare a Catania. Si racconta che questi, appena vide Agata, ne rimase attratto. Perciò volle indurla ad accostarsi al paganesimo, ma la giovane continuava a professare la sua fede, così Quinziano la affidò ad una cortigiana chiamata Afrodisia e alle sue figlie. Queste si dedicavano alla prostituzione sacra e vennero incaricate a corrompere la giovane. Una forma di ricatto subdolo di cui Agata ne uscì a testa alta.

Le donne non riuscirono nell’ordine assegnato e così riconsegnarono la giovane a Quinziano. Questi quindi volle Agata al palazzo pretorio. Tra i due ci fu un dialogo in cui il proconsole rimase ferito nel suo autoritarismo. Agata infatti continuava con la fermezza nei suoi principi e valori. Da qui iniziò la violenza fisica, con torture abominevoli. Le slogarono i polsi e le caviglie, poi avvenne lo strappo delle mammelle e in ultimo sottoposta a patire tra i carboni ardenti. Fu condannata al rogo ma l’esecuzione non avvenne per via del terremoto e così Agata morì in prigione di stenti.

Interpretazione in chiave femminista del martirio di sant'Agata
Sant’Agata come rivoluzionaria contro una società patriarcale

Il martirio di sant’Agata come conseguenza di una ribellione verso l’ordine precostituito

Molti ritengono che sant’Agata sia stata vittima di femminicidio. Infatti le donne uccise per questo movente hanno vissuto un’escalation analoga a quella di Agata. Prima di giungere all’uccisione, le donne subiscono violenza psicologica ed economica. Alla base della violenza di genere c’è un substrato patriarcale in cui la donna è vista solo come un oggetto da possedere. Ciò successe anche ad Agata, in un contesto ancor più difficile rispetto al nostro. Ai tempi, infatti, concepire una donna libera era assimilabile a qualcosa di fantastico.

Prima della morte Agata ha attraversato una serie di drammi perché portava avanti la sua volontà in quanto donna. Con la costrizione di aver avuto che fare con le cortigiane, subì violenza psicologica. Era inammissibile che Agata volesse continuare con la sua fede cristiana. Poi si passò alla violenza fisica, con le torture. Tra queste il taglio dei seni è la più atroce perché dilania l’essenza femminile. In ultimo avvenne la condanna a morte. In quel contesto una donna libera, che non si piegava al possesso, era meglio sparisse.

Il martirio di sant’Agata costituisce un esempio di violenza di genere. Agata attraversò tutto questo perché non si è piegata alla prepotenza di un uomo che la vedeva solo come una proprietà da acquisire e che voleva farne rinnegare la sua fede. A prescindere dal credo religioso, occorre ricordare questa storia come esempio di coraggio femminile e femminista.

Martirio di Sant’Agata: un’ interpretazione secondo i tempi odierni ultima modifica: 2021-02-04T09:48:58+01:00 da Angela Strano

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