I CATANESI RACCONTANO CATANIA

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A tinchitè, a tinghitè, ma anche a tignitè

Pasta a tinchitè

Un piatto di pasta abbondante, a tinchitè

A tinchitè, a tinghitè e a tignitè oppure più semplicemente: l’incontro tra il cibo e il catanese. Un connubio, uno sposalizio, un amore strabordante che ci fa calare un arancino dopo l’altro e che inaugura il nuovo giorno con la cipollina. Quella passione che non conosce diete e che elegge a grande chef la nonna sempre pronta a riempire il piatto (e a cucinare per un esercito nonostante l’esiguo numeri di nipoti). A tinchitè, ancora, è uno stile di vita e può essere applicato in ogni contesto nella realtà del siciliano. Storia e curiosità di una delle espressioni più interessanti dell’isola.

A tinchitè, a tinghitè e a tignitè

Si scrive all you can eat e si legge a tinchitè. E ancora: i coppa a tinchitè, le soddisfazioni, i brutti voti e anche i gol. Il catanese non si risparmia mai. Generoso, goloso, ma anche altruista nel riempire il piatto al povero amico venuto dal Nord e abituato alle esigue porzioni. Perché da loro (o forse da noi) funziona al contrario: un bel piatto, magari di ceramica e quel misero pasto al centro. Un pasto che a trovarlo bisogna far fatica e che a volte per scovarlo bisogna utilizzare la lente di ingrandimento. Da noi? Tutto l’inverso! Il piatto non riuscirà mai a contenere la delizia culinaria, quella pasta con il pomodoro e quelle belle mulinciane – rigorosamente – fritte.

cucina catanese
Pasta alla norma, un piatto a tinchitè

L’espressione siciliana si collega al concetto di abbondanza. A tinchitè, ancora, vuol dire che di una cosa ce n’è quanta se ne vuole. Vuoi il mare, i monumenti e magari anche un locale per fare l’aperitivo? A Catania tutto questo è a tinchitè. Vuoi coniugare il tuo spirito modaiolo alle lunghe passeggiate in montagna? Ce l’abbiamo. Negozi a iosa e la montagna più bella del mondo: Mamma Etna. Non ci manca niente e forse ci manca tutto, forse una quadratura, quel qualcosa che ci faccia prendere consapevolezza della bellezza che ci circonda. Quel qualcosa che ci faccia rendere conto di vivere in una delle città più belle d’Italia. Questo, però, è un altro discorso e la sede è poco adatta, però lo spirito catanese è questo. Un fluire di parole, di discorsi intricati e di argomenti che ne riservano tanti altri. Per l’appunto: a tinchitè.

Etna Cuore
Etna innevato con nuvola a forma di cuore. Foto di Salvo Puccio

Derivazione e curiosità

L’espressione – come scrive Eva Luna Mascolino su Sicilian Post – sembrerebbe derivare dallo spagnolo. La giornalista segnala che Giuseppe Gioeni, in Saggio di etimologie siciliane, spiega che la parola dovrebbe derivare dal catalano. Nella regione catalana, infatti, viene utilizzato “a tingut tè” che significa “oltre all’avuto, eccoti ancora“. Tutto quadra e tutto torna. La dimensione culinaria lascia spazio anche ad altre realtà. Andrea Camilleri, del resto e da buon siciliano, ha disseminato i suoi romanzi con questa meravigliosa espressione. L’ha fatto scrivendo “…tutto un allegro passato di corna messe a tinchitè nelle urla disperate di una vedova apparentemente prossima al suicidio“; “…una giustizia esercitata, a seconda dei casi, a naso, a vento, a tinchitè, a tempesta…” e ancora  “…quel costone di canne sul Mare, a strapiombo a est, a tinchitè ad ovest…”

A tinchitè, a tinghitè, ma anche a tignitè ultima modifica: 2020-06-12T10:27:04+02:00 da Cristina Gatto
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