PERSONAGGI

Elena La Verde, artista catanese e donna poliedrica

Elena La Verde

Due primi piani di Elena La Verde, da ragazza e da donna matura- foto fondazionelaverdelamalfa.com

Anche questa settimana con #itCatania scopriamo il volto e la storia di un personaggio catanese, di una donna, di un’artista appassionata e sofferente. Elena La Verde, catanese doc che ci ha lasciato delle orme, anzi un sentiero ben evidente, scavato con le unghia e con i denti. Ha navigato come un naufrago infatuato delle sirene, e per questo voglioso, in più ambiti artistici. Poesia, pittura, scultura, fotografia, grafica, Elena La Verde ha cavalcato il novecento fino agli anni 2000, proprio come una valchiria.

Elena La Verde nasce a Catania nel 1933. La sua casa è frequentata di continuo da numerosi artisti, musicisti, appassionati d’arte, intellettuali della città, e anche forestieri. Gli intellettuali del tempo scambiano il salotto della famiglia La Verde con un salotto culturale. Dunque, fin da bambina Elena respira le avanguardie del tempo, i primi moti femministi e le prime posizioni fuori dal coro.

Un viaggio in Spagna e la voglia di dipingere

Il desiderio di Elena di dipingere per la prima volta avviene, come nei migliori film, dopo un viaggio in automobile in Spagna. Elena racconta di essere stata, letteralmente, rapita dal colore giallo della penisola iberica, da quel cielo che sfuma sempre in un’ocra. La malinconia e la straziante bellezza con cui tutto si colora. Da quel giorno, la nostra catanese dipinge e viaggia, visita i più grandi musei del mondo. Conosce e arricchisce ancora di più il suo bagaglio culturale e la sua esperienza, si fa una cultura del mondo. Una delle sue espressioni artistiche più apprezzate è sicuramente la poesia. Elena pubblica nel 1990 e nel 1996 due volumi di poesie: “Una vita qualunque” e “I giorni dell’anno”.

Vivo di frammenti– dalla raccolta “I giorni dell’anno”

Vivo di frammenti incollati male
e non tornano all’uno
i contorni dell’altro.
I miei occhi distorti
vedono nebbia, il sole è lontano
maldestre mani
rompno i fili invisibili
che legano le nostre vite
il passo ubriaco dell’uomo
scivola sull’asfalto bagnato.

Elena La Verde un’artista eclettica

Elena La Verde lavora ad una sua opera - Archivio Fondazione La Verde La Malfa
Elena La Verde lavora ad una sua opera – Archivio Fondazione La Verde La Malfa

Negli anni ’70 comincia il suo percorso all’Accademia delle Belle Arti di Catania e nelle arti visive in generale. Nel 1977 Elena crea la sua prima scultura, che viene subito presa alla Galleria d’Essai di Milano. Nel ’95 Elena La Verde si dedica alla realizzazione di diverse installazioni, che oggi sono presenti nel Parco dell’Arte, parco che è sede della fondazione dedicata proprio a Elena La Verde. Queste installazioni sono opere che rappresentano Elena in tutto il suo eclettismo. Portano questa artista catanese lontano da quelli che sono i canoni tradizionali, rivelando, di fatto, una forza spirituale dispersiva a volte, aggressiva e violenta altre, ma sempre penetrante.

La Fondazione La Verde-La Malfa

Nel 2008 si inaugura la Fondazione La Verde- La Malfa, voluta fortemente da Elena. Lei, infatti, viene fatta presidente per i successivi quattro anni. Elena muore nel maggio 2012. Durante la sua carriera Elena ha ricevuto centinaia di premi e riconoscimenti, sia nazionali e internazionali. Un fiore all’occhiello per Catania, che spesso però dimentica. Oggi la sede della fondazione possiede diverse collezioni di Elena La Verde e promuove e valorizza l’arte, in tutte le sue forme. In un’intervista Elena La Verde affermò che aveva sempre voluto fare tante cose, ma che spesso aveva rimandato. Proprio da affermazioni come questa, nasce la vera inquietudine di questa donna e artista. Elena pur frequentando, fin da subito, mille ambienti culturali diversi e altissimi, non sente di appartenere a nessuno di essi. 

Elena La Verde e il Parco delll'Arte
Uno scorcio del Parco dell’Arte, sede della fondazione La Verde -La Malfa- foto da fondazionelaverdelamalfa.com

Uno sguardo all’interno del complicato mondo di Elena

La complessità del personaggio di Elena La Verde nasce proprio dal suo vissuto di bambina e di adolescente. Nello specifico, l’averle precluso la possibilità di continuare a studiare, la costrizione nell’assolvere il ruolo di figlia, di moglie, di madre, l’obbligo ad essere donna dei suoi tempi. Elena, quindi, ha dovuto sempre affrontare tutti i suoi progetti artistici da autodidatta. Si potrebbe dire di lei che è un’artista spezzata, spezzata più volte. Eppure sempre ricostruita, raddoppiata. Imprigionata, da un lato, nella sua condizione sociale, ma dall’altro sperimentatrice di linguaggi e contaminatrice incessante del mondo artistico contemporaneo e catanese.

Attraverso le parole, le sculture, le sue fotografie, le incisioni, le installazioni, le sculture e le pitture Elena prende coscienza di sé e del mondo che la circonda. Crea dei punti fermi nella strada del suo tempo, facendola diventare protagonista da un lato e spettatrice dall’altro. Più e più volte scrive versi dove è palese il suo non sentirsi figlia dei suoi tempi, eppure partecipe: “prigioniera del mio io che sento altrove e mi attende incatenato allontanato, con questo corpo preso a prestito, con la derisione la delusione, sicura di non fare in tempo a raggiungere me stessa prima della fine.”

Donna, spazio interiore, prigioni e libertà

Elena è soprattutto una donna e, quindi, lo spazio interiore ed intimo diventa il focus della sua espressione artistica. Uno spazio che non è solo uno spazio conosciuto, ma è anche uno spazio che si deve conoscere. Un soggetto è un oggetto, contemporaneamente. In molte sue opere sculture appare una dualità. Da un lato c’è la costruzione dei suoi personaggi, dei loro oggetti rappresentativi. Spesso sono donne e sono costrette nei loro ruoli sociali, ma non scelti. Eppure dalla cruda realtà della scena spuntano delle ali. E’ evidente come questo sottolinei il suo desiderio di libertà, la sua voglia di spiccarlo questo volo. La sua visione è certamente drammatica, ma è legata all’inesauribile speranza della riuscita.

Due sculture che dicono tutto..

Nella scultura “I sogni volano alto” al centro c’è il busto di una donna. Questo busto è avvolto da un filo, che si srotola come fosse un gomitolo di lana, fino ai piedi. Questo busto, però, ha un’ala di bronzo, che cerca di spiccare il volo verso l’alto. Un’altra scultura è “Madre oggetto di casa” dove lei rappresenta sua madre e la sua memoria, attraverso gli oggetti che la ricordano. Una sedia riposa sulla trinità di scalini. Ci sono due scarpe, una delle due ha la punta schiacciata. E’ evidente come la visione della madre, per quanto legata ad un ricordo d’amore, per Elena è drammatica. Eppure, in tutto questo silenzioso dramma, spunta un’ala. Quest’ala, posta sulla sommità della sedia, sottrae quasi il peso di tutta quella scena, di quel momento.

Elena La Verde - due Opere
Le opere “Madre, oggetto di casa” e “Amaracrista” di Elena La Verde – foto da fondazionelaverdelamalfa.com

L’eredità di Elena La Verde

In realtà, per approcciarsi veramente alla poetica di Elena La Verde, bisognerebbe avvicinarsi alla sua fondazione, sita a San Giovanni La Punta. Nel Parco dell’Arte tutto diventa volontà vivente di Elena. Elena vuole che le sue opere non vadano disperse, ma che siano custodite per altre vite, per altre donne. Ad accogliere i visitatori, all’entrata di questa parco c’è “Amaracrista”. Una scultura che ricorda un fiore, un bocciolo. Questo bocciolo è serrato, quasi stritolato da un filo spinato, a cui sono legate delle chiavi.

Molti critici sono convinti che questo sia il testamento spirituale di Elena. L’opera esplode in una passione del tutto femminile, che fai i conti con destino di donna e di artista, ormai segnato. Tutto ciò che possediamo per Elena può assumere una valenza comunicativa autonoma, che ci ricorda, che ci rispecchia. In alcuni oggetti o cose possiamo perderci, molte cose di noi ci dicono chi siamo stati e cosa siamo diventati nel tempo. Elena è quel bocciolo pronto ad esplodere in tutta la sua bellezza, ma costretto dal filo spinato.

Elena parla alle donne del passato come a quelle della nostra epoca

Sicuramente Elena è la rappresentante di un momento storico importantissimo per le donne. Forse una delle più importanti donne del novecento catanese, che si è avvicinata all’ideologia femminista del tempo (e che aveva stravolto molto di più il mondo che l’Italia, men che meno Catania). Lei era un moto perpetuo verso la nuova epoca, ma imprigionata in un’epoca ancora troppo legata al passato. Elena vive questa sofferenza alienante e la ripropone nelle sue opere- di qualsiasi natura. Opere che oggi, alla luce degli anni passati e, soprattutto di quelli attuali (dove essere donna sta ritornando ad essere quasi un reato), diventano ancora più forti e importanti.

Madre, oggetto di casa– I giorni dell’anno

Fra le tue braccia
era trascorsa una vita
e il fiume si era congiunto al mare.
Mi guardasti un giorno
con un triste sorriso
celando un lampo d’intesa
che mi legò
al tuo destino scontato
e senza capire divagai, distratta.

Sentii quel sorriso
posarsi sulle mie spalle
sprofondare
e perdersi nelle mie vene.
Abbarbicata alla sedia di casa
vidi te, madre, oggetto di casa
e il tuo volto spento e stanco.
Era trascorsa una vita.

Manuela de Quarto

Autore: Manuela de Quarto

Sono nata a Catania, in Sicilia. Ho scoperto che amavo leggere quasi subito. Leggevo di tutto, rubavo i libri alle mie sorelle più grandi o li prendevo in prestito da parenti e amici. Leggevo libri e mangiavo limoni, entrambe le cose mi stavano portando dritto alla morte, sarà il destino delle grandi passioni! E poi un giorno, avrò avuto circa dieci anni, ho scritto la mia prima storia: da lì non ho più smesso, né di scrivere né, ovviamente, di leggere e mangiare limoni.
Elena La Verde, artista catanese e donna poliedrica ultima modifica: 2019-11-07T09:21:18+01:00 da Manuela de Quarto

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