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La Baronessa Zappalà: una vita dedita al prossimo

Anna Zappalà: una vita dedita ai poveri. Foto di: Francesco Nicosia - I Siciliani Giovani

Figlia del Barone Enrico Grimaldi Paternò Castello, Anna Zappalà fu un personaggio illustre in quel di Catania. Tra la fine dell’800 e l’inizio del ‘900 la Baronessa catanese (moglie del Barone Giuseppe Zappalà Asmundo) si contraddistinse per il suo temperamento e la sua immensa voglia di aiutare i meno fortunati. Moglie ma non madre. La Baronessa non si crucciò mai del fatto di non aver avuto figli: in realtà era considerata la mamma dei figli degli altri, soprattutto dei bambini poveri e orfani.

Anna Zappalà: come tutto ebbe inizio

Tutto ebbe inizio quando lei e il suo consorte acquistarono il Palazzo Zappalà, sito in via Etnea, e iniziarono ad attirare diverse personalità femminili di un certo livello sociale. In questi incontri, la giovane Baronessa riuscì a esortare le sue amiche alla carità, invogliandole a frequentare la chiesa della Madonna di Ogninella a Catania, a lei tanto cara, dove l’Arcivescovo, il Cardinale Giuseppe Benedetto Dusmet, riuniva le donne nobili di Catania. Mentre il Cardinale si occupava degli ammalati (fece costruire due ospedali: il Vittorio Emanuele e il Santa Marta) e dell’assistenza agli anziani soli che vivevano nei quartieri più miseri della città, la giovane Baronessa, in compagnia del numeroso gruppo di signore nobili, si occupava in special modo dei poveri infermi che necessitavano di assistenza a domicilio.

La mission ebbe la benedizione del Cardinale e della sede dei Missionari di San Vincenzo di Parigi. Quest’ultimi, vedendo le opere del Cardinale catanese e della Baronessa, crearono a Catania la direzione dell’opera assistenziale dei poveri infermi a domicilio. Il Pastore in seguito fondò l’Associazione “Dame della Carità” e, prima di perire, gettò le basi del Soccorso ai Poveri Infermi a domicilio. Per l’occasione, venne nominata Presidentessa proprio la Baronessa Zappalà, la quale decise di dividere i compiti affidando la distribuzione del materiale caritativo e la parte amministrativa dell’Opera alle suore.

Il Cardinale Giuseppe Benedetto Dusmet fece costruire l'ospedale Santa Marta. Fonte foto: LiveUnict

Il Cardinale Giuseppe Benedetto Dusmet fece costruire l’ospedale Santa Marta. Fonte foto: LiveUnict

Le principali iniziative a carattere sociale messe in pratica dalla Baronessa

Tantissime furono le iniziative che portò avanti negli anni la Baronessa Zappalà. Tra queste ricordiamo quella del “Carrettello”, che consisteva nel raccogliere tra le vie della città le offerte di denaro e generi alimentari per i poveri. Si interessò alle “Industrie femminili”, dando vita ad un’organizzazione che dava l’opportunità alle donne di trovare un lavoro di ricamo, taglio e cucito. Nel 1910 prenderà vita la sezione giovanile delle “Damine della Carità”, che penserà ad occuparsi dei bambini bisognosi di cibo, di medicine e di vestiario.

La Baronessa Zappalà e le guerre: la vicinanza alle famiglie dei soldati

L’8 dicembre del 1908 le città di Messina e parte di Catania vennero sconvolte da un terribile terremoto. La Baronessa Anna fu parte attiva ai soccorsi. Durante il suo aiuto umanitario, la Baronessa conoscerà un bambino orfano. Lo porterà a casa sua e lo alleverà come se fosse suo figlio. Ma la Baronessa, di grande cuore, mise a disposizione per i bambini rimasti orfani un terreno di sua proprietà nei pressi di Monserrato.

Nel 1915, alla fine della prima guerra mondiale, il locale di via Monserrato verrà nuovamente utilizzato per l’assistenza e la distribuzione di indumenti e alimenti a favore delle vedove e degli orfani di guerra. Per la stessa occasione viene allestito un locale che fungerà da ambulatorio per le visite mediche. Durante la seconda guerra mondiale la Baronessa si avvicinò molto alle famiglie rimaste sole a causa della partenza dei mariti. Organizzò, quindi, varie iniziative. Tra queste, una lotteria pubblica alla Villa Bellini e, nel Palazzo Valle, una distribuzione gratuita di generi alimentari e indumenti per le famiglie dei soldati. Quando la guerra si fece più dura e i bombardamenti cominciarono a distruggere Catania, la Baronessa lasciò la città e si ritirò in una sua villa nella provincia catanese.

Palazzo Zappalà. Fonte foto: VisitCataniaItaly.eu

Palazzo Zappalà. Fonte foto: VisitCataniaItaly.eu

La casa di Fornazzo e il sogno rimasto incompiuto

Un’altra tappa importante nella vita di Anna Zappalà, fu l’acquisto di un terreno nella zona di Milo/Fornazzo. Questa doveva fungere non solo come casa di “villeggiatura” per le suore impegnate tutto l’anno alla carità, ma anche come colonia montana per bambini bisognosi. Nell’estate del 1949, ultimata e rifinita la casa a Fornazzo, la Baronessa la raggiunge insieme a qualche suora e vi trascorse i mesi più caldi. La colonia montana, però, tanto desiderata dalla Baronessa Zappalà, non vedrà mai luce. Infatti, a causa della mancanza di strutture adatte, Anna si vedrà costretta a lasciare l’incarico di una futura realizzazione alle Figlie della Carità. Quasi come se fosse un testamento spirituale da realizzare dopo la sua morte.

La Baronessa Zappalà: una vita dedita alla carità, sino alla morte

Ormai a Catania affermare “la Baronessa” significava dire Anna Zappalà. Sfruttando il suo titolo, la sua posizione sociale, riusciva a diffondere l’amore per la carità verso i più bisognosi. La sua casa era aperta a tutti e qui si riunivano periodicamente le signore aristocratiche di Catania. Ad ogni invito la Baronessa concludeva la serata affermando: “Vi siete divertite? Siete contente? Adesso pensiamo ai poveri” e passava tra le signore la borsetta per raccogliere le offerte, sempre generose ed abbondanti.

L’estate 1966 fu l’ultima che la Baronessa trascorse a Fornazzo. Vi salì contro il parere dei medici, perché aveva avuto qualche disturbo cardiaco, poi superato. Il 21 settembre di quell’anno, di ritorno da Fornazzo, il cuore della Baronessa cessò di battere.

Solo la virtù della carità verso i poveri l’unico anelito della sua vita, l’unico vero amore che ha riempito il suo cuore materno. Il pianto dei poveri nel triste giorno dei funerali fu la testimonianza più eloquente della loro riconoscenza e del loro affetto. La notizia della morte della Baronessa si sparse fulmineamente in città. Il dispiacere e il dolore di quella perdita fu universale, unanime il compianto soprattutto di chi l’aveva avuta come mamma buona e caritatevole. La moltitudine dei beneficati sentirono come se avessero perso una mamma comune”.

– dal libro di “Sr Vincenza fdc” e la Casa della Carità

La principale fonte di questo articolo è stata La Casa della Carità – Catania. Vi consigliamo la lettura dell’approfondimento da loro proposto.

Fonte immagine di copertina: Francesco Nicosia

Valentina Friscia

Autore: Valentina Friscia

Chi sono io? Un’amante della vita, della lettura, degli animali e della propria città. La versatilità è una delle mie virtù, così come l’enorme pazienza nei confronti del genere umano. L’amore per i libri e per la scrittura mi ha permesso di accedere ad un mondo fino a poco tempo fa sconosciuto: l’arte del giornalismo con tutte le sue sfaccettature.

La Baronessa Zappalà: una vita dedita al prossimo ultima modifica: 2019-07-29T13:25:58+02:00 da Valentina Friscia

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