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Scillichenti: una perla incastrata tra limoneti, pietra lavica e mare

Scillichenti, Chiesa della Madonna di Pompei

Scillichenti è una perla rubata dai pirati e incastrata tra limoneti, pietra lavica e mare. Tutto nasce da una storiella sugli asini, che non hanno le zampe ben salde a terra e da una Chiesetta, che poi tanto “etta” non è. Oggi con #itCatania siamo andati a visitare un paesino, una piccola frazione di Acireale, che, dignitoso come lo sono i contadini che tornano a casa all’imbrunire, nasce poco più di cento anni fa: Scillichenti.

Scillichenti, ovvero il paese dove si sciddica

Partiamo subito dal nome particolare. Scillichenti, infatti, avrebbe origine etimologica dal verbo scivolare, che in dialetto siciliano si esprime con “sciddicari”. Ed è a questo punto che asini e muli entrano di diritto nella Storia! Infatti il borgo, ricco di pietra lavica, si racconta fosse scenario di numerose e rovinose cadute, o meglio scivoloni, a discapito di animali da trasporto, che si aggiravano nelle sue zone. Scivola oggi, sciddica domani, Scillichenti divenne riconoscibile propria per questa bizzarra caratteristica. In poco tempo, questa piccola zona iniziò ad essere nominata da tutti proprio così!

La Riviera dei Limoni: un magico giardino ai piedi dell’Etna

Perché nasce il paesino di Scillichenti? Piccolo, incastrato tra altre frazioni più grandi ed importanti di Acireale. Nacque, fondamentalmente, perché serviva da alloggio alla moltitudine di contadini e lavoratori che, poco più di cento anni fa, si adoperavano nella Riviera dei Limoni. La Riviera dei Limoni è stata, ed è, quel paradiso giallo acceso e verde smeraldo che per secoli ha donato i suoi frutti ovunque. La zona era molto ampia e raggruppava la campagna acese fino alla città di Giarre. Nella Riviera si estendevano limoneti, limonaie e agrumeti senza sosta, sulla pietra lavica e le coste a strapiombo sul mare.

Gli amplissimi campi di limoni e agrumi, infatti, si spandono ancora oggi partendo da Acireale, con la Riserva Naturale della Timpa, e incrociando borghi squisiti, come Santa Maria La Scala, Santa Tecla, Stazzo, Pozzillo, Torre Archirafi…

Limoneti e limonaie di Scillichenti

Scillichenti e la sua Riviera dei Limoni (foto da rete.comuni-italiani.it/ quandovai.it)

Un miscuglio di profumi e colori che avevano popolato la zona un tempo e che ora la rendono il gioiello che conosciamo. All’interno della Riviera dei Limoni non ci sono solo limoni o agrumi, ma giardini e vivai esotici con piante di avocado, palme e sterilizzi. Terrazzamenti e ville padronali ottocentesche, aziende agricole. E poi l’immancabile pietra lavica della nostra “muntagna”.

Fatta la Chiesa possiamo fare il Paese!

In tutto questo splendore, che prendeva forma sempre più, i contadini e la manovalanza trovarono nella zona che oggi è Scillichenti, rifugio. E se all’inizio sembrava più un villaggio rurale che una cittadella, bastò una Chiesa a darle il nome di borgo a tutti gli effetti. Nel 1912 la Chiesa della Madonna di Pompei, dunque, viene aperta al culto, ed è in pratica da questa data che anche Scillichenti ha iniziato il suo cammino come borgo marinaro, senza, però, scivolare questa volta!

Da piccola Chiesa di campagna nel 1932 la Chiesa della Madonna di Pompei divenne Parrocchia e iniziò a custodire al suo interno importanti opere. Come la tela di San Sebastiano in Gloria, attribuita al pittore Antonino Bonaccorsi, e il dipinto dell’Addolorata, opera di Francesco Patanè, di cui proprio oggi ricorre il 39° anniversario della sua scomparsa. Il pulpito di questa Chiesa è calamitante, interamente costruito in pietra di Comiso, lavorata da soli artisti siciliani. Questa Chiesa, dallo stile gotico-romano, si affaccia sulla piazza di Scillichenti, senza austerità. Quasi ad abbracciare il luogo dove più si concentra la vita del paese e dei suoi poco più di 1.500 abitanti.

Scillichenti, però, di Chiese ne ha due. La Chiesetta del Calvario è un’altra chicca di questo angolo di mondo. Piccola e silenziosa viene edificata nel 1933 e al suo interno viene posta la “vara”, con il corpo di Gesù ferito brutalmente e deposto dalla croce. L’autore di quest’opera, la cui visione commuove, è ignoto.

 A rutta do scannatu

Scillichenti, nonostante la giovane età ha già molte leggende che appartengono al suo territorio. Una riguarda la grotta dello scannato, a rutta do scannatu, una delle più significative grotte etnee. Purtroppo oggi è di difficile accesso, in quanto si trova in una proprietà privata. Di essa si conosce la formazione, avvenuta da una colata lavica del 394 a.C.. La grotta è stata sicuro riparo dai bombardamenti della seconda guerra mondiale per gli abitanti della costiera acese. Inoltre, la leggenda vuole che all’epoca dei pirati venne nascosto al suo interno un ricco tesoro.

Il tesoro, scoperto da un abitante locale, stava per essere trafugato quando uno dei pirati si accorse di ciò che stava per accadere e rese prigioniero l’uomo. Il ladro, che voleva rubare ai ladri, rimase lì parecchi giorni. Capì, dunque, che l’unico modo per sopravvivere e scappare era uccidere il primo di loro che sarebbe venuto a fargli visita. Così, non appena giunse un pirata alla grotta lui lo attaccò e lo uccise, letteralmente, scannandolo con delle pietre e staccandogli la testa. Ecco perché la grotta prese questo funesto e spaventoso nome. Si narra, inoltre, che nel fondo di essa ci sia ancora il tesoro dei pirati.

Il faro naturale di Cimaloru

Una leggenda decisamente più romantica, invece, vuole che le alte querce che si trovano nella zona di via Vivaro, zona detta dagli abitanti u cimaloru, facessero da faro mattutino alle navi che volevano raggiungere la costa. Infatti, si dice che ogni mattina questi alberi fossero ricolmi di rugiada e brillassero, non appena investiti dai raggi del sole. Questi fari naturali, che si attivavano alle prime luci dell’alba, fungevano ai grandi velieri mercantili per arrivare dritto al porto. La sola immagine rende questa conca nella roccia lo scenario ideale di un film mitologico, voi che ne pensate?

Scillichenti, ovvero il borgo del Pane Cunzatu

Pane Cunzatu e Scillichenti

Chi visita Scillichenti non può non gustare il pane cunzatu (foto da mtchalleng.it / sicileshop.com)

Di certo, Scillichenti in questi poco più di 100 anni ha cambiato il suo aspetto, modificandosi così con l’andare del tempo e adattandosi ai mutamenti della società. Sempre di più gli abitanti hanno smesso di lavorare nei limoneti e limonaie. Ci si è aperti al turismo, ci si è dati anche un motivo culinario per essere ricordati e nominati. E non solo dai catanesi doc. Se ancora non l’avete capito, stiamo parlando del mitico pane cunzatu di Scillichenti!

Con questo caldo, ammettiamolo, chi di noi non sognerebbe di scivolare a Scillichenti sul far della sera, prendere un cucciddatu di pane cunzatu e andare a papparselo giù al mare. Magari andandoci anche a piedi al molo, dato che il paesino è piccolo e ci si arriva facilmente. E poi, immersi nella frescura delle prime ore notturne, avvistare qualche lampara borbottante che come un miraggio scopare tra gli scogli. Cosa state aspettando, lasciate perdere il cellulare, il pc, il lavoro, questo articolo e andate a Scillichenti!

Un piccolo angolo di mondo, Scillichenti

Scillichenti è un paese nato per caso, che ora lotta per non scomparire, così come fanno tutti i piccoli borghi d’Italia. E lotta con le sue sagre, le feste del limone e della solidarietà, con  visite guidate e agriturismi, coinvolgendo i giovani che sono il futuro.

Un piccolissimo borgo dove, in realtà, puoi davvero trovare di tutto. In fondo, la magia di Scillichenti sta proprio in questo, nel far diventare uno dei paesini più piccoli della provincia di Catania, un preziosissimo angolo di mondo.

Manuela de Quarto

Autore: Manuela de Quarto

Sono nata a Catania, in Sicilia. Ho scoperto che amavo leggere quasi subito. Leggevo di tutto, rubavo i libri alle mie sorelle più grandi o li prendevo in prestito da parenti e amici. Leggevo libri e mangiavo limoni, entrambe le cose mi stavano portando dritto alla morte, sarà il destino delle grandi passioni!
E poi un giorno, avrò avuto circa dieci anni, ho scritto la mia prima storia: da lì non ho più smesso, né di scrivere né, ovviamente, di leggere e mangiare limoni.

Scillichenti: una perla incastrata tra limoneti, pietra lavica e mare ultima modifica: 2019-06-21T09:26:06+02:00 da Manuela de Quarto

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