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La Vecchia di Natali: quando a Catania i regali li portava Lei..

La Vecchia di Natali, la tradizione del passato Natale

Il suo nome è Vecchia di Natali, ma anche Vecchia strina, Strina, Carcavecchia, Nunna vecchia, Nanna portava lei i regali per i catanesi e i siciliani tanto tempo fa, e questa è la sua storia.

Siamo alle porte del Natale: leccornie varie, giocate a carte, alberi addobbati, luci, presepi e l’attesa del nostro caro Babbo Natale per i regali del 25 dicembre. Eppure, tanti anni fa era una donna, la Vecchia di Natali, a portare i regali qui a Catania, anzi, in tutta la Sicilia- e in molte zone del sud Italia – e se anche la tradizione di Santa Claus- San Nicola- è assai antica, qui da noi ne abbiamo una ancora più antica e ormai, ahìnoi, dimenticata.

Il Natale a Catania e nell’Isola era donna!

Il Natale della nostra bella Isola Trinacria nell’antichità era legato molto alla figura della donna. Reminiscenze dell’epoca pagana e del tempo in cui l’uomo spiegava la natura e le stagioni creando divinità antropomorfe. La donna, infatti, aveva il compito di procreare, rigenerare, dare una nuova vita e così era legata all’inizio del nuovo anno. Ed il periodo natalizio (dell’ultimo mese dell’anno cioè), era un chiaro riferimento alla fine e al re-inizio. Tutto ciò rendeva molto facile l’associazione alla figura della donna. Accompagnata da rituali come le questue di cibo o denari, canti, sfilate in maschera, falò, la donna era simbolo di fecondità e abbondanza; nonché nutrizione e unione sociale

Nel mondo arcaico e rurale catanese e siciliano, a secondo del ciclo del calendario, alcune figure, dee o maschere si riproponevano nel tessuto sociale. Diventavano simbolo di quel periodo ed, infine, tradizione. Così accadde anche per la Vecchia di Natali.  Infatti, un tempo la Sicilia tutta possedeva una tradizione che l’accomunava nel periodo di Natale, era la Vecchia. Una donna molto anziana e ambigua, che nelle notti tra il 24 e il 25, il 31 e l’1 e il 5 il 6 portava doni. Attenzione, però, non era la più odierna e gettonata Befana. Anche se questa Vecchia di Natali, o Nanna, era dai tratti brutti e spaventosi proprio come lei e sapeva decidere chi tra i più piccoli era stato giusto e chi meno.

Una donna in un bosco in inverno, come fosse la dea Strenia da cui deriva la Vecchia di Natali
La Vecchia di Natali deriva dalla dea pagana romana Strenia, da qui Strina (foto da pixabay)

L’origine della Vecchia di Natali è una dea romana

La Vecchia di Natali, inoltre, non arrivava silenziosa di notte, quasi magicamente, e non giungeva dal cielo. Essa arrivava dal bosco, dalle caverne, dalle montagne, tra rumori, canti e rime. Infatti, la Nanna di Natali era un ricordo della dea Romana Strenia, Strenna o Strenua, da qui Strina. Una dea del Bosco Sacro, con una triplice funzione: dea della natura e degli animali, dea della Luna e dea degli Inferi. Di nuovo, vita e morte, fine e rinascita.  

La Vecchia di Natali qui a Catania e provincia, soprattutto nei paesi di montagna, è stata protagonista assoluta dei Natali fino alla fine dell’’800. Ora rimane radicata solo in alcuni paesini dell’entroterra, molti dei quali della Sicilia occidentale. I suoi lineamenti ed il suo spirito ricordava quello delle parche greche o delle ninfe del bosco celtiche. I loro mantelli erano neri e bianchi, neri come la morte e bianchi come la vita. La caratteristica più simpatica era come veniva attesa la Nanna. Infatti, i bimbi del passato l’aspettavano tra frastuoni e cornamuse, gridi e canti, feste e schiamazzi.

Regali di Natale in primo piano sotto un albero, con dei piedi con calze a righe di una donna che può essere la Vecchia di Natali del passato.
La Vecchia di Natali portava i doni ai bambini buoni dei passati Natali catanesi (foto da pixabay)

La Vecchia di Natali tra canti, odori e rime oscene

La Vecchia di Natali portava, oltre ai doni, per i fanciulli più buoni, anche i profumi tipici di Catania e del Mediterraneo. Odori come quelli delle spezie, degli agrumi, dei cucciddati – pani- appena sfornati ed è per questo che la Nanna veniva accolta nelle famiglie con abbondanza di cibo. E si mangiava , dopo la sua dipartita, tutti insieme allegramente. Una sorta di esorcismo tutto alla catanese.

I più piccoli l’aspettavano spesso svegli fino a tardi, intonando filastrocche, canti e agitando cianfrusaglie e pentole. Mentre i più grandi si trastullavano con filastrocche, anche oscene. Questo perché la Vecchia di Natali adorava essere reclamata a gran voce, cosicché il suo arrivo potesse sconvolgere tutti e mettesse in riga i presenti, sia grandi che piccini.

La Vecchia di Natalia: una tradizione che vive solo nel ricordo dei più anziani

Come abbiamo già detto, purtroppo la Vecchia di Natali ormai è una tradizione perduta qui nel catanese, ma sopravvive a fatica ancora in qualche zona della Sicilia. Nel ricordo, però, degli anziani la Vecchia di Natali vive ancora: come in quelli di nonna Nedda. Lei è una nonnina di 94 anni di Aci Sant’Antonio, che con un fil di voce ieri ci ha detto: <<A Strina, ‘a strina era ‘a Vecchia di Natali, aspittaumu tutti i 24 sira, fino a sveniri do’ u sonnu. E poi ‘u 25 idda arruvava facennu casinu, chiassu e schigghi. A mia pottava sempri carbuni, ma no chiddu co’ zucchuru…>>

La Vecchia di Natali: quando a Catania i regali li portava Lei.. ultima modifica: 2019-12-20T09:30:20+01:00 da Manuela de Quarto
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